Unicef: diminuisce, ma non abbastanza, la mortalità  infantile

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“Purtroppo, questo tasso di progresso è ancora insufficiente a raggiungere l’Obiettivo di Sviluppo del Millennio n. 4, che prevede la riduzione di due terzi del tasso di mortalità  infantile sotto i 5 anni entro il 2015” – ha commentato l’Unicef.

Secondo il Rapporto 2011 sulla mortalità  infantile realizzato dall’IGME (il gruppo inter-agenzie delle Nazioni Unite per la stima della mortalità , guidato dall’UNICEF e dall’OMS, di cui fa parte la Banca Mondiale e la UN Population Division) dal titolo “Levels & Trends in Child Mortality” (Livelli e andamenti nella mortalità  infantile), nell’Africa Subsahariana, la regione con i più alti tassi al mondo, la velocità  del calo nel tasso di mortalità  infantile è in costante aumento: questo ritmo è raddoppiato, passando dall’1,2% l’anno nel periodo 1990-2000 al 2,4% l’anno nel periodo 2000-2010.

“La notizia che il tasso di mortalità  infantile nell’Africa sub-sahariana sta diminuendo due volte più velocemente rispetto a quanto accadeva dieci anni fa, dimostra che possiamo realizzare dei progressi anche nei luoghi più poveri” – ha commentato Anthony Lake, Direttore generale dell’UNICEF. “Concentrare maggiori investimenti sulle comunità  più svantaggiate ci aiuterà  a salvare più vite dei bambini, in modo più rapido e economico”.

Tra il 1990 e il 2010, il tasso di mortalità  sotto i 5 anni è diminuito di oltre un terzo, da 88 decessi ogni mille nati vivi a 57. “La riduzione della mortalità  infantile è legata a molti fattori, in particolare ad un maggiore accesso ai servizi sanitari in tutto il periodo neonatale. Così come la prevenzione e la cura delle malattie infantili, una migliore nutrizione, la copertura vaccinale, l’acqua e i servizi igienico-sanitari” – ha affermato Margaret Chan, Direttore generale dell’OMS. “Questa è la prova che investire nella salute dei bambini è denaro ben speso, e un segno che abbiamo bisogno di accelerare gli investimenti nei prossimi anni”.

 

Mortalità  sempre più concentrata nelle regioni povere

Secondo il rapporto, rispetto alla tendenza generale, si sono ottenuti progressi meno significativi per quanto concerne la mortalità  dei neonati e dei bambini più piccoli, che rimangono i più a rischio: infatti, oltre il 40% dei decessi dei bambini si verifica entro il primo mese di vita e oltre il 70% nel primo anno di vita.

I miglioramenti e i progressi sono incoraggianti – ma permangono gravi disuguaglianze. I più alti tassi di mortalità  infantile rimangono nell’Africa Subsahariana, dove 1 bambino su 8 muore prima dei cinque anni – un evento 17 volte più frequente rispetto alla media delle regioni sviluppate (1 su 143). L’Asia meridionale ha il secondo tasso più alto, con 1 bambino su 15 che muore prima dei 5 anni.

I decessi infantili sono sempre più concentrati nell’Africa Subsahariana e in Asia meridionale: nel 1990 in queste due regioni si concentrava il 69% dei decessi; nel 2010 questa proporzione è aumentata all’82%.

Nel 2010 circa la metà  dei decessi dei bambini sotto i cinque anni in tutto il mondo si è verificato in soli cinque paesi: India, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Pakistan e Cina.

Alcuni dei più importanti miglioramenti riguardano i paesi in cui i bambini sono più vulnerabili. Un esempio è il Niger, dove nel 1990 il tasso di mortalità  infantile era di 311 ogni mille nati vivi; nel 2010 è sceso a 143. Nel 2010 il Niger è stato uno dei cinque paesi che ha ottenuto i migliori risultati in termini di riduzione assoluta dei tassi di mortalità  infantile sotto i 5 anni, insieme al Malawi, alla Liberia, a Timor-Leste e alla Sierra Leone.

 

In Somalia il più alto tasso di mortalità  infantile al mondo

Colpita da un conflitto cronico e da una siccità  ricorrente, la Somalia ha ora il più alto tasso al mondo di mortalità  infantile sotto i 5 anni. Secondo il rapporto, in tutto il mondo “le morti evitabili di bambini piccoli sono scese dal 1990 del 35%; la Somalia, nel 2010, ha un tasso di mortalità  infantile pari a 180 decessi ogni 1.000 nati vivi, il più alto al mondo”. “Anche prima dell’attuale crisi, un bambino su sei moriva prima del quinto compleanno. Ora ci aspettiamo un numero di morti ancora maggiore” – ha denunciato Rozanne Chorlton, Rappresentante Unicef in Somalia. “Non c’e’ dubbio che per un bambino la Somalia è uno dei luoghi più difficili per sopravvivere”.

Una situazione che secondo Rozanne Chorlton dovrebbe peggiorare proprio in seguito all’attuale situazione della nazione africana. “In sei aree nel sud della Somalia – prosegue la rappresentante dell’Unicef – è stata dichiarata la carestia: Basso Shebele, Bakool meridionale, Shebele centrale, regione di Bay, corridoio di Afgoye e Mogadiscio. Nel centro e nel sud della Somalia, 750 mila persone sono a rischio imminente di morte e 1,5 milioni di bambini hanno bisogno di immediata assistenza umanitaria, di cui 336 mila bambini sotto i cinque anni affetti da malnutrizione acuta”.

Nei prossimi mesi, con l’inizio delle piogge, prosegue la Chorlton “il rischio di epidemie, come la malaria e la polmonite, è destinato a far aumentare ulteriormente la mortalità . Con uno stato di malnutrizione acuta, il rischio per un bambino di contrarre infezioni può aumentare fortemente e può portarlo alla morte”. “Per essere sicuri di salvare la vita dei bambini – conclude la rappresentante dell’Unicef – abbiamo bisogno di un serio investimento nel futuro della Somalia per fare in modo che una crisi come quella attuale non si ripeta mai più. Questo investimento deve iniziare dai bambini, che sono sempre i primi a soffrire durante i periodi di carestia e di crisi”.

 

Campagna “Vogliamo Zero”

In occasione della prima visita in Italia del Direttore generale dell’UNICEF Anthony Lake, il prossimo 28 settembre l’UNICEF Italia lancerà  a Roma – e con iniziative in contemporanea in altre città  – la campagna di sensibilizzazione e di raccolta fondi contro la mortalità  infantile “Vogliamo Zero”. Il Direttore generale commenterà  in quella occasione i nuovi dati sulla mortalità  infantile. [GB]


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