Telefonata di disgelo con Putin, ma è scontro sulle adozioni

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MOSCA — Insulti contro gli Stati Uniti e soprattutto una minacciosa richiesta scandita a piena voce: estendere a tutti i paesi stranieri il divieto di adozione dei bambini russi abbandonati, finora vietata ai soli americani. Almeno dieci mila manifestanti, palesemente reclutati e organizzati dal Cremlino, hanno attraversato ieri mattina il centro di Mosca sventolando bandiere russe e icone religiose per ribadire anche visivamente la tensione sempre crescente tra Mosca e Washington. Il tutto mentre appena poche ore prima Obama e Putin erano stati costretti a parlarsi per la prima volta al telefono dopo il terzo insediamento del presidente russo avvenuto ormai un anno fa.
I protagonisti della più grave crisi diplomatica dai tempi della guerra fredda hanno doverosamente scambiato un rapido parere sulla crisi siriana e convenuto di accelerare i tempi per una transizione politica che fermi il massacro. Sul resto hanno invece preferito sorvolare. Delle divisioni profonde tra i due paesi parleranno forse a quattr’occhi al prossimo G8 di giugno in Irlanda del Nord. Intanto il Cremlino, che ha pedantemente sottolineato come fosse stato «Obama a chiamare Mosca», cavalca il crescente sentimento popolare antiamericano.
Mentre i manifestanti telecomandati (si parla di un compenso di circa quindici euro a persona) urlavano la loro rabbia simu-lata, la situazione sul piano delle adozioni internazionali dei bambini russi degenerava ancora. La vicenda più spinosa è quella di Maksim bambino di tre anni figlio di una ragazza madre alcolizzata, adottato insieme al fratellino Kirill di un anno più piccolo da una coppia texana. Il bambino, il 21 gennaio, è morto in casa in circostanze poco chiare. E la vicenda serve al governo per giustificare davanti all’opinione pubblica il veto d’adozione posto contro i cittadini americani. Le autorità  russe sospettano che la madre adottiva sia responsabile della
morte e chiedono l’immediato ritorno in Patria del fratellino. A niente è servita la spiegazione dei giudici texani che considerano la morte accidentale. Il tutto mette a margine il vero motivo del clamoroso veto deciso da Mosca: una “reazione simmetrica” alla cosiddetta legge Magnitskij varata negli Stati Uniti per bandire dal paese tutti i funzionari russi ritenuti coinvolti nella misteriosa morte di un giovane avvocato anticorruzione in un carcere di Mosca. La lista Magnitskij, che contiene nomi di personaggi vicini al potere russo sarà  pubblicata entro un mese. Una misura che il Cremlino cerca in ogni modo di scongiurare.


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