Le guerre di Trump e il fanatismo mistico che Leone mette a nudo

Le guerre di Trump e il fanatismo mistico che Leone mette a nudo

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Le parole del papa sulla «blasfemia della guerra e la brutalità del business» hanno verbalizzato un’evidenza che troppi tacciono, rompendo il silenzio gradito al regime. L’identificazione del presidente con il Messia è norma corrente negli ambienti integralisti che sostengono le «guerre sante» scatenate da Trump

È stato un altro weekend forsennato per Donald Trump, il presidente che sta perdendo il controllo della guerra più inconsulta forse della militaristica storia nazionale. Prima ha ordinato il blocco navale dello stretto per non essere da meno dell’arcinemico iraniano.

Poi il comandante in capo ha rilasciato nuovi progetti per il suo arco di trionfo e, mentre i negoziati «fallivano», si è diviso fra golf ed un incontro di arti marziali miste Ufc al termine del quale ha espresso ammirazione la prestanza fisica e la bellezza del campione brasiliano Paulo Costa.

All’ostentato disinteresse per la guerra che ha scatenato, è seguito l’attacco al Papa.

Le dichiarazioni di Leone hanno avuto la forza semplice di descrivere un mondo reso irriconoscibile, di nominare il «delirio di onnipotenza» e la bestemmia della guerra e del genocidio. Di squarciare l’opprimente normalizzazione creata dal silenzio generale.

L’attacco frontale di Trump («Non voglio un papa che critica il presidente degli Stati uniti eletto in un plebiscito…») è stato motivato proprio da questa capacità di dare un nome alla caotica immoralità del «comandante in capo».

Le parole sulla «blasfemia della guerra e la brutalità del business» hanno verbalizzato un’evidenza che troppi tacciono, rompendo il silenzio su cui conta il regime: nella bolla che sorregge il culto di Trump è vietato notare l’assenza dei vestiti dell’imperatore

Rompendo l’incanto del re nudo a cui più o meno passivamente partecipa il resto del mondo, Leone ha aperto uno spazio vitale per immaginare che «la violenza non avrà l’ultima parola», un pericoloso anatema per il culto della guerra e dello sterminio instaurato da Trump e Netanyahu.

Domenica tre cardinali americani hanno amplificato la posizione del Vaticano, allargando la critica “epistemica” alla propaganda prodotta attorno al conflitto. Nel programma 60 Minutes, gli arcivescovi Joseph Tobin di Newark, Robert McElroy di Washington e Blase Cupich di Chicago, hanno esteso il pensiero di Leone specificamente alla spettacolarizzazione e alla banalizzazione del culto di morte. «Stiamo deumanizzando le vittime della guerra, strumentalizzando la sofferenza di innocenti e la strage di bambini e soldati in spettacolo«, ha detto Cupich, vescovo della città natale di Prevost. «È vomitevole montare immagini di veri bombardamenti e la morte di persone con clip di film per divertimento. Siamo migliori di questo».

Quasi contemporaneamente, il post dell’autoritratto nei panni di un Gesù guaritore (poi rimosso per lo scalpore) è parso incarnare proprio la spettacolarizzazione ad oltranza del momento «apocalittico- demenziale» e l’iperrealtà in cui il presidente plenipotenziario ha trascinato un mondo post ideologico, post legale, post diplomatico e post razionale.

L’immagine del presidente «unto dal signore» ha i suoi precedenti; un’intera galleria di quadri di ammiratori ed immagini IA che ritraggono il presidentissimo in compagnia del messia cristiano.

Un’iconografia allegorica e semplificata in apparenza grottesca ma indicativa, tuttavia, della bolla di fanatismo mistico-folclorica necessaria a comprendere il fenomeno che ha condotto il mondo sull’orlo della terza guerra mondiale e che molto ha che vedere con l’integralismo evangelico, colonna portante della Trump coalition.

L’identificazione del presidente con il Messia è norma corrente negli ambienti integralisti che sostengono le «guerre sante» di Trump e di Netanyahu, giudicandole «necessità profetiche», propedeutiche al giudizio universale.

Con la cooptazione degli integralisti iniziata con Reagan, proseguita da Bush e culminata con Trump, i concetti precedentemente relegati alle frange esoteriche, sono stati elevati a dottrina ufficiale, apertamente proclamati, ad esempio, da Paula White-Cain, «consigliera spirituale» insediata nella Casa bianca,

Vertici istituzionali come il togato Samuel Alito, il presidente della Camera Mike Johnson e il capo del Pentagono Pete Hegseth, impongono preghiere ai sottoposti e proclamano la guerra agli «spiriti demonici» degli avversari.

La posizione chiara di papa Leone indica la necessità di denunciare queste mutazioni al cuore della superpotenza che con la sconsiderata guerra iraniana ha esplicitato il pericolo esistenziale che rappresenta per il mondo.

Mancano da oggi 1.011 giorni alla fine del mandato di Trump. Gli attuali equilibri politici del Congresso non consentono un impeachment e la rimozione per «manifesta incapacità di espletare le mansioni» (il 25mo emendamento) necessiterebbe della sottoscrizione della maggioranza dei ministri complici. Un segnale cruciale potrebbe venire dalle parlamentari di novembre.

Nel frattempo, i leader del mondo potrebbero seguire l’esempio di papa Leone e rompere il silenzio che abilita questa fase autodistruttiva dell’impero.

* Fonte/autore: Luca Celada, il manifesto



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