Israele esercita un diritto all’impunità: tornano in uniforme i soldati stupratori

Israele esercita un diritto all’impunità: tornano in uniforme i soldati stupratori

Loading

Trattati come eroi in tv e dalla politica, i cinque militari israeliani richiamati in servizio dal capo di stato maggiore Zamir. L’unica a pagare è stata la procuratrice militare Yifat Tomer-Yerushalmi, arrestata per aver diffuso il video dello stupro

Sono stati pienamente reintegrati i cinque soldati israeliani che hanno abusato di un detenuto palestinese all’interno del centro di torture di Sde Teiman. Le telecamere di sicurezza li avevano ripresi mentre afferravano un uomo sdraiato tra gli altri faccia a terra e lo aggredivano circondati dagli scudi dei colleghi affinché non si registrasse l’abuso. Ma la violenza è stata tale da costringere i medici a un intervento d’urgenza per salvare la vita del prigioniero palestinese. Sono stati proprio i sanitari a denunciare l’orrore che si era scatenato su quell’uomo, arrivato in ospedale in fin di vita, con polmone e intestino perforati e una lacerazione rettale da oggetto appuntito.

L’UNICA A PAGARE è stata la procuratrice militare Yifat Tomer-Yerushalmi, arrestata per aver diffuso il video dello stupro. La fuga di notizie è stata poi utilizzata dal procuratore che l’ha sostituita per motivare l’archiviazione delle indagini. La cancellazione del processo non assolve gli imputati né esclude che si siano macchiati di un crimine così orrendo, eppure tale consapevolezza non basta a tenere i cinque soldati torturatori lontani dai prigionieri palestinesi. Torneranno anzi al loro posto, come se nulla fosse accaduto, forti non solo dell’impunità per il crimine commesso ma coperti dell’immunità totale, garantita dal governo, dall’avvocatura dell’esercito e dai vertici militari. A ordinare il reintegro è stato personalmente il capo di stato maggiore Eyal Zamir, prima ancora che si chiudessero ufficialmente le indagini. Dal suo punto di vista, le prove mediche e visive della violenza, la mancanza di un’assoluzione e l’indagine di comando ancora in corso «non impedisce loro di continuare a prestare servizio». È un invito alla brutalità e allo stupro rivolto indirettamente a tutti i soldati israeliani, che hanno visto i colleghi della Force 100 osannati, ammirati, definiti «eroi» e invitati dalle radio e le tv più seguite del Paese.

Proprio in questi giorni, l’organizzazione Euro-Med Human Rights Monitor ha pubblicato un nuovo report dal titolo «Un altro genocidio dietro le mura», che documenta l’uso diffuso della violenza sessuale contro i palestinesi rinchiusi negli istituti di detenzione israeliani. Le testimonianze ottenute da Euro-Med indicano che stupro e violenza praticata sui genitali dei detenuti rientra in una politica sistematica di assalto sessuale e tortura volta all’umiliazione deliberata, l’inflizione di danni fisici e psicologici permanenti e la compromissione della capacità riproduttiva. Molti uomini, ex detenuti, hanno raccontato di essere stati violentati più volte e da molti militari insieme, sotto lo sguardo delle guardie di sicurezza.

CANI, BASTONI DI FERRO, oggetti appuntiti, ugelli di estintori hanno provocato lesioni gravi, a volte permanenti, tra cui la perdita delle funzioni riproduttive o escretorie, la rimozione dei testicoli. Anche se le testimonianze delle donne sono più difficili da raccogliere, non manca chi ha scelto di raccontare. È prassi comune promettere di stuprare figlie e nipoti, umiliare fisicamente le prigioniere, registrare la violenza sessuale con i telefoni e minacciare di rendere pubblici i video.

OGGI, NELLA GIORNATA internazionale di solidarietà con i prigionieri palestinesi, più di 9.600 palestinesi sono imprigionati nelle strutture israeliane. Una massa umana segnata da un’espansione repressiva senza precedenti. Tra essi, 86 donne e circa 350 minori, di cui 180 bambini sottoposti alla detenzione amministrativa. Questa carcerazione senza accuse né processo ha subito un’impennata verticale, raggiungendo i 3.532 casi, che colpiscono ogni strato della società civile: dagli studenti ai giornalisti, dai medici ai parlamentari, fino ai familiari dei detenuti stessi. A questa zona grigia del diritto si aggiungono 1.251 persone classificate come «combattenti illegittimi», cifra che esclude quanti sono stipati nei centri militari e centinaia di palestinesi rapiti a Gaza, di cui non si conosce la sorte.

Nelle celle, le condizioni di salute sono precipitate; le politiche di tortura e l’abuso medico sistematico hanno fatto crescere a dismisura il numero dei detenuti malati e feriti. Il bilancio delle morti in custodia dal 1967 è salito a 326 vittime, di cui 89 solo negli ultimi due anni e mezzo. Rimane poi l’incognita su decine di scomparsi da Gaza e su 97 salme che le autorità continuano a trattenere, negando persino la sepoltura.

ANCHE IERI i militari hanno sequestrato un corpo, quello del 17enne Mohammad Murad Rayan, ucciso in un raid nel villaggio palestinese di Beit Duqqu, a nord-est di Gerusalemme. È il secondo minore palestinese ammazzato in un giorno: Saleh Badawi, di soli nove anni, è stato colpito a morte nel quartiere Zaytoun. Il bilancio di giovedì a Gaza è di quattro vittime.

Ieri, per la prima volta dal cessate il fuoco, il capo-negoziatore di Hamas, Khalil al-Hayya, ha incontrato al Cairo Aryeh Lightstone, consigliere del presidente Usa Trump, membro del cosiddetto Board of Peace. Al-Hayya ha dichiarato che il movimento non intende parlare della seconda fase dell’accordo di cessate il fuoco, e quindi del disarmo, prima che Israele completi la fase 1 interrompendo i massacri. Tel Aviv, al contrario, ha minacciato il gruppo di riprendere i bombardamenti a tappeto.

* Fonte/autore: Eliana Riva,  il manifesto



Related Articles

Salvini, le manette e i superpoteri del rancore

Loading

Semmai c’è da chiedersi perché non si siano ribellati, e più decisamente, tutti e 67, come vorrebbe il buon senso

Cancellieri: “Nel 2012 flusso ridotto da Libia e Tunisia, arrivati 1.056 migranti”

Loading

Audizione del ministro in Commissione parlamentare Diritti umani al Senato. Nel 2011 sono arrivati 28.431 cittadini stranieri. “Per loro pende un elevatissimo numero di domande per il riconoscimento della protezione internazionale”

Il muro americano anti-migranti e il neocolonialismo

Loading

In un paese in cui circa la metà della popolazione vive in povertà, è aumentata la massa di coloro che cercano di entrare negli Stati uniti

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment