Bersani:Della Valle condivisibile ma no a scorciatoie come nel ’94

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ROMA – Il sasso nello stagno gettato dall’imprenditore Diego Della Valle con il suo appello-inserzione “Politici, ora basta”, pubblicato due giorni fa su alcuni quotidiani italiani, fa ancora discutere. L’attacco sferrato da Mr. Tod’s ai politici che non vogliono il bene dell’Italia e che danno di sé uno «spettacolo indecente e irresponsabile», per questo «non più tollerabile da gran parte degli italiani», è stato criticato da destra e sinistra. Con alcune eccezioni, come il ministro Maroni, Pisanu, Formigoni, da una parte. E Casini e il partito di Fini dall’altra. A metà  strada Idv con Di Pietro e Sel di Vendola.
Fa rumore la sferzata di Rosy Bindi del Pd («Non si fa così») che torna a ribadire il fastidio per l’iniziativa: «Ha detto bene il presidente Napolitano. La politica siamo tutti noi e nessuno si può tirare fuori». A correggere, in parte, il tiro è intervenuto ieri Pierluigi Bersani, ospite di “Che tempo che fa” su Raitre. Il leader democratico ammette che le posizioni dell’imprenditore marchigiano sono condivise «da milioni di persone che non hanno i soldi per pagarsi le pagine dei giornali». Ma la «critica radicale», seppur «giusta», visto lo spettacolo indecoroso «che questo Paese sta dando», deve essere fatta «nel nome della buona politica». Il problema «da che lato lo affrontiamo?», si chiede. «Dal lato ‘tutti nel mucchio, tutti uguali, scarpe e ciabatte’?». Ma «siamo partiti così quindici anni fa», avverte Bersani. «Con una scorciatoia che ci ha allungato la strada verso non si sa dove». Di Pietro, intanto, torna a provocare: «Ma Montezemolo e Della Valle dov’erano fino a ieri?», invitando gli industriali a «sporcarsi le mani». Critiche arrivano anche dalla Confesercenti. «Il metodo, non il merito, è poco condivisibile, un’anomalia», attacca il presidente Marco Venturi. «Solo in pochi sono in grado di acquistare le pagine dei giornali per esprimere un’opinione».
Pessime notizie, intanto, dai conti pubblici. Il servizio Bilancio della Camera corregge la nota al Def (il Documento di economia e finanza), licenziata dal ministero del Tesoro pochi giorni fa. Secondo i tecnici della Camera, la pressione fiscale potrebbe salire ben oltre il 43,8%, lì stimato, e arrivare nel 2012 al 44,1%. E poi al 44,8% nel biennio successivo (2013-2014), per effetto della clausola di salvaguardia inserita nella delega fiscale, ovvero il probabile taglio lineare di agevolazioni e detrazioni fino a 20 miliardi. Rilievi giungono anche sui risparmi ottenibili dal fronte pensioni. Troppo forti le differenze tra le due stime (relazioni tecniche alle manovre e Def), scrivono i tecnici. Anche su questo, si chiede un chiarimento al governo.


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