Tasse e welfare, il modello del Brasile di Lula

Tasse e welfare, il modello del Brasile di Lula

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Il Brasile di Lula non è più un’appendice geopolitica di potenze più grandi e non guarda più all’Occidente come unico faro di libertà e indipendenza

Con una delegazione della Commissione per le questioni fiscali del parlamento europeo, che ho l’onore di presiedere, mi trovo in Brasile in visita istituzionale: il nostro obiettivo è quello di rafforzare la cooperazione contro evasione, elusione, frodi e riciclaggio, e lavorare insieme su tre fronti decisivi del XXI secolo: tassa sui multimilionari, tassa digitale e politiche di redistribuzione. Tutte battaglie su cui l’Ue di Ursula von der Leyen ha ammainato bandiera bianca scegliendo un suicidio politico ed economico che il nostro Continente sta pagando a caro prezzo.

Nella bandiera del Brasile campeggia un globo e questo non è un dettaglio estetico: è una dichiarazione d’intenti. Il Brasile di Lula non è più un’appendice geopolitica di potenze più grandi e non guarda più all’Occidente come unico faro di libertà e indipendenza. È una scelta politica, economica e culturale che parla anche a noi europei.

Lo scorso anno Trump ha aumentato i dazi dal 10% al 50% e questo nonostante – a differenza dell’Unione europea – il Brasile registri un deficit commerciale e non un surplus. Di fronte a questo atto di prepotenza, Lula non si è piegato e non ha firmato accordi capestro come quelli siglati da von der Leyen in Scozia. Lula ha risposto scegliendo la strada più razionale: diversificare il proprio export e rafforzare i rapporti con la Cina e l’Europa che resta il primo investitore estero e il secondo partner commerciale per import ed export.

Questa apertura multipolare si accompagna a una trasformazione interna che merita attenzione. Lula ha introdotto una riforma fiscale che, per la prima volta, tassa i più ricchi, i profitti e i dividendi. Ha proposto al G20 del 2025 una tassa globale sui multimilionari sopra i 100 milioni di euro ispirata alle idee dell’economista Gabriel Zucman. Ha applicato la minimum tax globale per le multinazionali e sta introducendo una tassa sui servizi digitali.

Sul fronte sociale ha aumentato il salario minimo, avviato la riduzione dell’orario di lavoro da sei a cinque giorni, con l’obiettivo di arrivare a quattro, e ha rilanciato la Borsa Família, un sostegno al reddito che ricorda da vicino il reddito di cittadinanza varato dal governo Conte e cancellato da Meloni.

Un’altra storia di successo è il sistema di pagamenti istantaneo pubblico, chiamato Pix, che è creato, gestito e regolato direttamente dalla Banca Centrale del Brasile e non da banche private o da un consorzio di operatori. Pix oggi è usato da oltre 150 milioni di persone e dimostra che la strada verso l’adozione di un euro digitale ambizioso e senza pastoie burocratiche è ineluttabile, come vogliamo fare noi per rafforzare il ruolo globale dell’euro e aumentare la nostra autonomia strategica.

Il Brasile di Lula ci ricorda che un altro modello è possibile: un Paese grande, aperto, progressista, che non si limita a scegliere da che parte stare, ma sceglie di stare con il mondo.

* Fonte/autore: Pasquale Tridico, Capodelegazione M5S al parlamento europeo, il manifesto



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