Scene da Guerra fredda a Mosca Smascherato agente della Cia

MOSCA — I ferri del mestiere ci sono tutti, dalle parrucche alla bussola, agli occhiali scuri e alle mazzette di banconote da cinquecento euro. Una storia che ci farebbe tornare indietro agli anni della Guerra fredda, se non fosse per l’uso di conti anonimi su Gmail e di computer appena acquistati in contanti per non lasciare tracce elettroniche. L’arresto di una presunta spia americana presa mentre cercava di reclutare un agente russo dell’antiterrorismo accende la fantasia ma soprattutto rischia di pesare sull’ennesimo tentativo di riavviare le relazioni tra i due Paesi dopo il gelo degli ultimi tempi. La collaborazione dopo le bombe fatte scoppiare a Boston dai due fratelli ceceni sembrava aver aperto un nuovo capitolo, aver avviato un nuovo «reset» dei rapporti.
Ma ieri l’Fsb, successore del Kgb, ha dato una pubblicità  veramente insolita all’operazione condotta contro il terzo segretario dell’ambasciata Usa, Ryan Fogle. Il filmato dell’arresto è stato consegnato alle televisioni e così il presunto agente della Cia sotto copertura diplomatica è comparso prima con una parrucca bionda durante l’arresto e poi assieme a tutto il suo armamentario in un ufficio dei servizi segreti. Alla fine è stato consegnato a funzionari americani e invitato a lasciare immediatamente il Paese. Un agente dell’Fsb si è dilungato davanti alle telecamere e ai funzionari Usa a spiegare cosa aveva fatto Fogle e quanto l’accaduto fosse grave alla luce «della collaborazione tra i due Paesi» che nei giorni scorsi aveva portato anche a una visita del direttore dell’Fbi Robert Mueller. Affermazioni probabilmente messe assieme a beneficio dei telespettatori, visto che agli specialisti è noto come in questi anni le attività  dei servizi dei due Paesi siano proseguite senza interruzione. Basti ricordare l’arresto nel 2010 di una decina di agenti russi «dormienti» fra i quali la famigerata Anna Chapman.
Secondo i russi, Fogle avrebbe contattato per telefono un agente russo specializzato nella lotta contro il terrorismo proveniente dal Caucaso del Nord. L’agente avrebbe rifiutato una prima volta e sarebbe poi stato nuovamente chiamato per telefono da Fogle.
L’Fsb ha diffuso una lettera preparata dagli «amici» con le promesse e le istruzioni. Centomila dollari subito per discutere l’esperienza dell’agente, che era stata «molto apprezzata». La cifra sarebbe stata superiore in caso di risposte «a domande specifiche». Inoltre gli «amici» promettevano futuri bonus in caso di rivelazioni particolari e guadagni dell’ordine di un milione di dollari l’anno «per una collaborazione a lungo termine».
Le istruzioni erano molto dettagliate: aprire un account di posta su Gmail in modo anonimo presso un punto Internet pubblico, usando un computer che non avesse al suo interno alcun dato memorizzato. Si suggeriva di acquistare appositamente un nuovo laptop o tablet. Quindi l’agente avrebbe dovuto mandare una lettera a un certo indirizzo e aspettare una settimana per andare a leggere la risposta.
Non è chiaro se l’agente russo abbia allertato il controspionaggio o sia stato invece arrestato. In ogni caso Fogle sembra essere stato intercettato con addosso tutto il campionario. Una parrucca bionda e una bruna, tre paia di occhiali, bussola, cellulare apposito e molte migliaia di euro in tasca.
Sia da parte americana che da parte russa si pensa che l’episodio non avrà  conseguenze sulla ripresa dei rapporti: non saremmo di fronte a una nuova guerra di spie, anche se il Cremlino è da mesi impegnato in una specie di caccia alle streghe che però ha soprattutto risvolti interni ed è concentrata sulle organizzazioni non governative che ricevono aiuti economici dall’estero. Per legge si debbono registrare come «agenti stranieri» (vale a dire spie) e possono operare solo in maniera limitata. Trovare una vera spia americana con le mani nel sacco può certamente servire al presidente Vladimir Putin per rispondere a chi critica i suoi provvedimenti e dice che servono solo a limitare l’attività  della società  civile e dell’opposizione. Il fedelissimo Fsb ha dimostrato che le spie «sono tra noi» e operano attivamente.
Fabrizio Dragosei


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