Guerre dimenticate: oltre 100 civili uccisi in 3 giorni in Mali

Guerre dimenticate: oltre 100 civili uccisi in 3 giorni in Mali

Loading

Centro e nord del Paese fuori del controllo governativo. E a Bamako cominciano a scarseggiare i beni di prima necessità. Dopo gli ultimi attacchi e l’uccisione del ministro della Difesa il generale Goïta purga i vertici dell’esercito. Ma potrebbe aver perso il sostegno popolare. E i russi stanno a guardare

Diverse centinaia di persone si sono radunate questa domenica a Bamako, capitale del Mali, per manifestare il loro sostegno alla giunta militare al potere, mentre una nuova ondata di attacchi da parte di combattenti jihadisti ha colpito il centro del paese.

I miliziani del Gruppo per il sostegno all’Islam e ai musulmani (Gsim), ramo saheliano di Al-Qaeda, e i separatisti tuareg del Fronte di liberazione dell’Azawad (Fla) sono all’offensiva dal 25 aprile nel nord e nel centro del paese, dove controllano circa il 70% del territorio maliano. Dopo aver perso il controllo della città di Kidal il 25 aprile, l’esercito maliano e i suoi alleati russi dell’Africa Corps hanno abbandonato, nei giorni scorsi, il campo di Tessalit e Aguelhoc, senza combattere.

A Bamako, il blocco imposto dallo Gsim si sta intensificando, con alcuni beni di prima necessità che iniziano a scarseggiare. Venerdì, decine di camion merci sono stati bruciati sulle strade che collegano la capitale a Guinea, Senegal, Mauritania e Costa d’Avorio. I miliziani jihadisti hanno diffuso video di camion in fiamme, bloccando anche il passaggio di autobus e veicoli privati ​​su numerose strade che conducono alla capitale.

Anche la parte centrale del paese è ormai fuori dal controllo governativo. La Commissione nazionale per i Diritti umani (Cndh) sabato ha espresso «preoccupazione per l’instabilità del paese», dopo i due attacchi di venerdì contro i villaggi di Kouroude e Dougara (regione di Mopti) con oltre 70 vittime, che si aggiungono ai 40 civili uccisi mercoledì a Korikori e Gomossogou. Attacchi compiuti dai miliziani jihadisti contro i villaggi che si sono rifiutati di firmare accordi locali con il Gsim.

Oltre alle armi, l’offensiva dei ribelli contro la giunta militare in Mali si sta svolgendo anche sul piano della comunicazione. Lo scorso giovedì, i jihadisti del Gsim hanno lanciato «un appello all’unità per rovesciare il regime militare». Il comunicato, pubblicato sul sito jihadista Al-Zallaqa, propone «una transizione pacifica e inclusiva» verso un nuovo Mali, la cui «priorità essenziale sarà l’instaurazione della legge coranica», che è già stata imposta in diverse aree del centro e del nord del paese.

Nonostante le dichiarazioni di facciata riguardo «all’ordine ristabilito ed il rifiuto nel trattare con i miliziani jihadisti» – come indicato dal portavoce della giunta, il generale Issa Ousmane Coulibaly – la situazione in Mali sembra essere arrivata «ad un punto di svolta», a causa «della mancanza di sostegno da parte della popolazione nei confronti dei militari», secondo numerosi attivisti. Una conferma è la dichiarazione di domenica da parte dell’Alleanza dei Democratici nel Sahel (Ads) – formata da membri dell’opposizione in esilio – che richiede il «ritorno alla democrazia e la caduta dei regimi militari in Mali, Burkina Faso e Niger».

Situazione resa ancora più complicata dalla dura repressione governativa di questi giorni nei confronti di attivisti, partiti politici ed esponenti dell’esercito, prelevati e incarcerati con l’accusa di «terrorismo». La procura militare ha dichiarato di possedere «prove concrete della complicità di alcuni membri dell’esercito ed esponenti politici», accusandoli di aver contribuito alla «pianificazione, al coordinamento e all’esecuzione degli attacchi».

La fragilità della giunta emerge anche dalla decisione del generale Assimi Goïta — uomo forte del regime e presidente della transizione — di assumere personalmente l’incarico di ministro della Difesa, dopo la morte di Sadio Camara, artefice dell’alleanza militare tra il Mali e la Russia, ucciso in un attentato compiuto con un camion bomba lanciato contro la sua residenza. Con questa scelta, Goïta punta a consolidare il proprio controllo sulle forze armate e a imporsi come interlocutore privilegiato di Mosca, dopo che gli attacchi del 25 aprile hanno evidenziato «l’inefficacia del protettorato russo in Mali».

«La principale causa della probabile caduta del Mali risiede nell’incapacità della giunta di garantire sicurezza, assistenza sanitaria e giustizia, aggravata da una dura repressione nei confronti di oppositori politici, associazioni, stampa e, soprattutto, dei civili massacrati in questi anni dai militari e dai mercenari russi» ha affermato Wassim Nasr a France24. «Un contesto che ha favorito il reclutamento e l’ascesa dei gruppi jihadisti, oltre a rafforzare gli indipendentisti tuareg, esclusi dalla giunta e dal dialogo nazionale – ha precisato Nasr – con ripercussioni imprevedibili in tutto il Sahel».

* Fonte/autore: Stefano Mauro, il manifesto 



Related Articles

Nella Tijuana «trumpista» pietre sui migranti

Loading

Nella città messicana di frontiera, gruppi di residenti aggrediscono i primi 500 honduregni della carovana diretta negli Stati uniti

Kerry si arrabbia Miami si indigna

Loading

Usa/SPARITI I FINANZIAMENTI PER IL DISSENSO
Congelati i 20 milioni di dollari per il 2012. Ma ce ne sono altri 21 disponibili

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment