Migranti. Il Parlamento europeo avvia l’era delle deportazioni

Migranti. Il Parlamento europeo avvia l’era delle deportazioni

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Via libera al regolamento rimpatri. Esulta l’estrema destra. Dei 389 sì – contro 206 no e 32 astenuti – poco meno della metà sono arrivati dal Ppe. Sono i numeri della vergogna di chi ha votato un testo che segna un altro passo nella deriva trumpiana dell’Unione

«L’era delle deportazioni Ue è iniziata», sintetizza trionfante l’europarlamentare svedese Charlie Weimers del partito Demokraterna, gruppo Ecr (lo stesso di FdI). Trionfante era stata anche la reazione del lato destro dell’Aula: applausi in piedi dai conservatori ai banchi più estremi dopo il via libera definitivo alla posizione negoziale sul nuovo regolamento rimpatri.

«La votazione odierna – sostiene Weimers – conferma una maggioranza crescente e stabile a favore di rimpatri più efficaci». Una maggioranza diversa da quella che ha sostenuto la rielezione di Ursula von der Leyen e che riunisce in maniera solida, per ora sulle norme in materia di immigrazione, popolari e destra destra.

DEI 389 SÌ – contro 206 no e 32 astenuti – poco meno della metà sono arrivati dal Ppe (che registra otto defezioni). Tutti gli 83 Patrioti hanno dato parere favorevole, come i 73 Conservatori e riformisti europei (Ecr). Nel gruppo Europa delle nazioni sovrane, di cui fanno parte i tedeschi di Afd, in due non hanno scelto, gli altri 26 hanno dato l’ok. Come 12 parlamentari di Renew e 7 socialdemocratici.

SONO I NUMERI della vergogna di chi ha votato un testo che segna un altro passo nella deriva trumpiana dell’Unione. Ora passerà alle discussioni del trilogo, con Commissione e Consiglio, e poi tornerà in aula. Quando diventerà legge nasceranno i return hubs, centri di deportazione aperti in paesi terzi per parcheggiare gli “irregolari” rifiutati dagli Stati membri. Le norme non specificano di chi sarà la giurisdizione: se del paese europeo, come nel protocollo Albania, o di quello extra-Ue, come nel modello Ruanda.

La detenzione amministrativa, quella su base etnica di chi non ha commesso reati, viene estesa per motivazioni, tempo e categorie. Dietro le sbarre finiranno anche i minori. Il tempo massimo sale a 24 mesi, dai 18 attuali. Si moltiplicano le motivazioni che legittimano il trattenimento. Potrebbe scattare persino per chi ha in corso una procedura di rinnovo del permesso di soggiorno, in attesa dell’esito.

NELLA POSIZIONE del parlamento di Bruxelles viene messo tra parentesi l’articolo 6 sui rastrellamenti in stile Ice. Esce dalla parte vincolante ma resta tra le possibilità per gli Stati. Ritornerà in sede di trilogo: il Consiglio lo sostiene, andare a cercare le persone negli spazi pubblici, negli ospedali, nelle case è necessario a rendere effettivo quanto prevede il regolamento. Che è stato definito il «tassello mancante» dal Patto Ue. Questo distrugge uno dei principi cardine su cui era stato costruito lo spazio europeo dopo la sconfitta del nazi-fascismo, ovvero il diritto d’asilo. Quello crea il quadro per mettere in moto la grande macchina delle deportazioni sognata dai sovranisti di ogni latitudine e vista in azione negli Usa di Trump (con risultati controversi dal punto di vista politico-economico per lo stesso tycoon).

COSÌ GIORGIA MELONI può tirare un sospiro di sollievo dopo la batosta referendaria e nel mezzo del repulisti di governo. «L’Europa va finalmente nella direzione giusta, su una linea che l’Italia ha sostenuto con forza», scrive sui social la premier. La destra italiana segue a ruota. «Questa scelta del parlamento Ue è grave e disumana. Si abbatterà su bambine, bambini e donne che diventeranno oggetti di deportazioni come negli Usa», risponde Piefrancesco Majorino, eurodeputato Pd.

«Il voto segna una svolta pericolosa: le forze di centro-destra rompono il cordone sanitario per allearsi con l’estrema destra. Un’alleanza tossica che apre la strada a detenzioni di massa, separazioni familiari e deportazioni, mettendo a rischio innumerevoli vite», attacca Silvia Carta, della rete di ong Picum. In mattinata una coalizione di 20 organizzazioni non governative italiane aveva chiesto di respingere il regolamento senza compromessi. Oltre mille professionisti del comparto sanitario hanno invece firmato l’appello di Medici del mondo che denuncia gli effetti deleteri su tutta la società del regolamento: contribuirà all’esclusione dalle cure di migliaia di persone e romperà un pilastro della deontologia medica, la confidenzialità con il paziente. «Ci rifiutiamo di diventare strumenti dell’applicazione delle leggi sull’immigrazione», scrivono.

* Fonte/autore: Giansandro Merli, il manifesto



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