Caos a Manduria, a centinaia evadono dal campo

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 MANDURIA – «Maroni può mandare quante navi vuole, tanto poi gli immigrati si smistano da soli nel resto d’Europa» ridacchiano i cittadini di Manduria assiepati di fronte all’ingresso del centro di accoglienza allestito all’interno del vecchio aeroporto militare, mentre centinaia di tunisini se la danno a gambe levate per i campi e tra gli ulivi. Si chiama fuga di massa. Comincia non appena arrivano alla tendopoli i primi pullman con a bordo i migranti. Erano sbarcati dalla nave Excelsior, attraccata nel porto di Taranto: sono 1.716. Dopo un altro paio d’ore di viaggio, raggiungono questa città  del Tarantino, scendono dal bus e non si fermano più: l’entrata del villaggio è a destra, ma un bel po’ di giovanotti, hanno tutti tra i 20 e i 30 anni, corrono verso sinistra come gazzelle. Quelli che, invece, vivono là  dentro già  da qualche giorno, afferrano con tutte e due le mani la rete di recinzione, la sollevano e strisciano fuori. Via, sempre di corsa, verso Oria, dove c’è la stazione ferroviaria più vicina, lontana tre chilometri. “Sport” sorride un ragazzo e allarga le braccia. Sì, insomma, dopo una traversata disastrosa dall’Africa fino alle coste italiane, un soggiorno tutt’altro che comodo nell’isola di Lampedusa, volete avere paura di una passeggiata lunga tremila metri? Il colpo d’occhio è impressionante: spuntano dappertutto, i nordafricani. Nessuno li insegue, solo un paio di guardie forestali a cavallo galoppano avanti e indietro per bloccarli. Un poliziotto scuote la testa: «Si sparpagliano a ventaglio, non c’è la possibilità  di fermarli. Che cosa dovremmo fare, sparare ad altezza d’uomo?». Meglio lasciarli perdere. Ma così non può andare avanti. Lo Stato dà  l’impressione di fare una figuraccia. Tant’è che dalla prefettura parte il diktat di rafforzare il dispositivo di sicurezza. Fonti della polizia locale fanno sapere alle otto della sera che qualcosa come 200 fuggiaschi non sono più uccelli di bosco: «Individuati, fermati e riaccompagnati» a contrada Paioni. L’aria è quella del coprifuoco: nessuno può avvicinarsi all’accampamento del disonore. Accesso negato ai giornalisti. Porte sbarrate per Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, e per il segretario regionale del partito, Mimmo Lomelo. Il campo non è vuoto: ma quasi vuoto, sì. Gli ospiti sarebbero, secondo alcune stime, non più di quattrocento. Avrebbero dovuto essere circa 3mila 500. Una vera e propria evasione. Per conquistare una strada ferrata e abbandonare Manduria. Poliziotti presidiano lo scalo ferroviario di Oria, che è transennato: accade, per la prima volta, da sei giorni a questa parte. Quello di Taranto è invaso da un centinaio di profughi e la tensione sale alle stelle: bersagliati dalle telefonate, i centralini di 113 e 112. Per scongiurare altri guai, decidono di non fare scendere a terra altri 600 immigrati. Sono sul Catania, non possono uscire dal traghetto della Grimaldi lines. Potrebbero essere trasferiti a Manduria stamattina, ma qualcuno non esclude di farli traslocare in Basilicata, nel centro di accoglienza tirato su a Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza. Ma nessuno dei viaggiatori vuole continuare ad essere recluso nelle stive del traghetto e alza la voce. È lo stesso traghetto che nella traversata da Lampedusa era stato il teatro di un’altra protesta: qualcuno, a quanto pare, si era accorto che la prua dello scafo aveva fatto rotta per la Tunisia una volta lasciata la Sicilia. Ritornare a casa? Mai. Sarebbe scoppiato il putiferio. La confusione è totale. Il ministro dell’Interno Maroni promette al sindaco Tommasino che “fra un mese” tutto sarà  finito: chiudo la tendopoli di Manduria. Su cui sventolano cartelli scritti da questo esercito di invisibili: “Vogliamo la libertà . Niente altro”.


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