La rabbia di Napoli: «Facciamo da soli, il decreto non serve più»

Loading

NAPOLI.La conversione del decreto d’urgenza sui rifiuti campani, se mai arriverà , troverà  la situazione già  avviata a una soluzione. «Al punto in cui siamo, dopo la sentenza del Consiglio di Stato, il Dl è superato nei fatti – spiega Tommaso Sodano, vicesindaco partenopeo – Quello che avevo chiesto in commissione Ambiente era eliminare il meccanismo del nullaosta preventivo della regione che riceve i rifiuti, sostituendolo con una comunicazione che permetta di tenere sotto controllo quantità  e qualità  dei conferimenti. Una discussione ormai accademica perché Napoli sta facendo da sola». Insomma, sarebbe servito dare la possibilità  alle città  metropolitane di stringere accordi con un benestare successivo, di conformità  e regolarità , ma è evidente che da mesi non è più di rifiuti che si discute ma di affari per le imprese del nord, di mettere le mani sull’impiantistica da costruire, preferibilmente termovalorizzatori con pochi addetti e molti soldi dai Cip6.
Mentre a Roma si litiga, diventa più tiepida la solidarietà  della Liguria: «Il governo chiede di aiutare la Campania – la posizione del governatore Claudio Burlando – ma i suoi partiti locali dicono no. Accoglieremo una ridotta quantità , se avremo risposte positive per le due aziende liguri, ancora in credito per lavori eseguiti durante la prima emergenza, saliremo a 2-3 mila tonnellate». Tra le condizioni poste dalla Liguria anche la predisposizione di un piano campano per uno smaltimento autosufficiente e la solidarietà  delle altre regioni, per adesso si sono fatte avanti solo Toscana ed Emilia Romagna. A Palazzo San Giacomo allora si lavora per chiudere entro la settimana l’accordo con il paese estero, accordo che non ha bisogno del decreto legge in discussione. «De Magistris non è capace, ci devo pensare io» dichiarò il 22 giugno Berlusconi, è passato un mese e il governo non ha smosso un sacchetto. I rifiuti campani però sono serviti a far fare vetrina all’orgoglio padano. «Alla Lega – ribatte il sindaco partenopeo – ricordo che nel sud Italia, a Caserta, a Napoli in contrada Pisani nel quartiere Pianura, sono stati sversati da imprenditori criminali del nord rifiuti tossico-nocivi. Il partito di Bossi è stato anche responsabile degli anni di commissariamento e di emergenza ambientale». Dal comune raccontano di richieste da parte di amministratori e imprenditori settentrionali per smaltire i rifiuti napoletani, richieste bloccare dai veti di sapore elettorale.
La città  allora prova a fare da sé. Ieri de Magistris era nel carcere di Poggioreale, dove sono stipati quasi 2.800 persone, il doppio del previsto. Si è discusso del reinserimento dei detenuti che possono usufruire di premialità  nella manutenzione di parchi e giardini, ma anche di un protocollo per la differenziata nelle strutture detentive cittadine e persino di un sito di compostaggio. Perché per fare a meno del decreto c’è bisogno di liberare le strade con l’invio fuori dei sacchetti ma, soprattutto, di avviare la differenziata spinta. Per questo nell’incontro previsto per domani con il premier si discuterà  dello sblocco dei fondi Fas destinati alla Campania. Si vede l’uscita ma il percorso non è agevole. Tre giorni di sciopero degli addetti della Lavajet (la società  che lavora alla raccolta in subappalto per Asìa), rimasti senza quattordicesima, hanno rimesso in ginocchio il centro storico. Lunedì notte 22 roghi e, soprattutto, colline di rifiuti maleodoranti a corso Garibaldi, nelle vicinanze c’è un mercato del pesce, e alla Pignasecca. Ieri, a ridosso dell’ospedale Pellegrini, la strada era occupata da una montagna di immondizia che bloccava il traffico. L’intervento dell’Asìa ha permesso di liberare le vie in tarda mattinata ma il clima resta teso. «Ogni volta che la città  affonda – il commento del presidente di Asìa, Raphael Rossi – i dipendenti di Lavajet non aiutano». Duro anche il sindaco: «O tutti scendono per strada a lavorare, anche in condizioni difficili perché non sappiamo dove andare a sversare, o prenderemo decisioni drastiche, anche in quella direzione».


Related Articles

Granai a rischio, prezzi alle stelle così il clima ci cambia la vita

Loading

L’innalzamento della temperatura media è previsto in due o più gradi già  a partire dai prossimi anni. Subirà  gli effetti delle mutazioni tutta l’agricoltura: potrebbe ridursi di oltre il dieci per cento. Il periodo dell’abbondanza è ormai alla fine. Ci stiamo avviando a un’era di scarsità . Se un’ondata di calore colpisse Chicago ci sarebbe un’impennata dei prezzi fino al 300%

Autostrade, istruttoria dell’Anac, arriva la Guardia di finanza

Loading

 La Guardia di finanza nelle sedi di Genova, Roma e Firenze sequestra progetti e contratti. Raccolti tutti gli atti, la procura ascolterà Ferrazza e Brencich, ora nella commissione ministeriale. Si muove anche Cantone.

Il «bio» carburante fallisce il test

Loading

Due esperti dell’Università  Friedrich Schiller di Jena hanno condotto test di sostenibilità  sugli agrocarburanti europei di produzione locale, a base di olio di colza. Come leggiamo sul quotidiano Guardian, in otto test su dieci, il risparmio del 35% di gas serra sbandierato da Bruxelles rispetto ai concorrenti fossili non è affatto reale; in genere si sta sotto il 30%.

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment