Stati Uniti, bambino di due anni muore dopo la deportazione della madre
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Il piccolo era stato affidato a un parente violento. Ice accusa la donna di abbandono dopo aver ignorato le sue richieste di riavere il figlio. Un report del Brookings institute parla di 137.000 bimbi separati dai genitori
A gennaio l’Immigration and Customs Enforcement (Ice) ha deportato una donna dagli Stati Uniti, separandola dal figlio di due anni. A marzo il bambino è morto, e ora l’Ice la ritiene responsabile del suo decesso. Wendy Hernandez Reyes e sua sorella erano in macchina in Alabama, dirette al lavoro, quando la polizia della contea di Baldwin le ha fermate e consegnate all’Ice. Hernandez Reyes lavorava come operaia edile, non aveva precedenti penali ed era arrivata negli Stati uniti dall’Honduras nel 2022, come richiedente asilo. Dopo aver mancato un’udienza, un giudice aveva emesso un ordine di espulsione, ma sotto l’amministrazione Biden il suo caso non era considerato una priorità. Con la seconda presidenza di Trump lo è diventata.
DURANTE la detenzione in Louisiana Hernandez Reyes ha supplicato ripetutamente gli agenti di permetterle di ricongiungersi con il figlio Orlín Josué, due anni, cittadino americano. La richiesta è stata ignorata. La donna ha allora accettato che il bambino venisse affidato al cognato Samuel Maldonado Erazo, un ex militare honduregno che viveva in Florida, pensando che Orlín sarebbe stato meglio con i cugini, invece che in una casa sconosciuta con degli estranei. Meno di un mese dopo il suo arresto, la donna è stata deportata, e le sue richieste di essere ricongiunta al figlio per portarlo con sé sono state ignorate.
IL 4 MARZO Maldonado Erazo ha chiamato il numero per le emergenze dicendo che il bambino aveva avuto un collasso. Nell’articolo del Washington Post che ha reso pubblica questa vicenda è dettagliato in modo crudo e diretto un lungo elenco di violenze e abusi di ogni tipo, inclusi quelli sessuali, subiti dal bambino ed emersi dall’autopsia. Maldonado Erazo è stato arrestato e incriminato per omicidio e si è dichiarato innocente.
Una settimana dopo, il direttore dimissionario dell’Ice, Todd M. Lyons, ha rilasciato una dichiarazione pubblica senza esprimere condoglianze, ma accusando la donna di abbandono: «Hernandez Reyes ha scelto di lasciare suo figlio con un assassino violento che gli ha tolto la vita». Nella dichiarazione non sono stati citati i documenti processuali che attestano le ripetute richieste di Hernandez Reyes di portare Orlín con sé in Honduras, dove vive ora con la madre, a Lempira, una delle regioni più povere dello stato.
Il caso di questa donna e di suo figlio si inserisce in un quadro che un rapporto pubblicato dalla Brookings Institution prova a misurare per la prima volta con dati sistematici. Dall’insediamento di Trump, nel gennaio 2025, all’aprile 2026, circa 400.000 immigrati sono stati fermati e detenuti dall’Ice. I ricercatori stimano che almeno 205.000 fossero genitori di figli minorenni. I bambini con cittadinanza americana che hanno visto un genitore in detenzione sono circa 145.000. In 22.000 casi tutti i genitori conviventi sono stati detenuti contemporaneamente.
DEI DATI UFFICIALi non esistono, o meglio: il governo non li raccoglie in modo sistematico. Il Department of Homeland Security ha dichiarato per l’anno f 2025 un totale di 18.277 genitori detenuti con figli cittadini americani, un numero che i ricercatori Maria Cancian, Nissi Cantu, Lanikque Howard e Tara Watson definiscono «quasi certamente una sottostima sostanziale». Il 36 percento dei bambini coinvolti ha meno di sei anni. Più della metà ha un genitore che arriva dal Messico, oltre un quarto dal Guatemala o dall’Honduras.
QUELLO CHE SUCCEDE a questi bambini dopo l’arresto del genitore è in gran parte sconosciuto. La direttiva Ice prevede formalmente che gli agenti chiedano ai fermati se hanno figli a carico, nella pratica però questo non avviene quasi mai. Quando un genitore viene deportato, i figli vengono affidati informalmente a parenti o amici, spesso senza verifica sulle condizioni di accoglienza, e il sistema di welfare minorile interviene solo quando la situazione diventa critica. Brookings stima che solo il 5% dei bambini rimasti senza nessun genitore abbia ricevuto servizi dal sistema di protezione dell’infanzia: incrociando questo dato con quello dei minori i cui genitori sono stati arrestati e allontanati da loro, si ricava che circa 137.000 bambini siano fuori da qualsiasi sistema di monitoraggio.
AL MOMENTO negli Stati uniti ci sono circa 13 milioni di adulti in condizione irregolare o con protezione parziale, le cui famiglie includono più di 4,6 milioni di bambini cittadini americani con almeno un genitore a rischio di deportazione. La portata attuale della politica repressiva sull’immigrazione di Trump è già sufficiente a produrre danni strutturali su una intera generazione di bambini la cui condizione non viene monitorata, non viene documentata e non viene riconosciuta come una responsabilità dello Stato.
* Fonte/autore: Marina Catucci, il manifesto
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