Vittorio Agnoletto: «Il lusso di curarsi nella sanità privata: aumenta la rabbia dei lombardi»
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Intervista a Vittorio Agnoletto, Medicina Democratica: «A Milano scendono in piazza a migliaia, oltre l’attesa. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la “super-intramoenia” imposta dalla regione
È andata oltre le aspettative la manifestazione a difesa della sanità pubblica di sabato scorso a Milano. La rete di comitati, sindacati e partiti del centrosinistra ha portato in piazza 10 mila persone e il presidio sotto al Pirellone, sede della regione guidata dal leghista Attilio Fontana, ha dovuto trasformarsi in corteo per mancanza di spazio. A lanciare la mobilitazione tra le prime è stata l’associazione Medicina Democratica. Vittorio Agnoletto, medico ed ex-parlamentare europeo che nei movimenti sociali ha trascorso una vita intera, è nel direttivo nazionale dell’associazione e sabato teneva lo striscione di apertura del corteo. «Migliaia di partecipanti, più di ogni attesa», racconta ora a mente fredda. «Me l’aspettavo perché girando la Lombardia per partecipare a assemblee e dibattiti ho sempre trovato sale strapiene. C’è adesione perché c’è sofferenza. Adesso è il momento di superare la dimensione locale e aprire una vertenza nazionale sulla sanità pubblica».
Quali sono i principali motivi di malcontento tra gli utenti lombardi?
Ci sono liste d’attesa che superano l’anno e possono arrivare anche a due. Riguardano tutti, dalla cataratta per gli anziani alle valutazioni neuropsichiatriche per i bambini. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la vicenda della cosiddetta «super-intramoenia», con cui la Regione ha ordinato ai direttori generali delle aziende sanitarie di stipulare accordi con società assicurative, fondi e mutue per permettere l’accesso con un canale privilegiato a visite e ricoveri per chi è titolare di un’assicurazione privata. È un messaggio chiaro per chi magari aspetta una visita nel servizio pubblico da mesi.
Lamentele che riguardano non solo la Lombardia. Come mai la mobilitazione qui è più forte che altrove?
C’è un insieme di ragioni. In Lombardia la contraddizione tra sanità pubblica e privata è più evidente. Qui non mancano le strutture e non mi riferisco solo a Milano. Ma per accedervi devi pagare. È una situazione diversa da quella del sud dove si assiste a una desertificazione sanitaria. In secondo luogo, tutti si aspettavano che dopo la pandemia che ha colpito così duramente la Lombardia ci sarebbe stato un investimento in sanità territoriale, con incentivi all’apertura di nuovi studi di medicina generale. Invece il numero di consultori e di servizi per i minori è diminuito. In Lombardia oggi 300 mila persone non hanno un medico di base. Tutto questo stride con gli annunci di Bertolaso e Fontana, che a ritmo quasi quotidiano tagliano nastri di nuove strutture.
I fondi del Pnrr dovevano servire a migliorare la sanità territoriale in Lombardia e a realizzare le case di comunità. Come procede la riforma?
Tranne poche eccezioni, molte case di comunità sono semplicemente ex-ambulatori a cui sono state cambiate le insegne ma in cui non ci sono medici di base e infermieri. Si tratta in buona parte di un’operazione di maquillage. Molti ospedali di comunità sono stati affidati alla sanità privata. Siamo molto indietro anche nell’integrazione tra sanità e servizi sociali, altro obiettivo qualificante della riforma. In Lombardia ci sono poi problemi specifici per quanto riguarda il personale. Se mancano gli infermieri è anche perché la Svizzera è vicina: spesso basta fare pochi chilometri per superare il confine e beneficiare di retribuzioni che valgono il doppio o il triplo rispetto all’Italia.
Il prossimo fine settimana proprio a Milano si svolgerà l’XI congresso di Medicina Democratica. Cosa sarà al centro del dibattito?
Si partirà da un richiamo forte alle origini di Medicina Democratica. Pochi lo sanno ma Medicina Democratica è parte civile in quasi tutti i processi sui disastri ambientali e sulla sicurezza sul lavoro. Inoltre, porremo l’accento sul tema della prevenzione primaria, da non confondere con la diagnosi precoce. Parlo della prevenzione che ha a che fare con gli stili di vita e con la qualità dell’ambiente. È un tema che attraversa la penisola e le nostre iniziative, dalla battaglia contro i Pfas al fianco dei comitati in Veneto a quelle contro le nocività ambientali in Campania. Infine, al centro della discussione ci sarà anche la questione delle fragilità e delle disabilità. La legge sulla non auto-sufficienza approvata da questo governo rischia di tagliare fuori proprio i più fragili.
* Fonte/autore: Andrea Capocci, il manifesto
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