Abusi e torture israeliane sulla Global Sumud Flotilla, esposto del legal team
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Le violenze verso gli attivisti si sono acuite quando questi hanno improntato uno sciopero della fame e della sete come forma di protesta non violenta verso la decisione dell’Idf di deportare in Israele Thiago Avila e Saif Abukeshek, per sottoporli a degli interrogatori
Nella chat della conferenza stampa della Global Sumud Fotilla che si è tenuta ieri online alle ore 16, ora palestinese, si susseguono i messaggi di persone che cercano famigliari, amici, compagni. Nonostante il rilascio annunciato dal Ministro degli esteri Israeliano infatti, mentre scriviamo, le 175 persone sottratte con la forza alle barche con cui navigavano verso Gaza nel tentativo di romperne l’assedio sono ancora trattenute a Creta dalle autorità greche. Le notizie che arrivano sono tutt’altro che rassicuranti.
Le prime testimonianze raccontano di 40 ore di violenze deliberate a bordo della nave di Tel Aviv su cui gli attivisti sono stati fatti salire dopo essere stati sequestrati dalle imbarcazioni a vela nella notte tra il 29 e il 30 aprile.
Calci, pugni, costole rotte, occhi neri, sono le immagini che arrivano dai social, mostrando come gli occhi del mondo puntati addosso non siano bastati a evitare la macelleria da parte dei militari israeliani verso persone inermi.
Le violenze verso gli attivisti si sono acuite quando questi hanno improntato uno sciopero della fame e della sete come forma di protesta non violenta verso la decisione dell’Idf di deportare in Israele Thiago Avila e Saif Abukeshek, per sottoporli a degli interrogatori.
Un team legale internazionale sta lavorando alla richiesta di misure urgenti sia di fronte alle giurisdizioni nazionali che internazionali.
Abukeshek, nato a Nablus e con cittadinanza spagnola e svedese, viaggiava inoltre su un’imbarcazione, quella da cui è stato prelevato con la forza, battente bandiera italiana, la Eros 1, e su cui il governo italiano ha quindi “il dovere di adoperarsi per accertare responsabilità e fermare le condotte illecite”.
A metterlo nero su bianco è stato ieri in serata il team legale italiano, che ha depositato ieri un esposto presso la Procura di Roma affinché vengano effettuati i dovuti accertamenti di soggetti responsabili ed eventuali rilevanze penali.
“Le modalità di abbordaggio e sequestro avvenuti in acque internazionali, a poche miglia dalle acque nazionali greche, a nostro parere è un atto non soltanto in spregio del diritto internazionale, ma che legittima per l’ennesima volta Israele a poter agire come un criminale costantemente impunito” dice Tatiana Montella, nel team legale firmatario dell’esposto attuale e di quello sugli abusi perpetrati dai militari israeliani sugli attivisti nella precedente mistione della GSF, ora oggetto di indagine da parte della Procura di Roma con l’ipotesi di reato di tortura.
“Thiago e Saif sono trattenuti con presupposti del tutto illegittimi, dato che nulla hanno fatto le due persone se non navigare in acque internazionali, e per noi è un atto di un’assoluta gravità” continua Montella, specificando inoltre che le azioni compiute contro Saif Abukeshek sulla Eros 1 è come se fossero avvenute in territorio italiano. “Quello che tentiamo di ottenere in Italia, così come nel contesto europeo, è l’attivazione di ogni canale possibile affinché ai governi, in particolare quello italiano, si assumano le proprie responsabilità su quanto avvenuto su quelle imbarcazioni”.
Sono almeno 7 le imbarcazioni battenti bandiera italiana tra quelle sequestrate, 23 i connazionali che vi erano a bordo, 3 dei quali sono stati ricoverati presso le strutture sanitarie greche a seguito dell’attacco ricevuto, insieme ad altri 34 attivisti.
La furia israeliana non ha risparmiato neanche le imbarcazioni, che sono state distrutte: “abbiamo trovato un cimitero di barche abbandonate e vuote” ha raccontato Martina Comparelli di Fridays For Future, la cui imbarcazione è arrivata dopo le altre perché si era dovuta fermare per un’avaria.
Una delle imbarcazioni invece è stata lasciata alla deriva durante la tempesta con le persone a bordo. “L’appello che facciamo non è limitato alla Sumud Flotilla, ma si riferisce ad un piano più ampio” ha affermato l’attivista di GSF Hazami Barmada durante la conferenza stampa: “chiediamo urgentemente la liberazione degli attivisti ancora detenuti, di Thiago Avila e Saif Abukeshek, ma anche dei 10.000 palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, la maggior parte dei quali senza accuse. Chiediamo che la Comunità Europea e tutti i governi si assumano le loro responsabilità per tutelare l’iniziativa popolare che cerca di sfidare l’assedio e l’occupazione illegali di Israele sulla Palestina”. Intanto, presidi e manifestazioni sono previsti in numerose città.
* Fonte/autore: Giuditta Pellegrini , il manifesto
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