Trump in Cina, al centro il commercio: Stretto di Hormuz, «nessun pedaggio»

Trump in Cina, al centro il commercio: Stretto di Hormuz, «nessun pedaggio»

Loading

«Concordato» da Marco Rubio e il suo omologo Wang Yi: «Nessun paese potrà tassare» i naviganti. Xi Jinping ancora non conferma. Commercio al cuore del vertice. Ma anche Taiwan: la Casa bianca congela gli aiuti per agevolare il summit

TAIPEI Quando è atterrato a Pechino, alle 19.50 locali, Donald Trump ha trovato un caldo anomalo e 300 giovani cinesi muniti di bandierine di Cina e Stati uniti. Con loro, anche il vicepresidente Han Zheng, una banda militare e una guardia d’onore. Pochi metri dietro il presidente americano, Elon Musk. Ma tra i volti più ricercati c’è senz’altro Jensen Huang, l’amministratore delegato di Nvidia protagonista di un giallo che ha appassionato anche i social cinesi. Nei giorni scorsi, era stato escluso a sorpresa dalla lista dei 16 manager accompagnatori di Trump. Da Pechino, dove Huang viaggia di frequente ed è trattato come una rockstar, era stato visto come un segnale di chiusura ad accordi significativi sui chip. E invece, Huang è stato chiamato in extremis da Trump in persona. Il fondatore del gigante tech ha raggiunto l’Air Force One durante la sosta ad Anchorage, unendosi alla comitiva di cui fa parte anche Brett Ratner, il regista del documentario sulla (assente) first lady Melania. Sui social cinesi, dove l’hashtag #WelcomeTrumpToChina è in cima alle tendenze, sono diventati virali molteplici meme che raffigurano Huang aggrappato all’aereo di Trump. La sua presenza ha alzato le aspettative sulla visita, tanto che l’indice tech della borsa di Shenzhen ha raggiunto un massimo storico, con picchi per il produttore di batterie Catl e per Lens Technology, fornitore di Apple.

SEGUENDO un rigido protocollo che prevede misure di sicurezza rafforzate, Trump ha poi raggiunto l’hotel Four Seasons, a 700 metri dall’ambasciata americana e qualche chilometro dalla Grande Sala del Popolo, dove questa mattina si svolge l’atteso summit con Xi Jinping. «La Cina è pronta a collaborare con gli Stati uniti per ampliare la cooperazione e gestire le divergenze», ha dichiarato Guo Jiakun, portavoce del ministero degli esteri.

Oltre al colpo di scena su Huang, dalla vigilia è arrivato un altro segnale rilevante. «Usa e Cina hanno concordato di non consentire a nessun paese di imporre pedaggi per il transito attraverso lo Stretto di Hormuz», ha riferito un portavoce del dipartimento di stato americano all’agenzia di stampa giapponese Kyodo News. Da settimane, Pechino fa pressioni su Teheran per negoziare con Washington, ma mai in modo così esplicito. La Cina non ha confermato quello che sarebbe un notevole salto di qualità, derivante dall’ultima conversazione tra il segretario di stato Marco Rubio e il ministro degli esteri Wang Yi. Intanto, lo stesso Wang ha parlato con l’omologo del Pakistan, chiedendogli di aumentare gli sforzi per mediare tra Usa e Iran. Un’altra mossa utile a mostrarsi attivi per raggiungere una soluzione alla crisi e ridurre la pressione di Trump su uno dei nodi più intricati del vertice.

ATTESA PER CAPTARE eventuali segnali su Taiwan. Ieri, l’Ufficio degli affari di Taiwan di Pechino ha ribadito più volte l’opposizione alla vendita di armi americane a Taipei. Il riferimento è a un pacchetto da circa 20 miliardi di dollari, congelato dalla Casa bianca per tutelare il summit. Prima di partire, Trump ha detto che ne parlerà con Xi, rendendo almeno a parole ridefinibile un tema che sin qui era non negoziabile. Aspettarsi accordi in materia resta assai difficile, ma il leader cinese punta almeno a un rallentamento del supporto difensivo all’isola, e magari a qualche sfumatura lessicale più favorevole all’ipotesi di una «riunificazione pacifica».

Il cuore del vertice resta comunque il commercio. Ieri, si è svolto un nuovo round negoziale all’aeroporto di Incheon, alle porte della capitale sudcoreana Seul. Le delegazioni, guidate dal segretario al tesoro Scott Bessent e dal vicepremier He Lifeng, hanno avuto «uno scambio approfondito e costruttivo sull’ampliamento della cooperazione». Si va verso un’estensione della tregua sui dazi, con impegni cinesi sugli acquisti di beni agroalimentari e di jet civili della Boeing. Pechino si aspetta un allentamento delle restrizioni sulle catene di fornitura tecnologiche, oltre al riconoscimento simbolico di un rapporto paritario tra superpotenze.

LA CINA È CONVINTA di aver conquistato una posizione di forza, come si evince da un lungo editoriale del Quotidiano del Popolo, che di fatto presenta la prospettiva ufficiale del Partito comunista sulla visita di Trump. «Le relazioni tra Cina e Stati uniti sono giunte a un momento storico completamente nuovo. La stretta di mano tra i leader segnerà un nuovo punto di partenza». Motivo? «Oggi il dialogo tra le parti è più paritario, la comunicazione più pragmatica e le linee rosse più chiare», scrive l’organo ufficiale del Partito, che sostiene che Pechino abbia raggiunto il risultato attraverso la dimostrazione della propria forza. «In questi anni, di fronte a guerre tariffarie e guerre commerciali, la Cina è stata disposta a negoziare ma ha anche avuto il coraggio di combattere, mantenendo saldi i suoi principi. Questo ha dimostrato forza e ottenuto rispetto internazionale, ma ha anche creato le condizioni affinché entrambe le parti tornassero al tavolo negoziale per risolvere le divergenze attraverso il dialogo». Un avviso ai naviganti dei turbolenti mari globali.

* Fonte/autore: Lorenzo Lamperti,  il manifesto



Related Articles

Immigrazione. Le previsioni del Pentagono, i ritardi da colmare

Loading

Oggi profughi e migranti sono ancora pochi rispetto alla popolazione europea; resterebbero pochi anche allargando le maglie degli ingressi

I programmi faraonici promessi da Putin e un missile da crociera anti-scudo

Loading

Boom economico, lotta a calo delle nascite e povertà, armamenti sempre più moderni. Il futuro promesso ai russi a 17 giorni dal voto presidenziale

Di Maio firma l’intesa, l’Italia diventa la porta cinese sul Mediterraneo

Loading

Roma-Pechino. Accordi per 2,5 miliardi. Di Maio parla di un potenziale di venti miliardi. Il presidente del Consiglio Conte: «Costruire relazioni più efficaci»

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment