Il ritorno dei socialisti: 17 anni dopo

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PARIGI — Nicolas Sarkozy abbandona l’Eliseo con un grande discorso e un sorriso triste sulle labbra, il nuovo presidente Franà§ois Hollande prende su di sé il potere supremo con aria grave e parole concrete, prive di lirismo, adatte alla circostanza: il difficile viene adesso. Dopo oltre un anno di campagna elettorale, il socialista riporta lagauche all’Eliseo per la prima volta dal 1995 (fine dell’era Mitterrand). «Se non torniamo al potere si porrà  la questione della stessa esistenza della sinistra», diceva solo qualche mese fa Hollande che oggi — con il 51,7% dei voti — non solo conquista la presidenza francese, ma raccoglie su di sé le speranza di molti europei. 
«Porteremo il cambiamento in Europa, l’austerità  non è una fatalità », ha detto Hollande nel primo discorso da presidente a Tulle, in Corrèze, la sua circoscrizione elettorale. A Parigi, la segretaria del partito socialista Martine Aubry si è affacciata dalla sede del partito per salutare la folla accompagnata dal premier belga Elio Di Rupo, e Hollande ha dichiarato che avrebbe parlato per prima cosa con «gli amici tedeschi» per rassicurarli del legame con la Francia e convincerli della necessità  di rifondare la politica europea di uscita dalla crisi. I primi atti anche simbolici della presidenza Hollande sono chiari: finito Merkozy, si tratta di «dare un nuovo inizio all’Europa».
In un discorso emozionante, pochi minuti prima Nicolas Sarkozy aveva fatto appello ai suoi elettori perché unissero gli sforzi con gli avversari «per il bene superiore della Francia». Il compito che attende Hollande è notevole: l’economia francese è sotto la minaccia di una nuova degradazione del rating da parte di Moody’s, e allo stesso tempo il nuovo presidente dovrà  dare seguito alla sua promessa di aggiungere un capitolo «crescita» al trattato di stabilità  europeo, in vista del vertice di Bruxelles di fine giugno. 
Hollande ha tempi strettissimi per la formazione del governo, perché gli impegni esterni lo attendono: il vertice Nato a Chicago e il G8 a Camp David a fine maggio, e il G20 in Messico a giugno. Sarà  il debutto sulla scena internazionale di un presidente a lungo accusato di non avere esperienza con i capi di Stato. Ma da settimane la sua équipe, in previsione della vittoria, aveva cominciato a lavorare con i partner stranieri, soprattutto a Bruxelles. 
Il nuovo presidente dovrà  scegliere per prima cosa il capo del governo: Martine Aubry probabilmente, o il direttore di campagna Manuel Valls. Michel Sapin, responsabile del programma presidenziale, amico da 35 anni e braccio destro del presidente, potrebbe essere chiamato a fare valere la sua competenza economica alle Finanze, il ministero chiave in questo momento, mentre Laurent Fabius, che sotto Mitterrand fu il più giovane primo ministro della V Repubblica, potrebbe diventare ministro degli Esteri. 
L’agenda politica di Hollande è già  definita: le prime due azioni simboliche saranno la presa di contatto con la cancelliera tedesca Merkel, e la riduzione del 30 per cento del compenso per presidente e ministri. Poi, aumento del 25% degli aiuti alle famiglie per le spese scolastiche, blocco per tre mesi dei prezzi del carburante, sgravi fiscali per garantire ai giovani l’accesso all’alloggio e, soprattutto, la rinegoziazione del trattato europeo di stabilità .


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