Irpef, stangata sui redditi-medio bassi tra figli e spese mediche anche 700 euro in più

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ROMA – Meno welfare. Saranno le famiglie, soprattutto quelle a reddito fisso, con figli a carico e a basso reddito, a pagare il conto più salato per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014. La manovra che oggi il Parlamento approverà  in via definitiva mette una seria ipoteca sul futuro del nostro sistema assistenziale. Di certo sarà  diverso. E potrebbe restringersi di molto se non sarà  varata la riforma fiscale.
I mercati e gli organismi europei hanno chiesto al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, di rendere più credibili e stringenti gli effetti della sua annunciata riforma del fisco. Così se la riforma, affidata a una delega, non andrà  in porto entro il 2013 scatterà  una vera mannaia (la cosiddetta “clausola di salvaguardia”) sulle agevolazioni fiscali: un taglio lineare, teoricamente indistinto, del 5 per cento su tutte le voci per il 2013 e un altro, questa volta del 20 per cento, per il 2014. Meno spese previste per 4 miliardi di euro il primo anno e per 20 miliardi il secondo. Da qui l’allarme che produce sul piano sociale la misura varata ieri per rafforzare la manovra. Ciascun contribuente rischia di perdere fino a 5-700 euro all’anno per minori detrazioni e deduzioni fiscali. Vuol dire sostanzialmente più Irpef. Più tasse per tutti. Sarà  lo stesso ministro dell’Economia a decidere quali voci eventualmente escludere dalla sforbiciata.
Ce ne sono 483 di agevolazioni fiscali. Ogni anno rappresentano un mancato gettito per le casse dello Stato di oltre 161 miliardi. È un pezzo significativo del nostro welfare state, dove sicuramente ci sono distorsioni, iniquità , sovrapposizioni e anche furbizie da disboscare. Ma un taglio lineare potrebbe significare per le famiglie più costi per l’istruzione dei figli, per gli asili, per le cure sanitarie e mediche, per le attività  sportive, per le assicurazioni e la previdenza integrativa, per l’affitto. E pure per le ristrutturazioni immobiliari. Meno trasferimenti al no profit. Una crepa profonda nel patto sociale. In più eliminare o attenuare il meccanismo delle agevolazioni fiscali potrebbe favorire il ricorso ai rapporti in nero, all’evasione e all’elusione fiscale. Perché se non si può detrarre una spesa si può avere meno interesse a farsi rilasciare la ricevuta fiscale. Ma c’è di più. C’è, per esempio, come ha detto ieri il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, il fatto che, «rispetto ai principali paesi europei, le famiglie italiane sono oggetto di ulteriori costi dovuti all’inefficienza del nostro sistema pubblico, che gli altri non subiscono». «Mi riferisco ai lunghissimi tempi di attesa per effettuare le visite specialistiche che costringono molte persone a rivolgersi alle strutture private, oppure all’inadeguatezza del nostro sistema di trasporto pubblico che spesso obbliga molti italiani, ad esempio per recarsi al lavoro, ad usare l’automobile privata». Per tutto questo il taglio alle agevolazioni inciderà  sulla vita reale delle persone. La Cgia ha elaborato un paio di simulazioni: gli effetti dei tagli su una famiglia con entrambi i genitori lavoratori, un figlio a carico e un reddito complessivo di quasi 35 mila euro; e su una famiglia monoreddito (40 mila) e due figli a carico. Nel primo caso la tassazione crescerà  di 168 euro nel 2013 e di ben 674 nel 2014; nel secondo di 149 euro nel primo anno e di 595 nel secondo. Si vede come un meccanismo di puri tagli lineari produce un effetto perverso danneggiando di più le famiglie a reddito basso, quelle che attualmente posso detrarre di più.
Il sistema delle agevolazioni costruito negli anni per stratificazione premia più le famiglie che le imprese. Dei 161 miliardi, 21,5 vanno all’area “famiglia sanità “, poco più del doppio di quanto previsto per le aziende almeno sul versante delle imposte dirette. E dalle famiglie, ipotizzando i tagli lineari rispettivamente del 5 e del 20 per cento, arriverà  nel 2013 un miliardo in più di tasse, cifra che salirà  a 4,2 miliardi nel 2014.


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