Un giudice USA sospende le sanzioni di Trump contro Francesca Albanese

Un giudice USA sospende le sanzioni di Trump contro Francesca Albanese

Loading

Violato il primo emendamento alla Costituzione Usa, che garantisce la libertà di esprimere “anche opinioni ritenute odiose”. Non solo, la garanzia si estende a chiunque nel mondo, quindi anche Julian Assange avrebbe potuto goderne se il patteggiamento imposto dal Dipartimento di Giustizia non l’avesse obbligato a non invocarla. Una prima vittoria per la relatrice speciale dell’Onu. E per il movimento pro-Pal

Mercoledì 13 maggio un giudice federale statunitense ha sospeso le devastanti sanzioni che l’amministrazione Trump aveva inflitto alla relatrice speciale dell’Onu Francesca Albanese per le sue impietose critiche del genocidio che Israele, sostenuto dagli Usa, sta commettendo a Gaza e in Cisgiordania. La sentenza del giudice Richard Leon presso la Corte Distrettuale di Washington DC appare qui.

Queste sanzioni avevano congelato il conto bancario di Albanese e avevano impedito che lei aprisse un nuovo conto presso qualsiasi altra banca in Italia o altrove o usasse una carta da credito qualsiasi; inoltre, avevano reso illegale sostenerla economicamente in qualsiasi maniera – poteva essere multato e incarcerato chiunque le offrisse anche un caffè al bar. Le sanzioni vietavano poi il suo ingresso negli Usa, dove vive sua figlia (che ha anche nazionalità statunitense) e dove ha il suo ufficio presso la sede dell’Onu a New York. Infine, le università statunitensi con le quali collaborava – anche a distanza – hanno chiuso ogni rapporto con lei.

Tutto ciò è stato dichiarato illegale dal giudice Leon in quanto viola il primo emendamento alla Costituzione statunitense, che garantisce la libertà di espressione e pertanto la libertà di esprimere “anche opinioni ritenute odiose”. Fatto eclatante, il giudice ha dichiarato che la protezione offerta dal primo emendamento si estende a chiunque nel mondo, pertanto anche a una cittadina non statunitense come Albanese. Ora abbiamo la conferma che Julian Assange avrebbe potuto godere della protezione del primo emendamento se il patteggiamento imposto dal Dipartimento di Giustizia non l’avesse obbligato a non invocarla.

Come si è arrivati a questo risultato? Lo scorso febbraio, la figlia di Albanese, tutelata dal padre, ha fatto causa sia contro Trump sia contro il segretario di Stato Rubio il quale, per giustificare le sanzioni che imponeva d’intesa con il presidente, aveva accusato Albanese di “fomentare l’antisemitismo, esprimere sostegno al terrorismo e disprezzare gli Stati Uniti d’America e Israele”. Gli avvocati che difendevano la figlia hanno potuto invocare non solo la protezione del primo emendamento alla Costituzione per vanificare le accuse di Rubio, ma anche la protezione del quarto e del quinto emendamento contro il sequestro di beni senza giusto processo.

La sentenza del giudice Leon è una vittoria per l’intero movimento pro Palestina: la giustizia statunitense ha proclamato che non è reato dire, come ha detto e ridetto Francesca Albanese, che Trump e il primo ministro israeliano Netanyahu vadano giudicati davanti alla Corte Penale Internazionale (CPI) per genocidio.

Ecco perciò l’importanza della nuova campagna “Defend the Defenders” che vuole, appunto, difendere non solo Francesca Albanese ma anche i giudici e i funzionari della Cpi, ugualmente colpiti dalle sanzioni di Trump. La campagna è stata lanciata dal Courage Foundation, la fondazione che lotta per i whistleblower e i giornalisti perseguitati e che è stata co-fondata nel lontano 2013 da Julian Assange (dal 2025 è una ong basata a Bruxelles con il nome Courage International AISBL, cioè Associazione Internazionale non a Scopo di Lucro).

La ong ha lanciato, dunque, una petizione che tutti possono sottoscrivere chiedendo agli Europarlamentari di includere le sanzioni di Trump e di Rubio nella tabella di provvedimenti esteri non riconosciuti (“bloccati”) dall’Unione Europea. Ciò significherebbe, ad esempio, che un giudice della Cpi attualmente con il conto bancario congelato, potrebbe ricominciare a utilizzarlo; potrebbe viaggiare; potrebbe ricevere lo stipendio – il tutto perché, grazie alla ”blocking statute”, non esisterebbe più in Europa l’obbligo di riconoscere le sanzioni statunitensi.

L’attivazione del blocco europeo sarebbe importante anche per Francesca Albanese nonostante il provvedimento giudiziario in suo favore. Infatti, si tratta di una “temporary injunction” e potrebbe essere rovesciata da una Corte superiore. Ecco perché la campagna di Courage International mette Albanese in primo piano, senza dimenticare naturalmente i giudici e i funzionari sanzionati della Cpi.

I gruppi pro Assange così attivi fino a due anni fa potrebbero riattivarsi ora e sostenere la Campagna per il blocco europeo delle sanzioni statunitensi. Riconosceranno nel direttivo di Courage International molte facce conosciute: a capo c’è Kristinn Hrafnsson, l’editore di WikiLeaks, insieme a Jennifer Robinson, l’avvocatessa di Assange, mentre come segretaria esecutiva c’è l’islandese Sunna Ævarsdóttir che è stata il relatore per Assange davanti all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.

* Fonte/autore: Patrick Boylan,  il manifesto



Related Articles

Dalla parte di Antigone e del diritto, contro il delirio disumano

Loading

Da aprile scorso l’Italia è caduta in un delirio autoritario, crudele, disumano, reazionario e nazionalista

Femminicidio, adesso si muove il Parlamento

Loading

DAL 2002, NEL MONDO, SECONDO DATI OMS, LA PRIMA CAUSA DI UCCISIONE DI DONNE TRA I 16 E I 44 ANNI È L’OMICIDIO DA PARTE DI PERSONE CONOSCIUTE. E il 35% delle donne subisce nel corso della vita qualche forma di violenza.

Macron a Calais, lo «scaricabarile» franco-britannico sui migranti

Loading

600 persone in accampamenti di fortuna. I Caes, «vetrina» dell’accoglienza, disertati dai rifugiati

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment