Mare Monstrum di Legambiente. Campania maglia nera per il cemento illegale

Mare Monstrum di Legambiente. Campania maglia nera per il cemento illegale

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L’indagine di Legambiente tiene conto di sequestri e denunce e quindi dell’attivismo delle Procure

 

NAPOLI. Un muro di calcestruzzo di 10 metri quadrati con gradini laterali sull’arenile demaniale, un terrazzo pavimentato con calcestruzzo di 52 metri quadrati, un cunicolo ricavato in un’area già sequestrata ed adibito a vano per una cella frigo. Cronache di abusi edilizi a pochi passi dal mare, in questo caso quello dei Maronti, sull’isola di Ischia, dove ieri i carabinieri hanno messo i sigilli ad un noto ristorante. Un episodio tra i molti che si verificano ogni anno lungo le coste della Campania, le quali sono ancora assediate dal cemento.

Lo racconta bene il rapporto Mare Monstrum di Legambiente – anticipazione del dossier sul ciclo illegale del cemento che sarà reso noto il 5 settembre, anniversario dell’omicidio del sindaco pescatore Angelo Vassallo – che è stato presentato ieri e che fa riferimento al 2023. Una indagine che tiene conto di sequestri e denunce e i risultati della quale possono essere influenzati dall’eventuale maggiore attivismo di Procure e forze dell’ordine nell’una o nell’altra regione, il quale assegna alla Campania la maglia nera in Italia. «Nel 2023 – informa Legambiente – nella regione sono stati 1.531 (+21% rispetto al 2022) i reati legati al cemento illegale lungo le coste accertati dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto. Il 14,9% del totale nazionale, con 1.710 persone denunciate (+18,6%) e 332 sequestri penali (+18%)». Puglia (1.442 reati, il 14,1% del totale nazionale), Sicilia (1.180 reati, 11,5%) e Calabria (1.046 reati, il 10,2% del totale) seguono nella classifica dell’assalto alle coste.

Nei centri costieri campani, dove il valore a metro quadro degli appartamenti è molto più alto che nell’entroterra, l’abusivismo edilizio oggetto di ordinanze di demolizione comunali è sei volte superiore rispetto a quello del resto del territorio. Poche quelle eseguite, peraltro. «Abbiamo inviato questionari alle amministrazioni comunali – premette Enrico Fontana, il curatore di Mare Monstrum che dirige l’Osservatorio sulla Legalità di Legambiente – per ottenere i dati delle ordinanze portate a compimento tra il 2004 e il 2022. In Campania hanno risposto 110 Comuni su 550. Emerge che sono state eseguite 3.107 ordinanze su 23.635. Il 13,1%».

Hanno fornito dati a Legambiente anche 4 Comuni di Capri e Ischia. Sull’isola verde sono state eseguite 175 ordinanze di demolizione su 1274. Numeri – va precisato – al netto delle demolizioni che derivano da sentenze di condanna passate in giudicato e che sono gestite dalle Procure, le quali negli ultimi anni tra molte difficoltà, anche economiche, in Campania stanno cercando di dare seguito agli abbattimenti del cemento illegale.

L’abusivismo edilizio, peraltro, in Campania come altrove non è certamente un fenomeno che appartiene al passato e che va a scomparire. «Nel 2022 – ricorda Fontana – nel rapporto sul benessere equo e sosenibile(Bes) l’Istat rilevava che per la prima volta dal 2004 il fenomeno in Italia era aumentato nella misura del 9,1%. Scriveva anche che al sud su 100 case costruite, 40 lo sono in maniera illegale». Gli annunci di condoni, di piccole e grandi sanatorie che ritornano periodicamente non fanno che peggiorare la situazione. «Ultimo esempio – dice il direttore dell’Osservatorio Legalità di Legambiente – è il decreto Salva Casa del governo Meloni. Prevede che le istanze di sanatoria siano approvate se i Comuni non rispondono entro 45 giorni. Ci si chiede quale amministrazione comunale oggi in Italia sia in grado di rispettare tali tempi».

* Fonte/autore: Fabrizio Geremicca, il manifesto

 



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