A colpi di insider trading, la Casa bianca come una bisca

A colpi di insider trading, la Casa bianca come una bisca

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Ieri i dazi e Maduro, oggi gli annunci sulla guerra con l’Iran. Al centro, sempre lui: il biscazziere-in-chief, The Donald, , circondato dalla sua corte di familiari e fedelissimi. Ogni parola che scrive sul suo social, al momento giusto, si traduce in bigliettoni 

La Casa Bianca ridotta ad una bisca. Ieri i dazi e Maduro, oggi gli annunci sulla guerra con l’Iran. Al centro, sempre lui: il biscazziere-in-chief, The Donald, circondato dalla sua corte di familiari e fedelissimi. Che si tratti di guerra commerciale o guerra vera e propria, ogni parola che il tycoon scrive sul suo social, al momento giusto, si traduce in bigliettoni per qualcuno. Anche per sé stesso? A questo punto non è più solo un sospetto.

Tutto comincia con il suo ritorno. La rielezione accende l’euforia nel mondo crypto: Bitcoin in rally, tutte le altre monete virtuali in rialzo. Ma non finisce lì. A inizio marzo arriva l’annuncio del primo «White House Crypto Summit»: basta la notizia per innescare un nuovo balzo. Bitcoin guadagna circa l’8%, le altre crypto – comprese quelle legate alla sua famiglia – seguono a ruota. È l’atto fondativo della nuova presidenza. Al quale segue il giochetto dello stop and go sui dazi.

Tra la fine di dicembre 2025 e il 3 gennaio 2026 esplode il caso Maduro, che rafforza il quadro. Sulla discussa piattaforma Polymarket sei account anonimi scommettono 9.807 dollari sull’arresto del presidente venezuelano e ne incassano 133.878. Un settimo punta 32.000 dollari e ne ricava 404.222. Tutto avviene poco prima che la notizia del blitz diventi pubblica. A gennaio 2026 tocca ai farmaci strategici: piccole aziende biotecnologiche che salgono tra il 20 e il 40%, con scambi anomali nelle 24 ore precedenti l’annuncio di un imminente accordo col governo per ridurre i prezzi delle medicine salvavita.

La Commodity Futures Trading Commission (Cftc), autorità federale che vigila sui derivati e sui mercati predittivi, promette controlli. Ma l’apparato di vigilanza è già indebolito, come quasi tutte le agenzie di controllo a partire dalla Sec: uffici svuotati, procedimenti cancellati, funzionari spinti alle dimissioni.

Irrompe la crisi iraniana. A febbraio, quando la guerra non è ancora iniziata, Trump parla di «colloqui produttivi» con Teheran, lasciando intendere una soluzione diplomatica. I mercati reagiscono subito: l’indice S&P500 sale, il petrolio scende. Nel frattempo, su Polymarket, il quadro si fa ancora più grave. Dodici conti anonimi, quasi tutti aperti pochi giorni prima dei raid, puntano 66.993 dollari sull’arrivo di un attacco americano entro sabato 28 febbraio e ne incassano 330.000. Circa metà delle puntate viene piazzata nelle sei ore precedenti i bombardamenti.

E si arriva a lunedì scorso. Secondo il Financial Times, alle 6:49 i sistemi di trading ad alta frequenza intercettano un’anomalia: in appena 60 secondi vengono scambiati 6.200 contratti su Brent e Wti, per un controvalore di circa 580 milioni di dollari. Nessuna notizia che giustifichi un movimento simile, tanto più in una fascia oraria normalmente poco liquida. Un minuto dopo arriva un secondo impulso, poi nulla per un quarto d’ora. Alle 7:04 Trump pubblica un post: tregua di cinque giorni, «colloqui positivi» con Teheran, sospensione degli attacchi. Il petrolio crolla – Wti -8,27%, Brent -7,91% – mentre i futures sul Dow Jones salgono di 900 punti. Chi si era mosso in anticipo realizza guadagni enormi.

Il petrolio, però, è solo una parte della storia. Nelle stesse ore, infatti, si muovono masse di denaro anche sul mercato azionario: quasi 1,5 miliardi di dollari. Sullo S&P500 compare un acquisto anomalo, enorme, piazzato appena venti minuti prima del post di Trump. In parallelo, qualcuno scarica futures sul greggio per circa 200 milioni, anticipando il crollo dei prezzi. Insieme, questi movimenti non sembrano casuali: costruiscono una strategia coordinata, con posizioni aperte su mercati diversi e tutte collocate prima che la notizia diventasse pubblica. Movimenti «incompatibili» con la normale attività di mercato, scrive il Financial Times.

Le reazioni politiche non tardano. «Pochi secondi prima dell’annuncio del presidente, qualcuno ha piazzato scommesse che hanno guadagnato milioni. Quelle persone avevano informazioni interne, probabilmente dalla Casa Bianca. Chi è stato? Trump? Un membro della sua famiglia? Un membro dello staff? Una corruzione sbalorditiva», ha dichiarato il senatore democratico Chris Murphy. Intorno al presidente, intanto, il denaro scorre. Secondo Forbes, Trump è passato da un patrimonio di 3,9 miliardi nel 2025 a 6,5 nel febbraio 2026.

Un’inchiesta del New York Times aveva stimato invece che, tra accordi, donazioni e operazioni in criptovalute, lui e la sua famiglia avevano accumulato 1,4 miliardi dopo appena un anno dall’insediamento.

La presidenza Trump mostra un tratto costante, distintivo: decisioni politiche che diventano segnali finanziari. Verrebbe da chiedersi, dentro questo gigantesco conflitto d’interessi, se siano guerre, dazi e crisi a essere sfruttati per fare soldi o se, al contrario, sia la ricerca stessa del profitto a generare guerre, dazi e crisi.

* Fonte/autore: Luigi Pandolfi,  il manifesto



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