Rapporto Istat. Donne e uomini vittime di molestie sui luoghi di lavoro

Nove milioni le persone di sesso femminile che hanno subito abusi nel corso della loro vita. Molto alto anche il dato sull’universo maschile: 3,7 milioni

Antonio Sciotto • 14/2/2018 • Lavoro, economia & finanza, Studi, Rapporti & Statistiche • 287 Viste

Ricatti al momento dell’assunzione o per la progressione di carriera. C’è chi è costretto a cedere per non perdere il posto. I sindacati: in tanti non denunciano per paura

Quasi 9 milioni di donne molestate sessualmente e ben 3,7 milioni di uomini: è il quadro che esce dall’ultimo rapporto Istat, che per la prima volta rileva anche il dato per l’universo maschile. In particolare, il rapporto si concentra sugli abusi sui luoghi di lavoro: molestie all’atto dell’assunzione o della progressione di carriera, ricatti per mantenere un posto. L’orribile campionario è vario, e a compiere l’abuso è principalmente l’uomo, sia quando la vittima è dell’altro che quando è del proprio sesso. Gli autori delle molestie a sfondo sessuale sono in gran parte uomini, spiega infatti l’Istat: 97% per le vittime donne e 85,4% per vittime uomini.

SCENDENDO NEL DETTAGLIO, dal rapporto – relativo al 2015-2016 – emerge che sarebbero quasi 9 milioni (più precisamente 8.816.000) le donne colpite dal fenomeno tra i 14 e i 65 anni di età, oltre 3 milioni quelle che hanno subito le molestie negli ultimi 3 anni. Concentrandoci solo sul mondo del lavoro, l’Istat stima che siano 1 milione e 404 mila le donne che hanno subito molestie fisiche o ricatti sessuali. Dato che negli ultimi 3 anni ammonta a 425 mila.

Con riferimento ai soli ricatti sessuali sul luogo di lavoro si stima che nel corso della vita 1 milione 173 mila donne (7,5%) ne siano state vittime per essere assunte, per mantenere il posto di lavoro o per ottenere progressioni nella carriera. Al momento dell’assunzione sarebbero state colpite soprattutto donne impiegate (37,6%) o lavoratrici del settore commercio e dei servizi (30,4%). Ma la quota maggiore delle vittime lavorava o cercava un impiego nell’ambito delle attività professionali, scientifiche e tecniche (20%) e nel lavoro domestico (18%).

NELL’11,3% DEI CASI le donne vittime hanno subito più ricatti da una stessa persona, che si ripetono quotidianamente o più volte alla settimana nel 32,4% dei casi. In tutto questo viene rilevato che la grande maggioranza delle vittime ritiene molto o abbastanza grave il ricatto subito (70%), tuttavia quasi sempre nessuna vittima ne ha parlato con alcuno sul posto del lavoro (81%).

Per quanto riguarda le vittime di sesso maschile, si stima che circa 3,7 milioni di uomini siano stati oggetto di molestie sessuali nel corso della loro vita, pari invece negli ultimi 3 anni a 1 milione e 274 mila .

PER TIPOLOGIA LE VIOLENZE verbali appaiono quelle più diffuse, sia nel corso della vita (24% delle donne e 8,2% degli uomini), sia nei tre anni precedenti all’indagine. Molto diffuse anche le molestie con contatto fisico: si tratta di situazioni in cui le vittime sono state accarezzate o baciate contro la propria volontà. Queste avrebbero colpito nel periodo interessato il 16% delle donne e il 3,6% degli uomini.

Nella maggior parte dei casi le molestie con contatto fisico sono perpetrate da estranei o da persone che si conoscono solo di vista (15,8%). Avverrebbero, considerando l’intero ciclo di vita e non solo l’attività lavorativa, soprattutto sui mezzi di trasporto pubblici per le donne (28%) e per gli uomini segnatamente in locali pubblici come pub, discoteche e bar (29,2%).

RILEVATA ANCHE UN’ALTA percentuale di molestie via web, piuttosto prevedibili nell’Italia degli odiatori da tastiera e dei webeti: durante l’arco di vita il 6,8% delle donne ha ricevuto proposte inappropriate o commenti osceni sul proprio conto mediante i social network; c’è poi un 1,5% a cui è capitato che qualcuno si sia sostituito per inviare messaggi imbarazzanti, minacciosi o offensivi verso altre persone. In questo ambito il dato relativo agli uomini è diverso, pari rispettivamente al 2,2 e all’1,9%.

«Solo negli ultimi tre anni – commenta Annamaria Furlan, segretaria Cisl – sono state 167 mila le donne che in ufficio o in azienda hanno subito forme di ricatto. Ed è emblematico che nell’80% dei casi le vittime non ne hanno parlato sul posto di lavoro, quasi nessuna ha denunciato quanto accaduto alle forze dell’ordine».

SULLA PAURA DI DENUNCIARE e l’esigenza di sostenere le vittime si concentra anche la Cgil: «È evidente – dichiara la segretaria confederale Tania Scacchetti – la correlazione tra questi numeri e le condizioni del lavoro: cresce il dato sulle dimissioni in relazione alla nascita dei figli; proliferano gli annunci di offerte di lavoro che selezionano in base allo stato civile e alla volontà o meno di diventare madri; resta drammatica la situazione delle lavoratrici di settori come quello domestico, e permane lo sfruttamento di donne e uomini stranieri il cui permesso di soggiorno è legato all’attività lavorativa. Per prevenire questi abusi serve sostenere e allargare la legislazione, estendere gli accordi contro la violenza e le molestie in recepimento della convenzione di Istanbul».

FONTE: Antonio Sciotto, IL MANIFESTO

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