La Corte di Giustizia Europea boccia la Commissione: Apple rimane esentasse

La Commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager aveva ordinato al governo irlandese di esigere i 13,1 miliardi di tasse (più interessi) che Apple avrebbe dovuto pagare fra il 2003 e il

Vincenzo Maccarone * • 16/7/2020 • Europa, Globalizzazione,sviluppo, multinazionali, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 250 Viste

La Corte di Giustizia Europea ha inferto un duro colpo alla strategia della Commissione Europea contro la concorrenza fiscale sleale fra gli stati membri.

A seguito di un’indagine aperta nel 2014, nel 2016 la Commissione aveva rilevato come in Irlanda la multinazionale americana Apple avesse beneficiato di un regime di tassazione che l’aveva portata a pagare una tassa effettiva dello 0,005 per cento sui profitti riportati nel 2014 da Apple Sales International, una sussidiaria della compagnia registrata nel paese.

Bollando queste pratiche come aiuti di stato illegali secondo la legislazione Ue, la Commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager aveva dunque ordinato al governo irlandese di esigere i 13,1 miliardi di tasse (più interessi) che Apple avrebbe dovuto pagare fra il 2003 e il 2014.

Il governo irlandese ha però fatto ricorso contro la decisione insieme ad Apple, e ieri il Tribunale della Ue – organo di primo grado della Corte di Giustizia Europea – ha accolto il ricorso, annullando la decisione della Commissione per insufficienza di prove.

SODDISFATTA, OVVIAMENTE, l’azienda di Cupertino, così come il governo irlandese, per il quale in caso di verdetto negativo si sarebbero prospettate scelte difficili.

Da un lato, la bassa tassazione sulle imprese è il caposaldo della politica di attrazione degli investimenti diretti esteri, su cui si basa da decenni il modello di crescita irlandese e che nessun governo ha mai messo in discussione.

Dall’altro, se il ricorso fosse stato respinto, sarebbe stato molto difficile giustificare il mancato utilizzo di una somma di denaro così ingente, specie a seguito della crisi causata dal Covid-19.

La portavoce all’economia dei Verdi, da qualche settimana partner di una coalizione di governo insieme ai due partiti di centro-destra Fianna Fáil e Fine Gael, aveva già messo in dubbio la liceità di un nuovo ricorso da parte di Dublino nel caso di una decisione sfavorevole della corte.

A FARE RICORSO SARÀ invece quasi certamente la Commissione, per la quale la sentenza rappresenta una battuta d’arresto rispetto alla strategia contro i paradisi fiscali seguita finora dalla Vestager (riconfermata nel suo ruolo anche nella nuova Commissione), basata sulla legislazione sugli aiuti di stato.

Già nel 2019 il Tribunale dell’Unione Europea aveva annullato un’analoga decisione della Commissione nei confronti della catena di caffè Starbucks, accusata di beneficiare di un trattamento fiscale di favore da parte del governo olandese.

Non è probabilmente un caso che nella giornata di ieri la Commissione abbia lanciato anche un ‘pacchetto per una tassazione equa e semplice’, che prevede una serie di nuove iniziative atte a limitare la concorrenza sleale fra gli stati membri in materia di tassazione.

Molto difficile però che si arrivi ad un compromesso in tempi brevi, mentre la discussione a livello Ocse su una tassazione minima sulle corporation a livello globale procede stancamente dopo l’uscita degli Usa dai negoziati.

* Fonte: Vincenzo Maccarone, il manifesto

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