Antitrust, i russi di Gazprom nel mirino di Bruxelles

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BRUXELLES — Riparte la «sfida del gas», cioè l’annosa guerriglia burocratico-giuridica fra la Ue e i colossi petroliferi sospettati di violare le norme della libera concorrenza, di edificare «cartelli» dei prezzi e imporre così forme di monopolio, in una parola di negare al consumatore l’accesso libero ed equo alla sicurezza energetica. Da ieri, ispezioni a sorpresa sono in corso negli uffici di diverse compagnie, in circa dieci Paesi dell’Europa centrale e orientale. Quali? La Commissione europea non tradisce il riserbo che, in questi casi, è quasi legge: «In previsione delle domande della stampa, possiamo confermare che oggi il nostro personale ha condotto ispezioni non preannunciate negli uffici di compagnie impegnate nella fornitura, trasmissione e stoccaggio del gas naturale in vari Stati membri…». Ma questa volta, ai margini dell’usata guerriglia c’è qualcosa in più: un altro comunicato, firmato dal gruppo Gazprom e punteggiato di nomi. Quasi una sorta di autodenuncia: «Si conferma che oggi, alcuni rappresentanti della Direzione Generale per la Concorrenza della Commissione europea hanno avviato alcune ispezioni presso gli uffici delle società  appartenenti al gruppo in vari Paesi europei, in particolare presso la Gazprom Germania in Germania e presso la Vemex s.r.o. in Repubblica Ceca».

Dunque è il colosso energetico del continente, il forziere di Putin e Medvedev, a ritrovarsi sotto i riflettori, probabilmente insieme con altri come la Eon: nei suoi, nei loro uffici, gli ispettori Ue cercano i documenti che possano comprovare il tentativo di forzare le regole del libero mercato. E l’azione di controllo sembra svolgersi più in profondità , rispetto ad altre «campagne» del passato: perché vengono controllate società  che commercializzano il gas nei vari Paesi, i fornitori diretti, i terminali del gigante più vicini al mercato e all’utenza.

Il dubbio, il motore dell’indagine, è quello di sempre: chi ha più gas e migliori condutture per distribuirlo, e un governo più potente per «promuoverlo», potrebbe plasmare i prezzi, gli snodi o le modalità  di accesso alla rete, e imporre più o meno amichevolmente questi fattori a tutto il mercato; la Ue tutto ciò non lo consente, almeno in via di principio, e procede con i suoi codici sotto il braccio. Anche perché sicurezza energetica significa sicurezza economica, e in certi casi anche politico-militare.

Non vi sono limiti di tempo prefissati per un’indagine così. Gazprom, e magari altre compagnie coinvolte, assicurano la massima collaborazione con la Ue. Ma gli interessi in gioco sono immensi. E la nube dei sospetti è pesante: «La Commissione sospetta comportamenti di esclusione come partizioni del mercato, ostacoli nell’accesso alla rete, barriere alla diversificazione delle forniture, e comportamenti di sfruttamento, per esempio negli eccessivi aumenti dei prezzi».


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