Human Rights Watch denuncia: Israele usa bombe al fosforo bianco contro il Libano
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Un ordine esecutivo di Donald Trump definisce il glifosato «cruciale per la capacità di risposta militare e la difesa nazionale»
L’esercito israeliano usa il fosforo bianco sulla popolazione civile nel sud del Libano. La denuncia arriva dall’organizzazione non governativa Human Rights Watch, che ha analizzato le immagini dei raid dell’Idf sul villaggio di Yohmor del 3 marzo scorso. Sparare bombe al fosforo sui civili è vietato dalle convenzioni firmate a Ginevra – anche da Israele, almeno sulla carta – sulle armi incendiarie. La sostanza, a contatto con l’ossigeno, raggiunge infatti temperature altissime e provoca ustioni dolorose e mortali paragonabili a crimini di guerra. «L’uso illegale del fosforo bianco da parte dei militari israeliani sulle aree residenziali è preoccupante e avrà conseguenze terribili per i civili», spiega Ramzi Keiss, ricercatore in Libano per conto della Ong. Human Rights Watch non è stata in grado di verificare quanti abitanti di Yohmor avessero rispettato l’ordine di evacuazione che l’esercito di Tel Aviv ha emesso all’alba del 3 marzo per i villaggi della regione.
ESAMINANDO le caratteristiche nuvole candide, l’organizzazione ha ricostruito che nel bombardamento sono stati utilizzati i proiettili di artiglieria della serie M825 da 155 millimetri. Sono gli stessi adoperati dall’Idf in precedenti operazioni secondo diverse inchieste indipendenti, a partire dal conflitto con Hezbollah del 2006 fino ai recenti massacri di Gaza, anche se Israele ha sempre respinto le accuse. Per Amnesty International, i proiettili ustionanti lanciati sulla Striscia dall’esercito di Tel Aviv erano di produzione statunitense. Anche Israele produce simili armamenti, in buona parte per l’esportazione. Nonostante il divieto all’uso risalga al 1980, pochi eserciti fanno a meno di «Willie Pete», il nomignolo con cui si indica il fosforo bianco in gergo militare.
D’altronde negli Usa il presidente Trump ne ha fatto addirittura una priorità per la sicurezza nazionale. Il 18 febbraio ha emanato un ordine esecutivo per includere l’elemento chimico nella lista dei minerali critici definendolo «cruciale per la capacità di risposta militare e la difesa nazionale». La designazione facilita l’accesso ai finanziamenti e alle autorizzazioni necessarie per l’estrazione e la produzione. Paradossalmente, a spingere l’amministrazione a tutelare le forniture sono state le battaglie ambientaliste contro il glifosato, un potente e popolare erbicida anch’esso a base di fosforo, già usato da Israele per devastare le coltivazioni libanesi.
IL GLIFOSATO ad uso agricolo è accusato da tempo di avere effetti dannosi sulla salute. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro lo include nel gruppo delle sostanze «probabilmente cancerogene» e si contano a migliaia le cause legali che la Bayer, principale produttore negli Usa, deve affrontare per difendersi dall’accusa di aver consapevolmente avvelenato coltivatori e consumatori.
Il 17 febbraio scorso l’azienda ha proposto alle vittime un risarcimento di oltre 7 miliardi di dollari per chiudere i processi, minacciando la cessazione della produzione di fosforo in caso di una condanna dai costi esorbitanti. Il problema è che la Bayer possiede l’unico impianto di estrazione e produzione di fosforo bianco sul suolo americano a Soda Springs (Idaho) e da lì una parte rilevante viene girata alle industrie militari statunitensi e israeliane. Lo stop all’erbicida avrebbe dunque messo a rischio anche la produzione bellica.
PERCIÒ, NEMMENO ventiquattr’ore dopo la minaccia dell’azienda Trump ha firmato il suo ordine esecutivo in cui anche il glifosato viene definito «decisivo per la supremazia agricola degli Usa». E se l’erbicida viene innalzato a interesse strategico, metterne al bando la produzione come chiedono moltissime associazioni diventerà impossibile. Secondo un’inchiesta del New York Times pubblicata ieri, l’appoggio di Trump sarebbe costato alla Bayer diverse decine di milioni solo per le attività di lobbying a favore dell’estrazione di fosforo. Ma il costo più alto al momento lo paga chi sta sotto le bombe.
* Fonte/autore: Andrea Capocci, il manifesto
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