In marcia per i detenuti politici

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Dalle associazioni cattoliche al mondo dello spettacolo in molti hanno aderito all’appello «Euskal presoak Euskal Herrira ». Ad aprire l’enorme serpentone umano che ieri ha invaso Bilbao sono le tradizionali parole che chiedono il rimpatrio nei Paesi Baschi dei detenuti politici che il governo di Madrid rinchiude nelle carceri di tutto il territorio spagnolo (e non) a centinaia di chilometri di lontananza dalle famiglie.
Nell’appello di convocazione della manifestazione, diffuso in decine di lingue (compreso l’italiano), il comitato organizzatore Herrira ha messo nero su bianco le altre rivendicazioni che le istituzioni spagnole dovrebbero accogliere per rendere credibile un processo di pace ad oggi ancora sponsorizzato dai soli movimenti baschi. «Liberare i prigionieri e le prigioniere con malattie gravi, porre fine all’estensione delle pene (in base alla tristemente nota dottrina Parot , ndr ) e abrogare le misure che comportano l’ergastolo, rispettare i diritti umani che spettano ai detenuti in qualità  di persone». Oltre 100mila persone, più di 300 pullman e migliaia di macchine, adesioni dal mondo della politica, della cultura e dello sport, militanti politici baschi e di altre parti del mondo, famiglie dei detenuti, singoli e associazioni per i diritti umani, un fiume di persone si è radunato al Casco Viejo . La manifestazione per denunciare il mancato rispetto dei diritti fondamentali nei confronti dei detenuti politici baschi perpetrato sia dal governo spagnolo che da quello francese (quest’ultimo accusato di aver sospeso, dall’elezione dei socialisti in Spagna nell’82, la dottrina Mitterand nei confronti dei rifugiati politici baschi), è ormai un appuntamento fisso di inizio gennaio degli ultimi 5 anni nel capoluogo della Vizcaya .
La canea mediatica che si è sviluppata intorno alle numerose adesioni al corteo di ieri (non solo strettamente politiche, basti pensare al filosofo Javier Sà¡daba, agli attori Pilar Bardem, Guillermo «Willy» Toledo, all’andaluso Juan Manuel Sà¡nchez Gordillo e ai deputati francesi Colette Capdevielle e Jean Lassalle) – culminata con la richiesta del ministro della Giustizia Gallardà³n di vietare il concentramento – ha provato a ridurre il contenuto di questa enorme piazza a un indistinto e criminoso appoggio ad Eta e ai suoi militanti arrestati. Non è un caso, infatti, che mentre il Pnv ( Partido Nacionalista Vasco ) non ha aderito alla piattaforma lasciando ai suoi militanti libertà  di scelta sulla partecipazione, il Partito Socialista Basco (Pse) e il Partito Popolare Basco (Ppv) hanno invece bollato il corteo come «criminale», invitando i propri iscritti ed elettori a non scendere in piazza e macchiarsi di complicità . Ma è l’evidenza delle partecipazioni e delle adesioni a mettere sotto accusa la stampa del governo Rajoy. Associazioni per i diritti umani, comunità  cattoliche di base, esponenti della società  civile basca, spagnola e internazionale, respingono l’accusa al mittente, ricordando come il corteo abbia poco o nulla a che fare con Eta e che anzi la richiesta di un cambiamento radicale della politica penitenziaria spagnola, oltre a essere un nodo che va oltre il braccio di ferro con l’organizzazione armata, rappresenterebbe il primo vero passo concreto per incentivare un dialogo e una processo di pace che dal 20 ottobre 2011 (dichiarazione di Eta sulla fine della lotta armata), versa in uno stallo imbarazzante.
Ciò nonostante, Rajoy e i vertici dell’ Audiencia Nacional sembrano non prestare attenzione ai moniti della comunità  internazionale e dell’opposizione interna che si sta coagulando intorno al tema della riforma penitenziaria. Venerdì, infatti, Andoni Laritz e Urtzi Exteberria (due presunti militanti di Eta) sono stati arrestati nel dipartimento di La Nièvre, Francia, l’ennesima operazione congiunta tra polizia spagnola e francese che innalza a 608 il numero dei detenuti politici baschi, dei quali 137 rinchiusi nelle carceri francesi. Un meccanismo repressivo che non agisce solo con arresti e operazioni di polizia, ma anche con linciaggi mediatici e politiche diffamatorie, come accaduto al calciatore Mikel Labaka, basco che milita nelle fila del Rayo Vallecano finito nel mirino della stampa nazionalista spagnola per aver «appoggiato la manifestazione di sabato in favore degli etarras » ( Abc ).


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