Trump bocciato dalla Corte Suprema è furioso e rilancia: dazi al 10% a tutto il mondo
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Il tycoon insulta i giudici: «Traditori», «una vergogna per la nostra nazione» e «influenzati da interessi stranieri»
Con sei voti a favore e tre contrari, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha messo un argine giuridico all’uso politico dei dazi da parte di Donald Trump. Con una sentenza destinata a pesare sugli equilibri istituzionali, i giudici hanno stabilito l’impossibilità per il presidente di imporre tariffe commerciali aggirando il Congresso. Donald Trump non può ricorrere all’International Emergency Powers Act per imporre tariffe doganali in assenza di una reale emergenza nazionale, smontando l’idea di un potere presidenziale illimitato sul commercio estero.
IL TYCOON non ha preso benissimo la notizia, che ha ricevuto mentre era alla Casa bianca impegnato in un incontro con i governatori. Ha definito la decisione «una vergogna», una scelta sconsiderata di «questa fottuta Corte». Qualche ora dopo, durante la conferenza stampa, il presidente Usa è apparso ancora furioso, riuscendo a stento a moderare il tono che avrebbe voluto usare. Ha accusato i giudici che hanno votato contro di lui di aver avuto «paura di fare la cosa giusta» e di «doversi vergognare», definendo le tre progressiste e i tre conservatori che hanno bloccato i dazi una «vergogna per la nostra nazione».
Il suo piano B è quello di un dazio globale del 10% come alternativa, continuando a promuovere le sue politiche commerciali con altri mezzi. I nuovi dazi saranno soggetti a una legge che ne limita la durata a 150 giorni. La cifra del 10% è inferiore agli attuali «dazi reciproci» sui beni provenienti da molti paesi.
La nuova tariffa si applicherà in aggiunta alle altre tasse di importazione esistenti, ha affermato Trump, che si è spinto fino a sostenere, senza fornire dettagli, che la decisione dei giudici sarebbe stata «influenzata da interessi stranieri».
Secondo il presidente, in alcune nazioni si starebbe festeggiando, «ballando per le strade, ma non lo faranno a lungo», ha assicurato. «La loro decisione è sbagliata – ha detto riferendosi ai giudici “ribelli” – ma non importa, perché abbiamo alternative molto valide».
Nel suo intervento Trump ha ribadito più volte l’idea di un potere presidenziale potenzialmente illimitato, contro il quale si scontrerà lo sciagurato verdetto dell’Alta Corte. Ed è proprio la questione del potere presidenziale e dei suoi limiti a essere un nodo centrale di questa sentenza.
OPPONENDOSI alla maggioranza dei suoi colleghi, il giudice Brett Kavanaugh, nel dissenso, ha scritto: «Le tariffe in questione potrebbero essere o meno una politica saggia. Ma, in base al testo, alla storia e ai precedenti, sono chiaramente legittime». Una prova di fedeltà che Trump ha elogiato apertamente in conferenza stampa, indicando Kavanaugh come modello in una vicenda che considera un affronto personale.
Alla domanda se i giudici della Corte Suprema che gli hanno negato la possibilità di imporre i dazi verranno comunque invitati al discorso sullo Stato dell’Unione che si terrà martedì, ha risposto: «A malapena».
«Onestamente, non mi importa se verranno», ha aggiunto, rifiutandosi di rispondere se si fosse pentito di aver nominato Amy Coney Barrett e Neil Gorsuch, che ieri si sono schierati contro i suoi desideri. «Penso che la loro decisione sia stata terribile – si è limitato a dire – penso che siano un imbarazzo per le loro famiglie».
La perdita di potere è sempre stata il nervo scoperto di Trump, incapace di accettare qualsiasi limite alla propria autorità. Vederlo imposto proprio al cuore della sua politica economica ha scatenato la reazione furiosa. Ad alimentare fuoco è stato il contesto in cui ha ricevuto la notizia.
IL GOVERNATORE del Colorado, Jared Polis, ha subito applaudito la decisione della Corte suprema, definendola una vittoria per le famiglie, le imprese e i lavoratori e un ritorno degli Stati Uniti «sulla scena globale». Il governatore di Washington, Bob Ferguson, si è detto orgoglioso di aver sostenuto legalmente il caso.
Anche l’ex vicepresidente Mike Pence ha reagito con favore: sui social ha definito la decisione una «vittoria per il popolo americano e per la separazione dei poteri sancita dalla Costituzione».
MOLTI POLITICI democratici, dal governatore della California Gavin Newsom all’ex Speaker della Camera Nancy Pelosi, hanno anche dichiarato che ora al governo federale tocca rimborsare il “maltolto”, ricaduto principalmente sui business statunitensi, e sui cittadini: «È ora di rimborsare gli americani per la tua tassa illegale», ha scritto Newsom.
Sul versante Maga, invece, si è levato un coro unanime di scontento. Riassunto dal vicepresidente JD Vance: «Un atto illegale da parte della Corte suprema».
* Fonte/autore: Marina Catucci, il manifesto
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