“Ora il rischio Cernobyl è più vicino senza interventi il reattore può esplodere”

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ROMA – Dieci milioni di volte sopra i limiti. E’ questa la valutazione dei livelli di radioattività  nella centrale di Fukushima arrivata ieri mattina, con le scuse della Tepco, il gestore dell’impianto nucleare. Nel pomeriggio nuova correzione di tiro, nuove scuse: ci siamo sbagliati ancora è 100 mila volte sopra il limite. Cosa significa questo balletto di numeri? «Le rispondo prendendo, e supponendo che non venga smentito, il dato fornito dalla Tepco di 1 sievert ora», risponde Roberto Moccaldi, del servizio protezione e prevenzione del Cnr. «E’ una dose pari a circa 10 milioni di volte la quantità  massima accettabile per la popolazione. Ma per i lavoratori delle centrali nucleari il limite è 20 volte più alto. Durante un’emergenza questo tetto cresce ancora e in Giappone lo hanno ulteriormente alzato. Quindi tutto dipende dal punto di riferimento. In ogni caso sono valori alti». Che effetti comportano? «A questi livelli in poche ore di permanenza all’interno della centrale si raggiunge la dose letale chiamata 50/60, perché il 50 per cento delle persone esposte muore entro 60 giorni per i danni al midollo osseo: si perde la capacità  di produrre globuli rossi e globuli bianchi. I tecnici possono restare solo pochi minuti all’interno della centrale. E quindi il rischio è che l’instabilità  dei reattori aumenti». E se aumentasse? «Ci potrebbe essere un’esplosione più grave di quelle registrate finora. Un’esplosione che mandi in pezzi il contenitore primario, cioè lo scudo d’acciaio che trattiene la radioattività ». Come a Cernobyl? «A Cernobyl il contenitore primario non c’era proprio. Ma in sostanza lo scenario è simile. Finora la grande differenza è stata data dal fatto che il guscio di contenimento dei reattori ha fortemente limitato la fuga di radioattività ». Che però ha allarmato Tokio. Che rischio corre la popolazione attorno all’area dell’impianto? «Nel raggio di 30 chilometri l’esposizione, solo respirando, ha superato il limite suggerito per la popolazione che è di 1 millisievert l’anno. Per poter dare un giudizio su quello che succede in una zona più ampia occorrono altri dati: bisogna capire quanti radionuclidi sono entrati nella catena alimentare e quanti degli alimenti contaminati sono stati effettivamente consumati». Ancora una volta mancano i dati. La Tepco, che ha un lungo curriculum di reticenze, da una parte si scusa, dall’altra non sembra mettere gli esperti dell’Aiea in condizioni di fare valutazioni accurate. «C’è anche da dire che è una situazione in continua evoluzione. Ripeto, quello che mi preoccupa di più è il livello di radiazione che rende molto difficile raffreddare il reattore».


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