Ucraina, la sfida della cronista picchiata “Non ho paura, lotterò per la libertà”

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MOSCA — «L’hanno ridotta proprio male ma lei continuerà a lottare per il suo Paese, perché è una donna molto determinata e che nulla spaventa, neanche la morte», racconta il vice presidente vicario del Parlamento europeo ed esponente Pd, Gianni Pittella, parlando di Tetyana Chornovil, la giornalista ucraina selvaggiamente picchiata la notte di Natale. Pittella l’ha incontrata ieri sera all’ospedale di Kiev, dove è ancora ricoverata. Gli chiediamo se può fornirci una diagnosi più precisa, lui che prima di dedicarsi interamente alla politica si laureò in medicina. Dice: «La giornalista ha ancora il viso tumefatto, un occhio pesto, il naso rotto. Senza contare il trauma cranico per cui è ancora ospedale».
E ha paura, adesso Tetyana? Paura che per le sue inchieste scomode qualcuno le abbia messo una taglia sulla testa?: «No, e mi ha detto di essere perfettamente consapevole dei rischi che corre. Non teme di morire, e lo ha dimostrato in anni di lotta. Vuole continuare a smascherare gli abusi e i furti del potere, e vuole farlo da giornalista ma anche da semplice cittadina per aiutare l’Ucraina a uscire dal regime che l’opprime ».
Tre uomini l’hanno quasi ammazzata di botte, e nei giorni scorsi la polizia ha arrestato cinque persone. Ma lei si è fatta un’idea di chi possa essere il mandante del suo pestaggio? «Tetyana Chornovil è convinta che sia lo stesso presidente Viktor Yanukovic, che la detesta perché fu lei a svelare in un suo articolo come si era intascato, in modo tutt’altro che limpido, circa 2 miliardi di dollari ». La giornalista 34enne diventò famosa nel 2012 dopo essersi intrufolata nella lussuosissima villa di Yanukovich. «Secondo Tetyana, l’Unione europea dovrebbe varare delle sanzioni economiche. Non contro l’Ucraina, ma ad personam, nei confronti del presidente ucraino. Basterebbe impedire a lui e ai suoi familiari di prelevare denaro dai conti europei o anche di girare liberamente nei Paesi dell’Unione. Solo così si potrebbe ottenere qualcosa. Altrimenti, dice sempre la giornalista, nulla cambierà, perché Yanukovic è alla testa di una sistema mafioso intorno al quale girano enormi quantità di denaro».
Nei giorni della protesta proeuropea nel cuore di Kiev, nella Meydan occupata, Tetyana è subito diventata l’eroina della piazza. Ma le ha fatto piacere diventare un simbolo della rivolta? «No, perché mi ha confidato che non riesce a rallegrarsi per la situazione politica che scuote in queste settimane l’Ucraina, e che lei avrebbe preferito vivere nella normalità di un sistema democratico. Ma continuerà la sua battaglia, nonostante le difficoltà. Mi ha anche detto di aver dovuto aspettare mesi prima di poter pubblicare il suo articolo contro Yanukovich. E mi ha spiegato che in Ucraina la censura è spietata, anche sul web. Giudica perciò di fondamentale importanza che noi, uomini di un mondo più libero, ci occupiamo della mancanza di libertà in Paesi come il suo».
A Kiev, Pittella ha avuto modo di occuparsi di un’altra donna perseguitata dal regime, Yulia Timoshenko. Dopo aver incontrato la figlia Eugenia, il vice presidente del Parlamento europeo ha dichiarato: «Quello che stanno subendo l’ex premier ucraina, e come lei l’ex-deputato e suo avvocato, Sergij Vlasenko, ma anche la stampa libera e tanti altri cittadini comuni, è inaccettabile per i più elementari diritti umani e democratici. Faccio mia la richiesta avanzata da Eugenia Tymoshenko di chiedere al governo italiano, e al premier Letta, di sostenere la lotta per la democrazia in Ucraina nel programma della prossima presidenza italiana dell’Ue».


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