La Fortezza Europa è un cimitero: decine di nuove vittime per mare e per terra

La Fortezza Europa è un cimitero: decine di nuove vittime per mare e per terra

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A Lampedusa arrivano i corpi di 19 migranti morti per assideramento. Tre i dispersi. In 18 persone annegano nel mar Egeo, tante altre intrappolate lungo la rotta balcanica

Alle frontiere d’Europa si muore per mare e per terra. Quattro stragi in appena quarantotto ore hanno messo fine alla vita di decine di migranti. Ieri intorno alle 13 sull’isola di Lampedusa sono arrivati 19 corpi e 58 superstiti dell’ennesimo naufragio. Altri tre compagni di viaggio sono dati per dispersi, senza speranze di trovarli ancora vivi.

INTORNO ALLE TRE di notte tra martedì e mercoledì la guardia costiera è intervenuta a 85 miglia di distanza, nell’area di responsabilità libica dove le motovedette italiane non si recavano da tempo, per un barcone alla deriva. A bordo i militari hanno trovato una situazione straziante con diversi cadaveri e molte persone in stato di semi-incoscienza. Qualcuna è deceduta durante il trasporto verso l’isola pelagica, probabilmente per ipotermia. Stato in cui si trovavano anche sette sopravvissuti, tra cui un bambino piccolo rimasto senza la madre, portati d’urgenza al poliambulatorio di Lampedusa in vista di un trasferimento in elisoccorso. La condizione di cinque persone è stata giudicata immediatamente critica, tra assideramento e intossicazione dai fumi del carburante. Non tutti sarebbero fuori pericolo di vita.

Le ricostruzioni sono in corso, ma il barcone sembra partito dalle coste libiche di Abu Kammash. Non è chiaro se lunedì, come sostengono alcuni superstiti, o vari giorni prima, come hanno raccontato altri. Le condizioni del mare sono peggiorate durante la traversata. «Scene di pietà – ha detto il sindaco di Lampedusa Filippo Mannino – Spero che un giorno tutto questo finirà, un conto è vedere questo strazio e un altro è raccontarlo. Il mare è in tempesta, si pensi che il traghetto di linea non è dato in partenza nei prossimi giorni. Non arriverà prima di sabato».

SEMPRE IERI 18 migranti sono annegati nell’Egeo, al largo di Bodrum, sud-ovest della Turchia. Con loro c’erano altre 21 persone tratte in salvo dalla guardia costiera di Ankara, che ha dato la notizia.

Martedì invece, oltre a un cadavere in mare da giorni recuperato dalla guardia di finanza e portato a Lampedusa, altri morti si sono registrati davanti alle coste tunisine. «Purtroppo nelle ultime ore abbiamo appreso da fonti locali che la barca partita da Sfax è naufragata a poche miglia dalla costa in acque territoriali nordafricane. Sul posto è intervenuta la Garde Nationale tunisina che ha soccorso e riportato a terra solo 16 sopravvissuti, recuperato 19 corpi senza vita, mentre 21 persone sono ancora disperse», aveva fatto sapere l’altro ieri l’ong Mediterranea, che punta il dito contro «le politiche di chiusura del governo italiano e delle istituzioni europee».

LO STESSO GIORNO Fratelli d’Italia esultava sui suoi canali social per l’ennesimo fermo amministrativo contro una nave ong, la Sea-Watch 5. Le autorità italiane continuano a dispensare a piene mani queste misure nonostante l’impennata dei morti in mare e nonostante il fatto che quando poi arrivano davanti ai tribunali i provvedimenti vengono annullati quasi sempre. L’ultimo caso è quello della Geo Barents, che lo scorso fine settimana ha ottenuto la terza vittoria in tribunale per le detenzioni tra il 2021 e il 2024.

Secondo i dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, che includono soltanto i decessi confermati e che ancora non sono aggiornati con i morti di questi giorni, nei primi tre mesi di quest’anno lungo la rotta centrale del Mediterraneo hanno perso la vita 624 persone. In tutto il 2025 erano state 1.330. «I morti sono più del doppio dello scorso anno. E nonostante questo dramma il governo continua a navigare nell’indifferenza e l’Europa è sempre più disinteressata – afferma monsignor Gian Carlo Perego, presidente della fondazione Migrantes della Cei – Addirittura si fermano le navi Ong o le si manda a sbarcare a 1.000 miglia di distanza: un’assurdità che impedisce i soccorsi. E ai morti si uniscono le immagini e i racconti drammatici dei migranti in Libia: i nuovi crocifissi».

«LA CONTABILITÀ delle morti in mare è scioccante, mentre il silenzio del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che non sa esprimere neanche il cordoglio, ci indigna perché rasenta la complicità», attacca Alleanza verdi e sinistra. Per il Pd e i 5S sono i rappresentanti regionali della Sicilia a puntare il dito contro il governo e chiedere di «cambiare rotta».

«Sono morti per ipotermia e a causa della politica europea di dissuasione, dell’ostacolo ai soccorsi e della mancanza di rotte sicure», scrive Msf. «Queste continue stragi in mare mostrano il fallimento delle politiche italiane ed europee, tutte rivolte ai respingimenti e alle deportazioni, al finanziamento delle milizie libiche. Il risultato finale sono centinaia di morti innocenti settimana dopo settimana», afferma Mediterranea, che chiede di aprire canali umanitari. Per Sea-Watch: «Almeno 104 persone sono morte in mare negli ultimi tre giorni. L’unico modo per porre fine a queste morti è attraverso rotte sicure verso l’Ue. Tutti hanno il diritto di chiedere asilo». Secondo Save the children: «L’assenza di un meccanismo europeo coordinato di ricerca e soccorso costringe migliaia di uomini, donne e minori a viaggi sempre più pericolosi, lasciando il salvataggio al caso, alla fortuna o alla buona volontà dei singoli Stati. Finché l’Ue non sceglierà vie sicure e un sistema strutturato di soccorso, continueremo a piangere morti evitabili». «Per l’ennesima volta assistiamo a quella che non può essere chiamata “tragedia”. È, invece, il risultato di precise politiche», sostiene Francesca Saccomandi, operatrice di Mediterranean hope, ong che fornisce assistenza umanitaria al molo Favaloro.

ALTRE NOTIZIE drammatiche sono poi arrivate dalla rotta balcanica dove nelle paludi al confine tra Bosnia e Corazia ci sono decine di migranti intrappolati e dispersi. Nell’area di Babina Greda, 240 chilometri a sud-est di Zagabria, sono intervenuti circa 100 soccorritori di protezione civile, vigili del fuoco e polizia. «Il terreno è estremamente impervio e inaccessibile – ha dichiarato il ministro dell’Interno croato, Davor Bozinovio – Nel 2025 abbiamo registrato 14 decessi di migranti e almeno due quest’anno nel tentativo di attraversare il confine».

* Fonte/autore: Giansandro Merli, il manifesto



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