La Cina programma il futuro: più scienza che difesa, ma budget militare più 7%
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Cina. Via alle “due sessioni” da cui uscirà il piano quinquennale
Consumi, tecnologia, autosufficienza. E, come ha indicato Xi Jinping ai funzionari del Partito comunista, superamento della «ossessione del pil». Le parole chiave del futuro modellato da Pechino durante le “due sessioni”, le riunioni legislative e consultive annuali del sistema politico cinese, risentono delle turbolenze internazionali. A partire dalla guerra in Medio oriente, che ieri ha spinto il governo a chiedere la sospensione delle esportazioni di diesel e benzina per evitare carenze nelle scorte.
Nella sua ulteriore istituzionalizzazione di un modello di crescita guidato dalle necessità strategiche nazionali, Pechino annuncia una maggiore cautela sulla crescita. Il premier Li Qiang, aprendo i lavori dell’Assemblea nazionale del popolo, ha fissato un obiettivo tra il 4,5 e il 5%. Un target cauto e meno rigido, in calo rispetto al «circa 5%» degli scorsi anni e al livello più basso dal 1991, prima della seconda ondata di riforme fiscali e privatizzazioni guidate da Deng Xiaoping. «Dovremo far fronte a un ambiente più complesso e risolvere contraddizioni più radicate», ha d’altronde riconosciuto ieri Xi Jinping, parlando ai delegati dello Jiangsu.
Il target sul pil chiarisce che il rallentamento della crescita è strutturale, ma anche che il governo vuole darsi lo spazio per affrontare i problemi principali del suo modello di sviluppo. A partire dai consumi, tanto che Li ha indicato nell’espansione della domanda interna la prima priorità del 2026 e del nuovo piano quinquennale fino al 2030, che verrà approvato prima della conclusione dei lavori di giovedì prossimo.
L’obiettivo è funzionale alla riduzione della dipendenza dalle esportazioni, minacciate dai conflitti globali e dagli scontri commerciali, ma sin qui sempre sfuggito. Per riuscire nell’impresa, Li ha annunciato «politiche monetarie più flessibili» e «politiche fiscali più proattive». Il governo è chiamato a bilanciare tra esigenze immediate e una visione di lungo termine in cui si vogliono ridurre i rischi sistemici come la crisi dell’immobiliare e dei fondi fiduciari. Ed ecco allora l’emissione di 1,3 trilioni di yuan (170 miliardi di euro) in titoli speciali del Tesoro, per supporto ai consumi e ad altre misure strategiche, con ulteriori 300 miliardi di yuan (39 miliardi di euro) di sostegno alle banche.
Il secondo pilastro è il rafforzamento delle «nuove forze produttive». Chip, tecnologia quantistica, biomedicina e intelligenza artificiale sono chiamati a diventare i nuovi traini di una crescita di maggiore qualità e più strategica. Pechino sa che si tratta dei principali nodi della competizione con gli Usa, tanto che si ribadisce l’enfasi al perseguimento dell’autosufficienza tecnologica, orizzonte necessario per schermarsi dalle restrizioni alle catene di approvvigionamento più avanzate. Non a caso l’aumento più pronunciato degli investimenti settoriali, +10,4%, riguardi proprio scienza e tecnologia.
Crescono meno rapidamente le spese di difesa: +7%, con un rallentamento dello 0,2% della crescita rispetto al 2025. La Cina prova dunque a dare un segnale di stabilità sul budget militare, anche se l’attacco contro l’Iran conferma a Pechino la necessità di accelerare il già ampio processo di rafforzamento dell’arsenale nucleare come forma di deterrenza. Attenzione anche a possibili nuove nomine, dopo che le indagini e le espulsioni dei mesi scorsi hanno decimato la Commissione militare centrale.
Ieri circolava sui social l’immagine del solitario Zhang Shengmin, a fronte dei palchi del passato ben più nutriti di ufficiali in uniforme.
Il conflitto in Medio oriente, con le nuove incertezze sulle forniture di petrolio, potrebbe dare anche un’ulteriore spinta agli investimenti sulle rinnovabili, già imponenti. Li ha previsto una riduzione delle emissioni di anidride carbonica per unità di pil pari a circa il 3,8% e ha legato lo sviluppo delle nuove energie alla sicurezza.
Su Taiwan, nel rapporto di lavoro di governo si passa dalla tradizionale «opposizione» alla «lotta risoluta» contro «le forze indipendentiste»: un salto lessicale che suggerisce una maggiore attenzione al dossier più sensibile nei rapporti tra Cina e Stati uniti. A tal proposito l’Assemblea nazionale del popolo ha definito la diplomazia tra leader il «motore insostituibile delle relazioni bilaterali». Segnale che, nonostante l’attacco a Teheran, Xi vuole tutelare la visita di Donald Trump, prevista dal 31 marzo al 2 aprile. D’altronde, la prossima settimana sono in programma nuovi colloqui commerciali a Parigi.
* Fonte/autore: Lorenzo Lamperti, il manifesto
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