Etruria

Etruria, il presidente Consob lancia la bomba. Boschi risponde con un sms

Il presidente Consob: «Venne a Milano per parlarmi della banca». La sottosegretaria: «Voleva vedermi a casa sua. Ho il messaggio. Nessun favoritismo, non mi dimetto»

Andrea Colombo • 15/12/2017 • Lavoro, economia & finanza, Politica & Istituzioni • 481 Viste

All’improvviso nella già torbida vicenda delle crisi bancarie spunta l’ombra di Harvey Weinstein, il satiro di Hollywood. Succede nel corso della puntata di Otto e mezzo trasformata su richiesta della sottosegretaria Boschi in un’ordalia tra lei e Marco Travaglio: «Ci sono stati più incontri con Vegas. Il 29 maggio 2014 mi chiese di incontrarlo a casa sua, alle 8 di mattina. Risposi che ci dovevamo vedere al ministero o in Consob. Non a casa sua».

PER UN ATTIMO è inevitabile la sensazione di trovarsi di fronte non a una trasmissione sulle banche ma a una nuova puntata su questa o quella molestia internazionale. Più #metoo che Banca Etruria. E’ un effetto voluto. La sottosegretaria ex ministra infatti non solo assicura di avere un sms a testimonianza del singolare invito da parte del capo di Consob ma aggiunge anche che Travaglio la attacca tanto perché è donna e comunque «mi odia». Si spiega così l’insistenza con cui nella commissione d’inchiesta sulle banche il renziano Vazio aveva chiesto a Vegas se avesse mai proposto all’allora ministra un incontro in un luogo diverso dalla sede della Consob.

PER IL RESTO MARIA ELENA Boschi ripete quanto scritto e affermato per tutto il giorno. Tutto correttissimo. Nessuna pressione a favore di Banca Etruria né con Giuseppe Vegas e neppure con l’ex ad Unicredit Federico Ghizzoni, col quale ammette per la prima volta di «aver parlato» ma anche in questo caso, senza nessuna pressione. Conclusione scontata in partenza: «Non mi dimetto. Non c’è stato nessun favoritismo nei confronti della mia famiglia. Le opposizioni ripetono da due anni le stesse cose». Segue annuncio di causa per risarcimento danni a carico di Marco Travaglio e del pentastellato Luigi Di Maio perché lei non è «attaccata alla poltrona ma alla verità».

QUANTO ALLA CANDIDATURA, spetterà al partito decidere se rimetterla in campo. A lei, giura, piacerebbe tanto poter correre in Toscana. E’ l’opposto di quanto circola in Parlamento, dove la ricerca (difficile) di un collegio sicuro per l’ex ministra, dunque lontanissimo dalla sua Toscana, è sulla bocca di tutti da settimane. Almeno in questo caso le sarà facilissimo chiarire la situazione: nessuno le impedirà di candidarsi nella sua regione e meglio ancora se nella sua città.

BASTERÀ LA STERZATA sull’incontro in casa Vegas rifiutato a salvare Maria Elena Boschi da un discredito che pare ormai irreversibile? Non è facile. Nella cerchia stretta renziana si aspettavano il colpo, ma quando arriva davvero, la mazzata di Vegas si rivela violentissima. Al suo ultimo giorno di direzione Consob Giuseppe Vegas crocifigge Maria Elena Boschi. Lo fa come usa tra persone di potere, fingendo di non voler accusare e anzi assicurando che l’ex ministra non ha fatto nulla di men che lecito. Ma il risultato è quello voluto. Vegas infatti racconta di aver «avuto modo di parlare della questione» con la Boschi. Ricorda che era «preoccupata perché c’era la possibilità che Etruria venisse incorporata nella Popolare Vicenza, il che era di nocumento per la principale industria di Arezzo: l’oro». Nessuna pressione però, ed è del tutto normale che una parlamentare«si interessi della sua consituency».

CERTO POI L’ARGOMENTO tornò in ballo un paio di volte, in un caso a cena, ed è qui che Vegas, preso di mira dai renziani in una commissione costituita apposta per affibbiare alle istituzioni di vigilanza ogni addebito sulle crisi bancarie, si vendica col massimo della velenosità: «Nell’aprile 2014 la ministra Boschi chiese di vedermi, venne a Milano». La data indicata da Vegas precede giusto di un mese l’ascesa di Pier Luigi Boschi alla vicedirezione di Etruria, della quale il capo di Consob fu informato in anticipo dalla stessa Maria Elena. Il viaggio a Milano di una ministra le cui competenze neppure sfioravano la faccenda, quando il bruciante incartamento relativo alla banca di cui il padre stava per diventare vicepresidente era sul tavolo del governo, non si può derubricare neppure con la migliore volontà a banale interessamento di una deputata per le peripezie del proprio territorio.

INFATTI BASTA GUARDARE nei video l’espressione del presidente Casini e dei commissari per certificare che si tratta di una bomba e che la portata della deflagrazione è chiara a tutti. L’interessata viene avvertita telefonicamente in tempo quasi reale. La disposizione di Renzi è chiara già da giorni: se uno non ha niente da nascondere deve fare in modo che tutti se ne rendano conto. «Tutti», in questo caso, significa gli elettori ma ancora prima i frequentatori della rete e i telespettatori. Maria Elena Boschi, mentre fioccano le richieste di dimissioni con M5S e Leu in primissima fila, tiene botta. Risponde subito smentendo tutto sui social. Chiede lei il duello con Travaglio. Sfida tutti a trovare una sola menzogna nel suo discorso alla Camera. L’analisi grammaticale la assolve. Quella politica la condanna.

FONTE: Andrea Colombo, IL MANIFESTO

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