La Flotilla riparte dalle acque internazionali, un convoglio anche via terra

La Flotilla riparte dalle acque internazionali, un convoglio anche via terra

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In rotta verso la tappa turca per un reset, mentre si muove anche il “convoy” via terra: dal Nordafrica, in direzione Palestina. Nella chat di bordo parla Thiago Avila: «I bambini della Striscia non lo dimenticheranno»

A BORDO DELLA GLOBAL SUMUD FLOTILLA. A un certo punto, il nostro capitano ha alzato lo sguardo dal tablet di bordo, si è fregato le mani e ha tossicchiato un paio di volte per schiarirsi la voce. «Ragazzi – ha annunciato in inglese -, ora siamo in acque internazionali». Dietro di noi, la motovedetta della marina greca che ci stava seguendo ha fatto un’ampia virata ed è scomparsa all’orizzonte.

L’«ORGANISER» DI BORDO – che è più o meno la replica 2.0 dei commissari politici dei tempi delle Brigate Internazionali – aveva appena finito di ripeterci le procedure da attuare in caso di attacco incendiario con i droni, e siccome prevenire è sempre meglio che curare a ciascun passeggero della barca è stato immediatamente assegnato un turno di guardia di due ore, da svolgere in coppia con un altro membro dell’equipaggio. Lo chiamano “day and night watch”, e nelle ultime 24 ore ha rappresentato la nostra principale attività.

È con questo spirito, all’alba di ieri, che la Global Sumud Flotilla ha ripreso il suo lento viaggio verso oriente. Per le 33 imbarcazioni scampate all’attacco israeliano del 29-30 aprile – compresa “Bianca”, quella su cui mi trovo a bordo – la prossima tappa sarà la città turca di Marmaris, che dovremmo raggiungere nella stessa giornata di oggi. I due tratti più insidiosi del tragitto erano considerati, appunto, quelli che prevedevano l’attraversamento delle acque internazionali – uno di 12 miglia, tra Creta e Karpathos, e poi un secondo di 10, prima di giungere nelle acque di Rodi.

Era più che verosimile – si diceva – che l’Idf potesse approfittare proprio di questi due passaggi per farsi nuovamente viva, magari bombardandoci dal cielo. Ma tra ieri mattina e ieri sera gli unici scafi che si sono visti all’orizzonte sono stati i soliti general cargo diretti verso il Bosforo, i quali ovviamente non ci hanno degnato di uno sguardo, mentre sopra di noi c’erano soltanto le nuvole.

VERSO LA TARDA MATTINATA, in compenso, ha iniziato a circolare tra le chat di bordo l’ultimo messaggio di Thiago Ávila, che dopo essere stato sequestrato con Saif Abukeshek durante l’arrembaggio della scorsa settimana si trova attualmente detenuto nelle carceri israeliane: «Cari compagni – ha scritto il portavoce del movimento -, mi è appena giunta qui in carcere la notizia della vostra nuova partenza alla volta di Gaza».

E poi: «Ricordate gli addestramenti, rimanete sempre non violenti e prendetevi cura gli uni degli altri. Le azioni da voi compiute nell’ultimo mese hanno rotto il silenzio che stavano cercando di imporre su Gaza. La storia e i bambini di Gaza non lo dimenticheranno».

Prima di proseguire, tuttavia, la Flotilla avrà bisogno di riorganizzarsi. Perciò, appena giunti a Marmaris, i membri della missione si riuniranno in un grande meeting internazionale, nel corso del quale verranno «rivalutate e approfondite» le strategie politiche da adottare nel prossimo futuro. Si continuerà subito verso Gaza, come previsto dai piani? Oppure, potrebbero esserci ulteriori rallentamenti?

QUEL CHE È CERTO, è che questo improvviso pit-stop in terra anatolica ha fatto storcere non pochi nasi, specie tra gli attivisti più agguerriti. L’impressione è che i tempi possano effettivamente allungarsi non poco, soprattutto per evidenti ragioni di sicurezza, anche se questo porterebbe alla defezione di diversi membri della missione.

Intanto, seppur nel silenzio dei media, due giorni fa è partito alla volta di Gaza anche il Sumud Land Convoy. Lo compongono circa mille persone, tra cui anche diciotto italiani, che nelle prossime settimane percorreranno via terra tutto il Nordafrica, dalla Mauritania all’Egitto, e cercheranno di entrare nella Striscia attraverso il valico di Rafah. Con sé, gli attivisti portano una quindicina di camion di aiuti umanitari, alcuni bus medici, quindici ambulanze e una ventina di case mobili.

Fra tre giorni la carovana arriverà a Tripoli, dopodiché, in seguito a un breve stop, i mezzi ripartiranno in direzione della Palestina.

* Fonte/autore: Andrea Sceresini, il manifesto



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