Il rischio-Italia si sta riducendo spread sotto 400, giù i tassi dei Bot

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Nessuno per scaramanzia, suona ancora le fanfare. Ma il barometro del rischio-Italia, da una ventina di giorni, ha iniziato un passo alla volta a risalire verso il bel tempo. La strada è ancora lunga. I rischi – dal default della Grecia a una crisi politica della Ue o dell’Italia – restano alti. I numeri però hanno ripreso a sorridere al Belpaese: l’asta dei Bot semestrali di ieri è andata in porto a un tasso di 1,96%, il rendimento più basso da giugno e ben al di sotto del 3,25% del 28 dicembre. Non è stata l’unica buona notizia di giornata: il Btp decennale – che il 9 gennaio rendeva il 7,11% – è sceso al 5,82% con lo spread sui bund sceso sotto 400 rispetto ai 525 di tre settimane fa. In una ventina di giorni il calo dei rendimenti ha regalato al Tesoro un risparmio potenziale di 14 miliardi sugli interessi da pagare nel 2012 per finanziare il debito. La bocciatura di S&P non ha lasciato strascichi nemmeno in Borsa. Anzi. Piazza Affari – malgrado il meno 1% di ieri – ha guadagnato in 15 giorni il 10% circa. 

Un grazie alla Bce
Una rondine, specie a gennaio, non fa primavera. Ma anche tra gli operatori si è diffuso un timido ottimismo. I 489 miliardi girati dalla Bce alle banche a un tasso dell’1% (116 sono finiti agli istituti italiani) sono stati in parte usati per comperare titoli di stato, allentando la tensione sui rendimenti a breve. Non solo: «Da qualche giorno sono tornati gli acquisti da parte di investitori anglosassoni», assicura Gregorio De Felice, responsabile ufficio studi IntesaSanpaolo. Le prime mosse del governo Monti hanno consentito all’Italia di accorciare le distanze dalla Spagna nel derby mediterraneo dello spread. All’inizio dell’anno Roma doveva pagare al mercato l’1,91% di interessi più di Madrid pur di riuscire a collocare i suoi titoli decennali. Oggi siamo scesi a un più realistico 0,95%.

L’Everest di febbraio
L’esame di maturità  arriverà  a febbraio quando il Tesoro dovrà  collocare un’altra quarantina di miliardi di titoli tra cui alcune emissioni a lungo termine. «La vera sfida è riuscire a far scendere anche i tassi sui Btp a 10 anni», spiega De Felice. Obiettivo: riportare lo spread a quei 180 punti cui viaggiava nel novembre 2010. Un livello che renderebbe più semplice (e meno doloroso per gli italiani) riportare in equilibrio i conti tricolori. Doppiato lo scoglio di febbraio la navigazione dovrebbe essere più agevole per due motivi: la mole del debito da rifinanziare nel resto del 2012 è molto più contenuta (nei primi due mesi dell’anno l’Italia raccoglierà  più del 20% del suo fabbisogno annuale). Non solo: a fine febbraio è previsto un altro prestito illimitato al sistema bancario della Bce all’1% che potrebbe segnare la svolta definitiva verso la soluzione della crisi dell’euro.

Rebus Atene e Bruxelles
La prudenza però è d’obbligo. L’ottimismo rischia infatti di naufragare nel triangolo delle Bermude compreso tra Atene, Bruxelles e Roma. La Grecia sta trattando un accordo con i creditori privati sul debito per attivare 130 miliardi di aiuti. L’intesa è a un passo ma in caso di intoppi dell’ultima ora, un default ellenico non controllato potrebbe far saltare il banco. Gli operatori attendono segnali concreti anche dall’Eurogruppo di lunedì. Ma il braccio di ferro tra falchi – tedeschi in primis – e colombe rischia di partorire un nuovo rinvio sui fondi salva-Stati indigesto per spread e Borse. L’ultima incognita è la situazione politica in Italia. Quanto durerà  la luna di miele tra Mario Monti e la sua eterogenea maggioranza? Cosa potrebbe succedere se cadesse il governo? I mercati sperano di dover rispondere a questa domanda il più tardi possibile.


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