Ma sulla previdenza l’esecutivo non arretra

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ROMA — Sull’obbligo del pareggio di bilancio la maggioranza supera il test di tenuta e con 464 voti favorevoli su 475 presenti la Camera licenzia il disegno di legge che riscrive l’articolo 81 della Costituzione come chiesto da tempo da Bruxelles. E si avvia a prepararsi per la maratona sui provvedimenti per la crescita e il risanamento che il governo Monti presenterà  nel Consiglio dei ministri di lunedì prossimo. Per il presidente del Senato Renato Schifani, «entro Natale l’esecutivo intende ottenere l’approvazione definitiva dell’intero pacchetto». E ha assicurato, dicendosi certo di parlare anche a nome del collega ala Camera Gianfranco Fini, «che il Parlamento saprà  fare la sua parte». Il via libera bulgaro a una legge che non vedeva tutti d’accordo ha indotto il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, a salutare l’evento con uno «chapeau alla Camera». Un chiaro messaggio all’Europa e ai mercati.
Sulla qualità  e il contenuto delle misure il premier Mario Monti da Bruxelles non è entrato nei dettagli ma il messaggio — «agire presto o ci saranno conseguenze» — spiega che la sua road map non prevederà  altri passaggi presso le segreterie dei partiti per entrare nei dettagli dei provvedimenti. Lo schema resta quello di cui da giorni si parla: reintroduzione di una sorta di Ici sulla prima casa, una patrimoniale leggera, un probabile ritocco dell’Iva e una serie di provvedimenti per rilanciare la crescita come una riduzione delle tasse sul lavoro agendo sull’Irap, liberalizzazioni e privatizzazioni. Secondo indiscrezioni il mix degli interventi potrebbe riguardare sempre la cifra di 20 miliardi di euro di cui 6 per lo sviluppo. Sulla riforma delle pensioni, nonostante la levata di scudi del sindacato, il governo non intende arretrare: nel pacchetto ci sarà  comunque un intervento di un certo peso sulla previdenza. Non per nulla si è partiti dai vitalizi dei parlamentari per dimostrare che non si intende fare sconti a nessuno.
Questo dossier è in mano al ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera, che ieri sera ha voluto incontrare in mondo informale i rappresentanti del mondo produttivo e ascoltare le loro proposte e suggerimenti. Per un’oretta sono andati da lui in via Vittorio Veneto il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, Giuseppe Mussari (Abi, banche), Luigi Marino (Cooperative), Ivan Malavasi (Rete Italia) e Fabio Cerchiai (Ania, assicurazioni). Oggi toccherà  alla Confcommercio. Le loro posizioni del resto sono già  state illustrate al governo Monti in una nota unitaria del 17 novembre scorso, nella quale si invitava il nuovo esecutivo a forti segni di discontinuità  per favorire l’imprenditorialità . Nel colloquio è stato affrontato anche il delicato tema della riforma del mercato del lavoro per aumentare la flessibilità  in uscita secondo lo schema del contratto unico previsto dal progetto Ichino e quello Boeri-Garibaldi. Così come la velocizzazione dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione i cui tempi medi sono scandalosamente fermi a 180 giorni, la liberalizzazione di alcuni servizi e la privatizzazione delle municipalizzate.
Ieri non è stata affrontata ma tra le iniziative per la crescita dovrebbe arrivare, in seconda battuta e su suggerimento del ministro dell’Ambiente Corrado Clini, una sorta di rielaborazione della legge Grenelle, introdotta un paio d’anni fa in Francia per ottenere la deroga da Bruxelles a tutti gli aiuti di Stato finalizzati alla green economy.
Rispetto alla versione presentata dall’ex governo Berlusconi, quella sul pareggio di bilancio in Costituzione aumenta i margini di ricorso all’indebitamento dello Stato introducendo il concetto delle «fasi avverse e fasi favorevoli del ciclo economico». Il Parlamento avrà  una certa discrezionalità  nello stabilire il rigore sull’equilibrio tra entrate e uscite. Prima che vada a regime ci vorrà  tuttavia del tempo. Il provvedimento approvato ieri prevede infatti un’altra novità : tramite una legge attuativa da varare entro il 28 febbraio del 2013 verrà  creato un apposito organismo di controllo, sul modello del Congressional budget office degli Usa.
Non tutti ieri sono stati contenti dell’ok alla legge sul pareggio di bilancio. La Corte dei Conti ha dovuto incassare un passaggio che abolisce il potere per i giudici contabili di «promuovere il giudizio di legittimità  costituzionale per violazione dell’obbligo di copertura finanziaria previsto dall’articolo 81». Per il segretario di Rifondazione Comunista-Federazione della Sinistra, Paolo Ferrero, si tratta di un vero e proprio «colpo di stato monetario presupposto di tutte le stangate».


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