Donna vita libertà. Guardiamo in faccia i “mostri”
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Oggi in piazza, nelle piazze, corpi indocili e non irregimentati ripeteranno l’ovvio e l’indicibile, perché i “mostri” che turbano il sonno vanno nominati e guardati in faccia alla luce del sole
Chi oggi sarà in piazza a Roma, e in tante altre piazze, ripeterà allo sfinimento concetti che dovrebbero essere assodati. Come quello che il sesso senza consenso libero e attuale si chiama in un solo modo: stupro. Mentre su questo otto marzo un’altra guerra si abbatte, forsennata: più che illegale, criminale. Si esaltano i dominatori globali e a loro volta esaltano schiere di tifosi che sempre forsennatamente sui fondali degli studi tv aggiungono mappe a mappe.
E terre, confini, mari, geolocalizzazioni, arsenali, avanzamenti e arretramenti e ora altri missili che frullano impazziti. Che bello giocare ai soldatini e chiamarla «geopolitica» dandosi un tono e azzannando chiunque obietti, dubiti, azzardi alternative. «Sembra quasi un videogioco, solo così forse si può spiegare la mancanza di reazione a una guerra devastante», scriveva l’altro giorno Giuliana Sgrena.
I corpi morti, dilaniati, mutilati sono lasciati il più possibile fuori dall’inquadratura ma comunque considerati costi infinitamente inferiori ai benefici e anzi ormai non sono nemmeno più un costo, vengono contabilizzati nell’unico lato del foglio.
O asetticamente catalogati in milioni di files, corpi di donne, di bambine, disincarnati in un database alla voce “scandalo sessuale”, roba da gossip a luci rosse, non quell’abisso dell’umanità che iscrive il potere maschile nell’attrazione di un vortice mortifero, anche questo esaltante. Il potere di maschi potenti che si inebriano infierendo su corpi disarmati.
E poi studi e sondaggi si susseguono per spiegare l’aumento dell’ansia oppure della violenza tra ragazze e ragazzi: sarà colpa del Covid, del telefonino, del traffico? Nel dubbio, c’è sempre un decreto a portata di mano per tentare di renderle tutte e tutti inoffensivi, magari in galera.
Oggi in piazza, nelle piazze, corpi indocili e non irregimentati ripeteranno l’ovvio e l’indicibile, perché i “mostri” che turbano il sonno vanno nominati e guardati in faccia alla luce del sole. Anche per chi non li vuole guardare. Un po’ di pacifico “terrorismo” per non rassegnarsi all’abisso.
* Fonte/autore: Micaela Bongi, il manifesto
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