«Immobilizzata con le lenzuola» La Procura indaga sul Policlinico

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ROMA — Quattro giorni su una barella, tra epilessia e stati soporosi, con le braccia legate perché si strappava le flebo, in attesa di un ricovero. È la storia di Miriam, scoperta ieri alle 10 nel Pronto soccorso del Policlinico Umberto I da Domenico Gramazio (Pdl) e Ignazio Marino (Pd), senatori eletti nel Lazio, nel corso di un blitz nell’ospedale universitario più chiacchierato d’Italia. La visita arriva dopo che l’intero sistema dell’emergenza della Capitale è finito sotto inchiesta della magistratura: le indagini partono dopo che vengono pubblicate sui quotidiani le foto di 2 malati ai quali viene praticato il massaggio cardiaco per terra. La scena è immortalata nell’ospedale San Camillo. Ora i magistrati vogliono capire se i fondi per la sanità  siano stati usati correttamente anche per i servizi di emergenza.
Nell’Umberto I la malata, Miriam, 53 anni, soffre del morbo di Alzheimer: i parlamentari, però, denunciano che la donna, ammassata in una stanza insieme a molti altri pazienti, «è in coma dopo un trauma cranico, legata alla barella con delle lenzuola e senza nutrizione da 4 giorni». «La situazione è intollerabile, totalmente indecente», tuonano i due senatori turbati. La notizia scoppia come una bomba: Antonio Capparelli, direttore generale del Policlinico, rimane incredulo. Ha accompagnato i parlamentari nel loro blitz (effettuato ieri anche nei pronto soccorso degli ospedali romani San Camillo e San Giovanni, entrambi molto affollati) e non si è accorto del caso che all’inizio appare scandaloso. Il manager chiede immediate spiegazioni ai responsabili del Dipartimento di emergenza (Dea). La replica è perentoria: «Capita spesso per la cronica mancanza di posti letto», si giustifica il direttore del Dea, Claudio Modini, mentre anche questo caso finisce al vaglio della procura di Roma. E dal ministero della Salute Renato Balduzzi alle 5 di pomeriggio invia d’urgenza gli ispettori nel nosocomio, bollando il caso come «ingiustificabile».
Miriam è ricoverata dal 17 febbraio in quella che il personale chiama «la piazzetta», una sala all’interno del pronto soccorso nella quale dovrebbero transitare i pazienti in attesa di ricovero, attesa che in casi di sovraffollamento può durare giorni, anche sei o sette. Nella piazzetta ieri alle 4 di pomeriggio ci sono 14 barelle: anziani e giovani, uomini e donne insieme, affiancati come barche in un porto infernale, tra chi respira con la mascherina dell’ossigeno e chi ha una gamba rotta per un incidente in motorino. 
Miriam da giorni non riesce a deglutire a causa dell’Alzheimer: è molto debole. «In 4 giorni è stata visitata 7 volte da specialisti di diverse branche — precisa Giuliano Bertazzoni, responsabile del Pronto soccorso medico dell’Umberto I —. Le abbiamo fatto due Tac cerebrali, un’ecografia, trasfusioni e 4 volte l’analisi del sangue. Non poteva essere alimentata normalmente perché ha avuto alcune crisi convulsive e attacchi di epilessia, ma l’abbiamo nutrita con le flebo». Perché la paziente era legata? «Visto che più volte si è strappata i tubi dalle braccia, non era lucida e rischiava di cadere dalla barella — risponde Bertazzoni — l’abbiamo “assicurata” con i lenzuoli intorno alle braccia a norma di legge, dopo avere chiesto il permesso ai familiari, come dimostra la cartella clinica. Lo scriva: i pronto soccorso sono al collasso per colpa dei tagli ai posti letto».
Dopo l’inattesa visita dei senatori, però, in meno di un’ora, salta fuori un letto per Miriam nel reparto di neurologia «B». Rimane il pazzesco sovraffollamento del pronto soccorso: e a testimoniarlo, due ore dopo, ci sono, come mostra il computer aggiornato in tempo reale, i 44 malati in attesa di un ricovero, accampati su barelle e sedie, tra corridoi e sale al piano terra del Dipartimento di emergenza.
Anche Renata Polverini, presidente della Regione Lazio, è convinta che Miriam sia stata «gestita correttamente» e invita i cittadini «a fidarsi della sanità  pubblica e soprattutto di tutto il personale altamente qualificato, medico e non medico». Ma Leoluca Orlando, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari, commenta: «La situazione è drammatica nel Lazio e nelle altre regioni sottoposte a piano di rientro dal deficit. Perciò bisogna tutelare il diritto alla salute: troppo spesso, per far quadrare i conti, si effettuano tagli in termini di personale e posti letto».


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