«Terrorismo di parola», condannato a 4 anni Ahmad Salem per video sui social

«Terrorismo di parola», condannato a 4 anni Ahmad Salem per video sui social

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Sul telefono presenti video in cui si esortava alla resistenza contro il genocidio

Ahmad Salem, 24 anni, libanese, un anno fa aveva richiesto la protezione internazionale alla questura di Campobasso. Lo hanno arrestato con le accuse di istigazione a delinquere e al terrorismo perché sul suo telefono erano stati trovati video – alcuni dei quali da lui pubblicati anche sui social – in cui si esortava alla resistenza contro il genocidio di Gaza, criticando anche l’inerzia dei governi arabi o si mostravano azioni di guerra all’interno della Striscia. Materiale che, peraltro, circolava ampiamente online.

«Materiale istruttivo», secondo gli inquirenti. E così il giovane è finito recluso nella sezione alta sorveglianza del carcere di Rossano, in Calabria: per la procura molisana tutto questo era infatti abbastanza per ipotizzare una forma di incitamento all’odio di natura jihadista. Ieri Ahmad è stato condannato a quattro anni dalla giudice Federica Adele De Santi, che ha accolto il pieno l’impianto accusatorio. Aggiungendo qualcosa in più. I pm infatti avevano chiesto una condanna a tre anni e mezzo. La difesa del 24enne, sostenuta dall’avvocato Flavio Rossi Albertini, aveva chiesto l’assoluzione.

Per tutte le sei udienze del suo processo, davanti al tribunale di Campobasso, si è sempre riunito un presidio a suo sostegno. Ieri, però, proprio in occasione dell’uscita della sentenza, l’atmosfera si è improvvisamente accesa. Senza alcun motivo apparente, infatti, la questura ha messo su un dispositivo di sicurezza clamoroso: traffico bloccato, divieto di vendita di alcolici, cassonetti bloccati, cestini sigillati, cani anti-esplosivo, agenti in massiccio dispiegamento.

«Una messa in scena spropositata e intimidatoria – scrivono dall’Osservatorio sulla repressione – che non rispondeva a esigenze reali di ordine pubblico ma alla volontà di trasmettere un messaggio politico preciso: chi manifesta solidarietà alla Palestina deve essere percepito come minaccia».

Ahmad Salem era arrivato in Italia dopo essere cresciuto in Libano nel campo profughi palestinese di al-Baddawi. Da qui la richiesta di asilo politico. Il sequestro del suo telefono però ha portato alle accuse di jihadismo. Per l’avvocato Rossi Albertini, che ha già annunciato ricorso in appello, è un caso di «terrorismo della parola».

* Fonte/autore: Mario Di Vito, il manifesto



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