Tecnofascismi. Peter Thiel, il nuovo mondo degli oligarchi arriva in Italia

Tecnofascismi. Peter Thiel, il nuovo mondo degli oligarchi arriva in Italia

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Il profilo del Ceo di Palantir. Ai vertici un sovrano/Ceo che governi con efficienza, e un consiglio di “saggi”: software operativo di una società eugenetica. Thiel è famigerato per aver dichiarato che «la democrazia è incompatibile con la libertà»

LOS ANGELES. I fanatismi complementari che si adoperano, dietro al populismo di Donald Trump, per rivoluzionare la società a loro somiglianza, trovano in Peter Thiel un anello di congiunzione fra cristo nazionalismo e tecno autoritarismo. Thiel è famigerato per aver dichiarato che «la democrazia è incompatibile con la libertà» in Education of a Libertarian, un saggio del 2009 che sintetizzava la critica liberista alle democrazie liberali come freni insopportabili al libero mercato.

AL GRANDE PUBBLICO, l’imprenditore è diventato noto quando, intervenuto in sostegno di Donald Trump alla convention repubblicana dei 2016, si era dichiarato «orgogliosamente gay, americano e innovatore». Delle tre identità è la terza quella a cui ha davvero dedicato la carriera.

Nato a Francoforte, Thiel si è trasferito bambino in Usa, passando però alcuni anni formativi in un’Africa molto particolare, a Swakopmund, una colonia tedesca della Namibia, nota per l’ostinato perdurare, nel dopoguerra, di ideali nazisti.

Successivamente aveva fondato, da studente di filosofia, la Stanford Review, il giornale conservatore del campus di Palo Alto. L’esperienza universitaria ha indirizzato una carriera improntata all’innovazione tecnologica abbinata alla passione per il pensiero reazionario che lo avrebbe portato ad emulare, da prometeico imprenditore ed iconoclasta, l’ideale del liberismo mistico di Ayn Rand.

PRIMA ANCORA della celebre dichiarazione anti-democrazia, nel 2007, Thiel aveva pubblicato un altro saggio, The Straussian Moment, in cui ispirandosi al filosofo tedesco Leo Strauss (e il filonazista Carl Schmitt), allargava la critica dello statalismo all’intero impianto filosofico della modernità, definendo l’illuminismo una «ritirata strategica» dai valori fondanti dell’occidente.

Il fatto che questi concetti riaffiorino nell’attuale amministrazione (veicolati, fra gli altri, dal suo pupillo JD Vance) e nella destra trumpista in generale, testimoniano l’influenza profonda veicolata dalle sue idee e dai suoi soldi.

Quando a fine anni ‘90 fonderà Pay Pal, assieme a Roelof Botha, Elon Musk e David Sacks, l’attuale “Crypto Zar” di Trump (tutti sudafricani), si troverà a ricoprire il ruolo di patriarca ideologico per la generazione che ha impresso una svolta neo reazionaria alla valle dove si disegna il futuro tecnologico dell’umanità.

Le aziende e gli investimenti di Thiel esprimono i suoi ideali liberisti di disintermediazione: il sistema di pagamenti virtuali Pay Pal anticipa le criptovalute, le visionarie partecipazioni in Facebook, AirBnB e Lyft, che lo rendono favolosamente ricco, sono sempre investimenti in disruption, sistemi alternativi a schemi industriali consolidati. L’apoteosi è Palantir, panopticon di Intelligenza artificiale applicata al controllo sociale.

NEGLI ULTIMI 20 anni il suo pensiero converge con quello di filosofi-provocatori che fanno proseliti nel mondo tech-maschile, dando forma ideologica al senso di onnipotenza incubato nel laboratorio delle startup. Curtis Yarvin e Nick Land, fra gli altri, diventano punto di riferimento nella cerchia di iperliberisti che nella Valley fanno capo a Thiel. Attraverso di loro si va delineando l’idea di burocrazia e sovrastruttura amministrativa come insostenibile zavorra per il progresso tecnologico dell’umanità. Ma l’intralcio vero alla predestinazione tecno-capitalista, in realtà, è la democrazia stessa.

YARVIN E LAND (e Thiel) ipotizzano di contro una monarchia benevola, o meglio ancora una struttura aziendale, un sovrano/Ceo che governi la società con efficienza ed il consiglio di sacerdoti-filosofi, custodi della saggezza – il software operativo di una società eugenetica.

L’ideologia acquisisce massa critica. Nel Techno Optimist Manifesto Marc Andreessen (Netscape) codifica il progresso tecnologico perpetuo come unica legittima aspirazione. Alex Karp, assunto dal Thiel come direttore di Palantir, pubblica Technological Republic – “omaggio” al trattato di Platone sulla perfetta società.

I DISRUPTOR della Valley non sono paghi di determinare i destini tecnologici, l’hybris li porta a considerarsi ingegneri sociali, progettisti di un leviatano transumanista in cui gli umani sono expendable, elementi superflui di una società radicalmente modificata.

Quelle che sembrano provocazioni e allucinazioni cyberpunk diventeranno, con l’accelerazione trumpista, effettivo programma di governo. Thiel è fra i primi a riconoscere il potenziale di Trump come vettore ed utile facciata populista per il radicale progetto di Yarvin per distruggere «la cattedrale» (media, accademia, stato) e ripartire da una tabula rasa. L’endorsement che nel 2016 darà al futuro presidente lo smarca dai suoi pari, è quasi un anatema fra molti “liberal” che otto anni dopo andranno invece in processione all’insediamento del Trump bis.

THIEL INTANTO non ha più bisogno di baciare l’anello. Con Vance, sua creatura politica, ha un canale diretto allo studio ovale per mettere in atto la definitiva disruption ipotizzata da Yarvin e Land: sovvertire le democrazie a favore della forma pura di capitalismo, sbarazzarsi degli “impedimenti” costituzionali al progresso dell’impresa, motore perfetto dell’innovazione destinata a compiere il destino delle genti.

NEMMENO i più tecno-ottimisti avrebbero potuto sperare in una simile accelerazione. I “soldati bambino”, ventenni programmatori di Musk sguinzagliati a saccheggiare e chiudere ministeri nei primi mesi del Doge, rimarranno l’immagine della Bastiglia neoreazionaria.

Nel nuovo mondo coraggioso, la Palantir di Thiel emergerà come il prototipo di azienda-dicastero, dispositivo per la privatizzazione di ordine e sicurezza, e per la supremazia «di Israele e occidente» nella guerra di civiltà, come va ripetendo Alex Karp.

Gli accelerazionisti hanno vinto. Se non ancora una tecno-repubblica, la klepto-oligarchia trumpiana garantisce alle loro aziende una libertà paragonabile a quella di piccoli stati sovrani. La Ia diventa fulcro di un capitalismo allo stato “puro” gestito da Silicon Valley.

Intanto nella fase “anticristo” di Thiel, l’apocalisse tecnologica si salda con quella prefigurata negli antichi libri. Integralismo e capitale, colonne portanti dell’amministrazione di Mammona.

IL VIAGGIO A ROMA, anzi, al Vaticano che già tanto aveva affascinato Steve Bannon, conferma infine la fatale attrazione degli innovatori compulsivi per il potere arcaico degli imperi e dei pontefici.

* Fonte/autore: Luca Celada, il manifesto



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