Guida alla manovra. Le pensioni

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Chi vorrà  anticipare il pensionamento ora deve raggiungere 42 anni e un mese (41 anni e un mese le donne). Per il resto, sì al contributivo pro-rata per tutti e blocco dell’adeguamento all’inflazione, a eccezione dei trattamenti più modesti. Queste, in estrema sintesi, le misure più significative del pacchetto previdenziale. 
Sale l’età  
L’equiparazione dell’età  pensionabile delle donne con quella degli uomini era già  stata decisa dal precedente governo. La riforma Fornero ha accelerato il cammino.  Da gennaio l’età  delle donne del settore privato (quelle del settore pubblico dall’anno prossimo vanno in pensione a 65 anni) sale a 62 anni e sarà  ulteriormente elevata a 63 anni e 6 mesi nel 2014, a 65 anni nel 2016 e a 66 a partire dal 2018. La salita dell’età  c’è anche per gli uomini, i quali a partire dal 2012 potranno ottenere la vecchiaia solo dopo aver compiuto 66 anni. 
Anzianità  
A partire dal 2012 per ottenere la pensione prima della vecchiaia occorrono 42 anni e 1 mese per gli uomini e 41 anni e 1 mese per le donne, requisisti parametrati alle speranze di vita a partire dal 2013. Tali requisiti sono comunque aumentati di un ulteriore mese per il 2013 e di un ulteriore mese a decorrere dal 2014. Questo significa che nel 2013, anno in cui si cominceranno a innalzare tutti i parametri anagrafici sulla base delle cosiddette speranze di vita, il minimo di contributi richiesto per l’anzianità  sarà  di 42 anni e 5 mesi. Ma non è finita qui. Al fine di disincentivare il pensionamento anticipato rispetto a quello di vecchiaia, è stata introdotta una misura di riduzione. Qualora, infatti, si chieda la pensione di anzianità  prima dei 62 anni di età , l’assegno verrà  corrisposto, per la quota retributiva, con una riduzione dell’1% per ogni anno di anticipo (sale al 2% dal terzo anno in su). 
Contributivo per tutti 
Dall’anno prossimo anche a coloro che avevano 18 anni di contributi al 31 dicembre del 1995, verrà  applicato il meno vantaggioso criterio contributivo. Il passaggio al contributivo per tutti è pro-rata, riguarda cioè la sola contribuzione versata dal 2012. Una novità  tutto sommato poco dolorosa, che incide in maniera modesta sul calcolo della pensione finale. Per alcuni, il contributivo può rappresentare addirittura un miglioramento. Chi resta a lavorare più a lungo, anche oltre i 40 anni, infatti, ha la soddisfazione di vedersi incrementare la rendita; in quanto 40 anni, lo ricordiamo, è il tetto massimo dell’anzianità  utilizzata per il calcolo retributivo. Secondo le stime, la riduzione dell’assegno finale dovrebbe aggirarsi intorno a un punto percentuale per ogni anno di contributivo. In linea di massima si può dire che tanto più è vicina la pensione e tanto più alto è lo stipendio, meno si perderà . 
Indicizzazione 
Tra le correzioni apportate al testo originario, vi è anche l’innalzamento dell’asticella del blocco dell’indicizzazione da 936 a 1.405 euro (da due a tre volte il minimo). L’anno prossimo dunque gli assegni fino a 1.405 euro beneficeranno dell’aumento legato all’inflazione (2,6% in più). Le pensioni più alte rimarranno al palo.


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