Tagliati 287 milioni all’agricoltura italiana

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ROMA – Meno risorse dall’Europa all’agricoltura italiana. La proposta di riforma per una nuova Pac – il piano di Politica agricola comune presentato ieri a Bruxelles – contiene una pillola avvelenata per l’Italia. Gli aiuti diretti europei per il periodo 2014-2020 all’agricoltura del nostro Paese, annuncia la Commissione Ue, saranno difatti sforbiciati del 6,9%. Quasi sette punti in sette anni, 287 milioni di euro in meno: dai 4,13 miliardi del 2013 ai 3,84 del 2020. «Una proposta insoddisfacente», per il ministro delle Politiche agricole Romano. Un taglio ingiustificato, pesante e che penalizza fortemente milioni di imprese agricole, replicano tutte le associazioni del settore. «Un grave danno, superiore a quanto prefigurato dal ministro», sottolinea il Pd.
Alla base dei sacrifici, la platea più ampia (il numero dei paesi membri passati da 15 a 27) su cui distribuire la torta dei fondi europei, ora pari a 55 miliardi annui (il 40% del bilancio Ue, lo 0,5% del Pil) e destinati negli anni a scendere. Di qui l’esigenza di un dimagrimento. La ratio dei tagli si basa sui contributi ora percepiti. Laddove questi superano il 90% della media europea, saranno limati, con gradualità , di un terzo. «Una riduzione proporzionale», l’ha definita ieri il commissario Dacian Ciolos. E’ il caso dell’Italia e dell’Olanda (-7% nei sette anni). Ma anche di Francia e Germania (-4%).
Non solo. Nel prossimo settennio – il periodo della nuova Pac – il criterio per calcolare gli aiuti, ora basato sulla produzione storica in almeno 13 paesi e parte del Regno Unito, sarà  progressivamente sostituito da un pagamento uniforme per ettaro, valido per tutti i paesi Ue, dai 150 a un massimo di 300 mila euro annui per azienda agricola – anche questa una novità  – e in via decrescente. Ovvero: più ettari coltivati, meno fondi. Sul punto è forte la critica italiana. «Non si possono dare gli stessi aiuti a tutti, senza tenere conto della diversità  e della qualità  della produzione», dice Franco Postorino, Confagricoltura. «Un criterio che non riconosce il valore e la ricchezza dell’agricoltura italiana, una vera assurdità », incalza Giuseppe Politi, presidente Cia (Confederazione italiana agricoltura).
A preoccupare gli operatori italiani è anche un’altra novità  introdotta nella proposta di Pac, che verrà  analizzata e di certo modificata nei prossimi 18 mesi, fino all’approvazione del Parlamento europeo e dei ministri nazionali entro il 2013. La novità  che fa discutere è il greening, ovvero la riserva di almeno il 30% degli aiuti Ue a quelle aziende «che attuano pratiche ecologiche, fra cui diversificazione delle colture, conservazione dei pascoli permanenti e salvaguardia delle aree naturali e del paesaggio». «Gli obblighi ecologici – dice il ministro Romano – comportano nuovi oneri per le imprese e un grande carico burocratico, senza comportare reali benefici per l’ambiente». «Non solo il 30, ma il 100%», invoca al contrario il Wwf che punta a una “Pac verde” e giudica la proposta europea come «molto debole».


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