Esposto delle associazioni contro Leonardo per le «armi a Israele»
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Alla denuncia della rete di associazioni si è unita anche la cittadina palestinese, residente in Scozia, Hala Abulebdeh la cui famiglia è stata sterminata nei bombardamenti di dicembre 2023 a Khan Younis
È legittimo continuare a esportare armi verso un paese coinvolto in operazioni militari che hanno causato decine di migliaia di vittime civili e sono oggetto di gravi contestazioni da parte della comunità internazionale? Secondo la rete di organizzazioni della società civile, formata da, tra gli altri, da Arci, Acli, A Buon Diritto, AssoPace Palestina, Attac Italia, Pax Christi, Un Ponte Per con l’assistenza legale della Fondazione Hind Rajab, non è legittimo.
Per questo lo scorso settembre la rete ha citato in giudizio Leonardo Spa, chiedendo che siano dichiarare nulli i contratti di fornitura di armamenti stipulati dalla società che produce strumenti per la difesa con Israele, perché «in contrasto con l’articolo 11 della Costituzione, con la legge 185/1990 e con il diritto internazionale». La questione chiama direttamente in causa, secondo i ricorrenti, anche lo stato italiano in quanto, possedendo circa il 30% di Leonardo, «corresponsabile della fornitura di armamenti verso un paese coinvolto in gravi violazioni dei diritti umani». «Non è solo una questione politica ma di legalità costituzionale», ha spiegato la rete. Alla denuncia si è unita anche la cittadina palestinese, residente in Scozia, Hala Abulebdeh la cui famiglia è stata sterminata nei bombardamenti di dicembre 2023 a Khan Younis.
Dopo la prima udienza del 1 aprile, svolta in forma di trattazione scritta, però nessuna risposta. Il giudice aveva 30 giorni di tempo per pronunciarsi sui nodi preliminari ma ai ricorrenti non sono arrivate notizie. Tuttavia le organizzazioni sperano che durante il percorso processuale, possa essere chiamato in causa lo stato di Israele. Il giudice potrebbe anche ordinare a Leonardo, come richiesto dalla rete, l’esibizione dei contratti oggetto del ricorso, attualmente non accessibili. Dal 7 ottobre 2023 diversi paesi europei hanno introdotto restrizioni nella vendita di armamenti a Netanyahu a causa del genocidio dei palestinesi, ma non l’Italia che continua a consentire le forniture a Israele. «Questa causa mette in discussione una scelta precisa: continuare a commerciare armi anche di fronte a violazioni gravi e documentate dei diritti umani. Noi chiediamo che questa scelta venga giudicata per quello che è», dicono ancora le organizzazioni che collegano il silenzio di Leonardo alla crisi del governo Meloni.
La rete ha anche lanciato una raccolta fondi per sostenere i costi del procedimento. «Affrontare in tribunale un grande gruppo industriale e lo stato italiano è una sfida impari ma anche l’unico modo per trasformare l’indignazione in un atto concreto», hanno spiegato. L’obiettivo è raccogliere 25 mila euro per portare avanti un’azione «che potrebbe segnare un precedente: se accolta, la causa potrebbe impedire future forniture militari e ridefinire i limiti dell’export di armi italiano».
«La posta in gioco è chiara – hanno spiegato – stabilire se la Costituzione può essere aggirata quando si parla di commercio di armi. Noi crediamo di no».
* Fonte/autore: Luciana Cimino, il manifesto
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