Migranti. L’ex direttore di Frontex Leggeri indagato per crimini contro l’umanità

Migranti. L’ex direttore di Frontex Leggeri indagato per crimini contro l’umanità

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La Corte d’Appello di Parigi ha avviato un’indagine contro l’eurodeputato del Rassemblement National a seguito della denuncia dell’ong Lega per i diritti dell’Uomo

A seguito di denuncia da parte dell’ong Ligue des droits de l’homme, la Corte d’Appello di Parigi ha avviato un’indagine su Fabrice Leggeri, direttore dal 2015 al 2022 dell’Agenzia Europea delle frontiere Frontex, oggi eurodeputato del Rassemblement National, accusato di tortura e di crimini contro l’umanità ai danni delle persone migranti. L’apertura dell’indagine segna la prima volta in cui una corte nazionale si accinge ad accertare l’eventuale responsabilità penale di un ex funzionario dell’Unione europea per le pratiche abominevoli che da anni si consumano nel Mediterraneo.

Secondo la denuncia, Leggeri avrebbe dato direttive ai suoi dipendenti per facilitare i respingimenti in mare ad opera delle autorità greche verso la Libia, luogo tristemente noto come un inferno in terra per i migranti, sistematicamente sottoposti a detenzioni arbitrarie, torture e abusi sessuali. Che i respingimenti illegali abbiano avuto luogo è ormai acclarato: l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf), indagando dal 2020 sulla condotta di Frontex, ha evidenziato in un suo rapporto – non pubblico, ma trapelato grazie al giornalismo investigativo – il coinvolgimento attivo e omissivo dell’agenzia nelle violazioni commesse dalle autorità greche. Tra le pratiche illegali documentate, Frontex avrebbe omesso di intervenire di fronte all’abbandono di persone in mare su zattere gonfiabili, sospeso la sorveglianza aerea in determinate aree per non registrare le violazioni delle autorità e ostacolato la supervisione dell’Agenzia da parte delle istituzioni competenti, accusandole di «ossessione su temi di diritti fondamentali e cretinismo burocratico».

A seguito del rapporto Olaf, Leggeri si è dimesso dalla direzione di Frontex nell’aprile 2022, dichiarando che «il mandato di Frontex su cui sono stato eletto e rinnovato nel giugno 2019 è stato silenziosamente ma effettivamente cambiato», facendo forse riferimento al suo disappunto personale sulla necessità di rispettare i diritti fondamentali, dato che in realtà Frontex ha progressivamente acquisito più poteri e risorse, passando da un budget di 1 miliardo di euro per il 2020 agli 11 miliardi previsti per il 2027.

Le dimissioni di Leggeri e il cambio di dirigenza hanno però finito per far passare in sordina le gravi violazioni, rimaste a lungo confinate nei report delle Ong e nelle inchieste del giornalismo investigativo.

Qualcosa, però, si è mosso nelle corti negli ultimi mesi: la Corte di giustizia dell’Unione europea, pronunciandosi in due casi portati avanti da richiedenti asilo siriani respinti illegalmente in Turchia col benestare Frontex, ha dichiarato per la prima volta che l’Agenzia ha degli obblighi propri di rispetto dei diritti fondamentali e che non può sottrarsi a responsabilità sostenendo di limitarsi a supportare gli stati membri.

Tuttavia, il quadro giuridico resta costruito in modo da rendere difficile affermare concretamente la responsabilità di Frontex: nonostante la presenza crescente del suo staff agli sbarchi e durante i rimpatri e l’uso del suo apparato di sorveglianza per consegnare le persone nelle mani dei libici, le vie legali disponibili presso le corti dell’Unione sono complesse e le prove richieste di difficile reperimento.

Dopo le dimissioni da direttore esecutivo, Leggeri si è candidato alle elezioni europee del 2024 con il partito di estrema destra guidato da Marine Le Pen, dichiarandosi determinato a «combattere il sovraccarico migratorio, che la Commissione europea e gli eurocrati non considerano un problema, bensì un progetto».

I suoi timori sono decisamente smentiti dagli ultimi sviluppi legislativi: dal 12 giugno entrerà in vigore il patto europeo sull’asilo, che prevede detenzioni di massa alle frontiere e ampie limitazioni della libertà personale dei migranti sui territori nazionali, legalizzando di fatto pratiche finora considerate illegali.

Frontex resterà l’alfiere di queste politiche in pieno stile Ice, e gli Stati membri sembrano ben disposti a delegare all’Agenzia ogni lavoro potenzialmente sporco, dato che azioni classificabili come reati negli ordinamenti nazionali risultano finora difficilmente punibili se compiuti da un’agenzia europea, nonostante gli sforzi della società civile per scardinare un meccanismo sempre più mortifero.

* Fonte/autore: Agostina Pirrello, il manifesto



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