USA, da giorni è rivolta dentro e fuori il centro di detenzione dell’Ice di Delaney Hall
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Sesto giorno di proteste a Newark. Condizioni degne di un campo di concentramento, scatta lo sciopero della fame e del lavoro. Molte delle persone rinchiuse non dovrebbero trovarsi qui. E gli agenti attaccano chi manifesta solidarietà all’esterno
Circa trecento persone nel centro dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) di Delaney Hall, a Newark, New Jersey, sono in sciopero della fame e del lavoro da venerdì 23 maggio. La protesta, organizzata per unità interne, non è arrivata all’improvviso: era stata preceduta da lettere firmate dagli stessi detenuti riguardo alle condizioni della struttura: cibo scadente o avariato, mancanza di cure mediche, sovraffollamento.
Delaney Hall è una struttura da mille posti letto gestita dal Geo Group, società privata specializzata nella gestione di carceri e centri di detenzione per conto del governo federale, aperta circa un anno fa nella zona industriale di Newark ed è il centro di detenzione Ice più grande dell’area metropolitana di New York. I dirigenti del Geo Group hanno finanziato la campagna di Donald Trump del 2024 e hanno ottenuto un contratto da un miliardo di dollari in quindici anni.
Il senatore Andy Kim e il deputato Rob Menendez, entrambi democratici, hanno visitato la struttura sabato sera. Kim ha riferito di bagni sporchi, guardie abusanti e assistenza medica carente, e ha detto che ai detenuti vengono fatte minacce di deportazione verso paesi con focolai di ebola, come Uganda e Repubblica Democratica del Congo. Il senatore ha incontrato detenuti in attesa di un’udienza da quasi un anno, altri che non sono stati rilasciati nonostante abbiano vinto ricorsi per habeas corpus, e altri ancora trattenuti a Delaney Hall mesi dopo aver ricevuto un ordine di espulsione. Kim ha mostrato il calendario di un giudice dell’immigrazione di Newark, che ha dovuto valutare fino a settantaquattro casi in un solo giorno, potendo dedicare circa cinque minuti a testa.
Domenica sera la notizia che Ice stava per trasferire Martin Alonso Soto Hernandez, uno degli organizzatori dello sciopero, ha spinto i manifestanti radunati all’esterno a bloccare i veicoli. Agenti dell’Ice armati e mascherati hanno risposto alla protesta sparando fumogeni e manganellando, scene che non si vedevano dagli scontri di Minneapolis durante i quali due cittadini americani sono stati uccisi a gennaio. Kim era nel mezzo ed è stato colpito dai proiettili urticanti.
Menendez ha dichiarato di ritenere che molte delle persone detenute a Delaney Hall non rappresentino una minaccia per la collettività, incluso Martin, che «dovrebbe essere con i suoi due figli piccoli e la moglie incinta».
Lunedì mattina Ice ha dichiarato di aver disperso circa settanta manifestanti e trasferito Soto nella struttura di Elizabeth. Le visite a Delaney Hall sono state sospese. Il giorno stesso la governatrice democratica del New Jersey Mikie Sherrill si è presentata alla struttura e anche a lei è stato negato l’accesso. Il segretario del Dipartimento per la Sicurezza Interna (Dhs), il repubblicano Markwayne Mullin, ha proposto una rilettura alternativa della realtà e ha scritto sui social che non c’è nessuno sciopero della fame a Delaney Hall e che non esistono condizioni al di sotto degli standard minimi per la detenzione. Un portavoce del Dhs ha definito la visita della governatrice «niente più che uno stunt politico».
Il giorno dopo Kim ha chiesto un audit medico completo dei detenuti, il ripristino delle visite familiari e l’accelerazione delle udienze. Ha anche attaccato il Geo Group per aver anteposto il profitto alla qualità del cibo e all’assunzione di medici: «Abbiamo un sistema a scopo di lucro — ha dichiarato il senatore — che cerca di capitalizzare sulla miseria umana e non risponde a nessuno».
Mullin ha alzato ulteriormente il tiro apparendo su Fox News, dove ha annunciato che il Dhs sta valutando piani per bloccare il processamento di passeggeri e merci internazionali negli aeroporti delle cosiddette “sanctuary cities” proprio in risposta a quanto accaduto a Newark. Il Dipartimento di Giustizia ha pubblicato una lista di queste città che include, tra le altre, Newark, New York, Chicago, Los Angeles, Philadelphia e San Francisco. La misura avrebbe effetti immediati anche sul Mondiale di calcio Fifa, che inizia a giugno, con oltre cinquanta milioni di passeggeri internazionali attesi solo nei tre aeroporti dell’area di New York.
Nel secondo mandato di Trump quasi cinquanta detenuti Ice sono morti, il numero più alto da almeno vent’anni. Mercoledì mattina, per il sesto giorno consecutivo, i manifestanti erano di nuovo fuori da Delaney Hall.
* Fonte/autore: Marina Catucci, il manifesto
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