Burkina Faso, «pulizia etnica contro i Peul» aizzata dal presidente Ibrahim Traoré
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Rapporto di Human Rights Watch accusa sia le milizie jihadiste, sia l’esercito e i suoi alleati
Più di 1.800 civili uccisi in Burkina Faso tra il 2023 e il 2025: è il triste bilancio che emerge dal rapporto Nessuno potrà scampare, pubblicato da Human Rights Watch (Hrw), che documenta le atrocità perpetrate dai jihadisti del Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani (Gsim o Jnim), così come dalle forze governative e dai loro alleati, i Volontari per la Difesa della Patria (Vdp), contro la popolazione Peul, che subisce il peso maggiore delle sofferenze perché spesso accusata di connivenze con i miliziani jihadisti in tutto il Sahel.
La giunta militare burkinabé, guidata dal capitano Ibrahim Traoré dal colpo di stato del settembre 2022, non è riuscita a contenere le violenze dei gruppi armati affiliati ad Al-Qaeda e allo Stato Islamico. Un’emergenza che con «oltre 10mila vittime civili, 2 mila attacchi registrati e 2 milioni di profughi interni nell’ultimo decennio» fa del Burkina Faso il paese più colpito dal terrorismo al mondo nel 2025, secondo Global Terrorism Index.
Hrw spiega di essersi basata su fonti aperte e di aver intervistato più di 450 persone, sia a distanza che di persona, in Burkina Faso, Benin, Costa d’Avorio, Ghana e Mali, per documentare gli abusi. In uno degli attacchi più sanguinosi, l’esercito burkinabé e il Vdp «hanno ucciso più di 400 civili nel dicembre 2023 in una quindicina di villaggi vicino alla città settentrionale di Djibo», osserva Human Rights Watch.
Jean-Baptiste Gallopin, esperto della ong, presentando il rapporto ha parlato di pulizia etnica, sottolineando che «le vittime non sono in grado di sporgere denuncia e ottenere giustizia perché terrorizzate». La popolazione civile non ha fiducia nel sistema giudiziario. E in alcuni casi, le famiglie delle vittime che hanno sporto denuncia non solo sono state minacciate, ma persino i magistrati che indagavano sui casi hanno subito ritorsioni. In particolare uno di loro, che stava indagando sugli omicidi di civili Peul, è stato arruolato con la forza e mandato al fronte.
L’obiettivo del rapporto è ottenere che la Corte penale internazionale (Cpi) apra un’indagine preliminare sui crimini commessi da tutte le parti coinvolte, con accuse esplicite nei confronti di Ibrahim Traoré, presidente del Burkina Faso, nella sua veste di comandante delle forze armate e Iyad Ag Ghaly, leader del Gsim, insieme ai suoi subordinati Ousmane e Jafar Dicko.
«Le colpe del presidente Ibrahim Traoré sono realmente oggettive e le parole “Nessuno potrà scampare” sono state pronunciate proprio da lui», ha spiegato Ilaria Allegrozzi, coautrice del rapporto, a Rfi, in riferimento ad un suo incontro con i leader Peul, a febbraio 2023, nel quale Traoré aveva minacciato «di sterminare la comunità, vera causa dell’espansione jihadista nel paese».
Altrettanto grave appare la situazione sul ripristino della «vita democratica nel paese» – secondo numerose associazioni per la difesa dei diritti umani -, dopo la chiusura di numerosi partiti, giornali e ong locali e internazionali. «In questa situazione di crisi, il popolo del Burkina Faso deve dimenticare la democrazia e le elezioni per diversi anni» ha dichiarato giovedì Traoré in un’intervista trasmessa dalla radiotelevisione di stato (Rtb).
* Fonte/autore: Stefano Mauro, il manifesto
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