Peugeot-Citroen, rosso record da 5 miliardi

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PARIGI — Un 2012 da dimenticare, uno degli anni più delicati della lunga storia industriale del gruppo Psa Peugeot-Citroen: in dodici mesi la casa automobilistica ha perso 5 miliardi di euro, in parte a causa della svalutazione degli asset. Ma al di là  della perdita contabile, le altre cifre dimostrano la profondità  della crisi: il fatturato è sceso del 5,2% a 55,4 miliardi, ma quello della sola divisione auto è crollato del 10,3%; il risultato operativo è negativo per 576 milioni a livello di gruppo e per 1,5 miliardi nel settore automobilistico. L’azienda dovrebbe riuscire a raggiungere il pareggio di bilancio solo a fine 2014, ma la Borsa sembra credere nel suo piano di risanamento, tanto che ieri il titolo è salito del 7,29%. In ogni caso, il ministro delle Finanze, Pierre Moscovici, ha ribadito che non ci sarà  nessun intervento pubblico. Una nazionalizzazione, ha detto in un’intervista, «non è assolutamente di attualità ». La garanzia data dal Tesoro alla banca del gruppo sarà  l’unico aiuto pubblico: «Abbiamo fatto quel che doveva essere fatto». E adesso spetta al management risanare la società .
Anche Philippe Varin, presidente e amministratore delegato, ha escluso una partecipazione dello Stato al capitale, un’idea che del resto la famiglia Peugeot ha sempre scartato durante le crisi del passato. Il numero uno del gruppo è convinto di poter far uscire il gruppo dalla tormenta con una duplice strategia, a breve e a medio-lungo termine. Nell’immediato, Varin intende condurre in porto la ristrutturazione annunciata in estate, sulla quale si è arrivati a un accordo di massima con i sindacati, esclusa la comunista Cgt: saranno soppressi 8 mila posti di lavoro, 3 mila lavoratori che andranno in pensione non saranno sostituiti, lo stabilimento di Aulnay-sous-Bois, a nord della capitale, verrà  chiuso. Un piano necessario, ma insufficiente per ridare prospettive a più lungo termine.
Psa, infatti, soffre di alcuni mali strutturali: è troppo dipendente dalle vendite sui mercati europei (60% del totale), i due marchi si fanno a volte concorrenza fra di loro, la competitività , come in altri settori, è minata dalle debolezze strutturali dell’industria transalpina. Gli investimenti degli anni scorsi in Cina, Brasile e Russia dovrebbero cominciare a dare i primi risultati, ma soprattutto Varin punta su una riorganizzazione commerciale e industriale. Per quanto riguarda i modelli, le due case si coordineranno: alla linea Ds della Citroen l’alto di gamma, alla Peugeot il segmento medio-alto, alla linea C della Citroen il medio, senza però scendere ai livelli delle low cost, da cui il costruttore continua a tenersi lontano. Il lancio di 17 modelli nel 2013 è stato confermato, ma soprattutto l’azienda ha in cantiere una riorganizzazione industriale: entro il 2018, tutti i modelli del gruppo saranno assemblati su due sole piattaforme, di cui una concepita insieme alla Opel (General Motors controlla il 7% di Psa). Infine, la casa di Sochaux cercherà  di fabbricare modelli da commercializzare su tutti i mercati (in Europa come nei paesi emergenti) per ammortizzare meglio gli investimenti.


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