Cisgiordania: la pena di morte israeliana estesa ai Territori occupati

Cisgiordania: la pena di morte israeliana estesa ai Territori occupati

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Legge suprematista, si applica ai soli palestinesi

Con un ordine militare del capo dell’esercito responsabile dell’occupazione in Cisgiordania, la pena di morte approvata in Israele è ora applicata ai territori palestinesi. Estendere la legislazione civile israeliana in aree occupate rappresenta un’annessione di fatto, contraria al diritto internazionale. Lo avevano fatto presente persino i funzionari legali di Tel Aviv, chiamati a esprimere un parere in merito alla legge voluta dal ministro della sicurezza nazionale israeliano, il suprematista Itamar Ben Gvir.

QUELLO DI DOMENICA sera è l’atto definitivo che istituzionalizza l’omicidio discriminatorio mirato ai soli palestinesi. La natura razzista della norma risiede nelle scappatoie legali, individuate da Ben Gvir e approvate dalla Knesset, per elargire immunità ai cittadini ebrei d’Israele, che si trovino all’interno dei confini dello Stato o vivano da coloni nella Cisgiordania occupata. A tale scopo è stato necessario stabilire due principi che rafforzano un sistema legale già palesemente iniquo. Nelle corti civili d’Israele, l’applicazione della legge è limitata a chi agisce con l’intento di «negare l’esistenza dello Stato», clausola applicabile ai soli cittadini di origine araba. Nei territori occupati, invece, la norma è utilizzabile esclusivamente all’interno dei tribunali militari, ai quali sono destinati solo i palestinesi, escludendo quindi i coloni illegali che tentano di sottrarre loro terra e proprietà.

Il Comitato Onu per l’eliminazione della discriminazione razziale ha già stabilito che separazione legale pressoché totale tra coloni e palestinesi, configura una violazione della Convenzione internazionale contro l’apartheid. La Coalizione mondiale contro la pena di morte ha poi chiarito che l’introduzione della clausola sulla «negazione» dell’esistenza dello Stato d’Israele inasprisce la segregazione razziale: colpisce le motivazioni attribuite ai palestinesi, esentando di fatto i cittadini ebrei israeliani. Un sistema legale a doppio binario, in cui la pena di morte su base etnica completa l’impalcatura dell’occupazione, trasformando la resistenza alla sottomissione in un reato punibile con l’esecuzione da parte della potenza occupante.

A CUI SI AGGIUNGE la sostanziale immunità delle forze armate, che dispongono della vita della popolazione locale senza timore di sanzioni. Succede di continuo, come nel caso dell’uccisione, lo scorso marzo, della famiglia Bani Odeh: padre, madre e due figli massacrati dai soldati mentre tornavano alla propria abitazione nella Cisgiordania occupata. I militari responsabili non sono stati sottoposti ad alcun interrogatorio. Eppure, gli organi di stampa israeliani informano che il caso sarà presto archiviato. A quella dei soldati si somma la violenza senza freno dei coloni, che dall’inizio del 2026 hanno già ucciso almeno dieci palestinesi. Nessuno degli assassini rischia la pena capitale, ma se un palestinese si difende uccidendo il suo aggressore, grazie alla nuova norma i tribunali militari dovranno applicare la pena di morte senza possibilità di appello, commutabile in ergastolo solo in presenza di «circostanze speciali».

A Gaza, intanto, le stragi proseguono nonostante il cessate il fuoco. Domenica diversi bombardamenti hanno preso di mira una cucina di comunità, un’auto e un gruppo di civili, uccidendo sei persone in 24 ore. Tre delle vittime erano lavoratori di una mensa popolare di Deir al-Balah, dove si preparano e distribuiscono pasti per la popolazione sotto assedio. Anche ieri un raid ha fatto una vittima, a Khan Younis.

IL MINISTERO della salute di Gaza ha dichiarato imminente il disastro sanitario per circa 225mila pazienti che soffrono di ipertensione e non possono essere curati a causa della mancanza di farmaci. I medici hanno fatto sapere, inoltre, che i sistemi di diagnostica per immagini rimasti attivi rappresentano solo il 24% della strumentazione presente nella Striscia prima degli attacchi israeliani. I macchinari rimanenti sono sovraccaricati e l’assedio israeliano impedisce l’ingresso dei pezzi di ricambio necessari alla manutenzione. Le evacuazioni mediche dei pazienti più gravi procedono con estrema lentezza a causa dei blocchi di Tel Aviv e il valico di Rafah ieri è rimasto completamente chiuso. Dopo il blocco solitamente imposto dai militari nel fine settimana, le autorità di occupazione ne hanno impedito la riapertura senza fornire motivazioni.

* Fonte/autore: Eliana Riva, il manifesto



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