La commedia dei dispetti

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Ieri l’Eliseo ha prima comunicato di voler sospendere Schengen per fermare l’afflusso degli immigrati tunisini che l’Italia manda in Francia Poi ha parzialmente corretto il tiro spiegando che intende proporre una modifica delle norme del Trattato sulla libera circolazione in modo da prevederne la sospensione qualora un paese non riesca a far fronte al flusso di immigrati irregolari. Il vertice italo-francese di martedì si annuncia frizzante. Ma certamente non sarà  risolutivo. Al di là  dei sorrisi di facciata e delle immancabili dichiarazioni di buona volontà , infatti, questa tensione fa comodo a tutti. Berlusconi e la Lega non smetteranno di usare i ventimila tunisini irregolari sbarcati a Lampedusa come un randello brandito contro l’Europa fino a dopo le elezioni amministrative, ammesso che gli vadano bene. E Sarkozy non smetterà  di flettere i muscoli e di fare la faccia feroce contro Roma fino a che i sondaggi lo daranno in perdita di velocità  nei confronti dell’ultra destra xenofoba di Marie Le Pen. Già  mercoledì scorso Parigi aveva mandato una lettera alla Commissione europea per denunciare il governo italiano. Secondo i francesi, Roma avrebbe consegnato agli immigrati tunisini diretti in Francia documenti di viaggio sostitutivi del passaporto che non avrebbe avuto il diritto di rilasciare. Bruxelles, che già  diffida dell’Italia ma che ora sta cominciando anche a diffidare della Francia, ha aperto un’inchiesta per capire chi abbia ragione. Di certo, se la Commissione dovesse accertare che le autorità  italiane hanno dato a centinaia di immigrati irregolari documenti illegittimi per favorire il loro espatrio verso un altro Paese dell’Unione, l’ennesima furbata del ministro Maroni si ritorcerebbe per l’ennesima volta contro di noi. A questo punto sarebbe dimostrato che il governo Berlusconi agisce non solo contro lo spirito di Schengen, come è già  stato dichiarato da Francia e Germania, ma anche contro la lettera del Trattato. Gli accordi europei prevedono infatti che i documenti di viaggio provvisori possano essere rilasciati solo ai rifugiati politici che non siano in condizione di rivolgersi al proprio consolato per ottenere un passaporto regolare. E questo non è evidentemente il caso dei tunisini sbarcati a Lampedusa non per sfuggire ad una guerra o ad una persecuzione, ma per cercare fortuna in Europa. Il rischio per tutti noi è che questa guerra tra due populismi sulla testa di ventimila poveri diavoli finisca per affondare una delle poche conquiste europee che erano arrivate veramente a colpire l’immaginario della gente: l’abolizione delle frontiere. Già  la Commissione, nella sua ultima sessione prima delle vacanze pasquali, ha tenuto in dibattito di orientamento in cui esamina la possibilità  di proporre una modifica del Trattato di Schengen, in modo da escluderne temporaneamente un paese. Se il governo Berlusconi continuerà  a tenere in ostaggio il Trattato giocando sul filo delle interpretazioni legali, e magari scivolando grossolanamente dalla parte del torto, si può star certi che le modifiche limitative passeranno. E possiamo anche scommettere che i primi cittadini europei a sentirsi nuovamente chiedere il passaporto alla frontiera non saranno certamente i francesi o i tedeschi, ma piuttosto i greci o gli italiani. Se il governo Berlusconi da tempo è emarginato in Europa, finora questo ostracismo non si era ancora ripercosso su noi italiani. Ma nessuno è in grado di dire fino a quando l’Europa vorrà  e potrà  fare la differenza tra un governo sgradito e i cittadini che lo hanno democraticamente eletto.


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