Nel 2011 rimpatriati la metà  degli oltre 7 mila stranieri trattenuti nei Cie

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ROMA – I Cie non funzionano: di tutti gli stranieri trattenuti nel 2011 sono stati rimpatriati sono la metà , ma contribuiscono a stigmatizzare il migrante e ad associare criminalità  e migrazione. A sostenerlo è Medici per i diritti umani (Medu) in una breve analisi dei dati relativi allo scorso anno sui Centri di identificazione ed espulsione pubblicata questa mattina.
Nel 2011, secondo quanto riportano i dati del dipartimento di Pubblica sicurezza del ministero dell’Interno, sono stati 7.735 (6.832 uomini e 903 donne) i migranti trattenuti nei 151 centri di identificazione ed espulsione operativi in Italia. Di questi solo la metà  (3.880) sono stati effettivamente rimpatriati con un tasso di efficacia (rimpatriati su trattenuti) del 50,16%, un dato che non è lo stesso per tutti i centri: dal Cie di Modena sono stati rimpatriati il 68% dei trattenuti, mentre da Brindisi appena il 30%.

“I dati del 2011 confermano il sostanziale fallimento dei Cie nel conseguimento dei loro scopi dichiarati – spiega il documento -, ossia l’identificazione e l’effettiva espulsione dei migranti in condizione d’irregolarità ”. Se si considera poi “il rapporto tra il numero degli stranieri rimpatriati attraverso i Cie e il numero di stranieri in condizioni di irregolarità  presenti in Italia (443mila secondo le stime dell’Ismu al primo gennaio 2011) – si legge nel documento – appare evidente come lo strumento della detenzione amministrativa si confermi nei fatti uno strumento sostanzialmente irrilevante e scarsamente efficace nel contrasto dell’immigrazione irregolare”. Secondo Medu, quindi, “risulta evidente che l’istituzione Cie, oltre a dimostrasi del tutto inadeguata a garantire la dignità  e i diritti fondamentali della persona, contribuisce a stigmatizzare il migrante veicolando all’opinione pubblica il deplorevole e fuorviante messaggio dell’ associazione tra criminalità  e migrazione”.

Rispetto al 2010, gli stranieri trattenuti all’interno dei Cie sono aumentati di circa 700 unità , ma confrontando i dati con il 2008 e il 2009, il dato dello scorso anno è più basso. Nel 2008 i trattenuti erano 10.539, di cui 4.320 i rimpatriati, mentre nel 2009 i trattenuti erano 10.913 e 4.152 i rimpatriati. Nel 2010 si è registrato un calo degli stranieri condotti nei Cie, con 7.039 migranti trattenuti, mentre il dato dei rimpatriati è calato di poco con 3.399 stranieri rimpatriati. Secondo Medu, l’estensione della durata massima del trattenimento da 6 a 18 mesi ha portato risultati modesti. Il dato assoluto dei rimpatri del 2011, infatti, è minore rispetto a quello registrato nel 2008 (anno in cui i termini massimi di trattenimento erano ancora di 60 giorni prima di essere prolungati a 6 mesi nell’agosto 2009 e successivamente a diciotto mesi nel 2011), ma se si mette in relazione il numero dei rimpatri con quello dei trattenuti, le percentuali sono più alte negli ultimi due anni (2010 e 2011), rispetto al 2008 e 2009. Tuttavia, secondo Medu, “i discutibili benefici in termini di maggior capacità  di rimpatrio prodotti dalle estensioni dei tempi massimi di trattenimento, non sembrano giustificare in alcun modo gli alti costi in termini di deterioramento delle condizioni di vita all’interno dei centri e di ulteriore erosione dei diritti fondamentali degli stranieri internati”.

A conferma dell’aggravarsi del “clima di tensione e la conflittualità  all’interno dei centri”, la serie “senza precedenti” di rivolte e fughe verificatesi nel 2011. “A riscontro di questa situazione vi è il dato dei trattenuti allontanatisi arbitrariamente da queste strutture (il 10% del totale dei trattenuti) che risulta più che raddoppiato rispetto all’anno precedente: 787 nel 2011 rispetto ai 321 del 2010. Le strutture dove si sono verificate le fughe più consistenti sono state nell’ordine: Ponte Galeria a Roma (245), Brindisi (133) e Trapani Kinisia (113 i migranti allontanatisi che rappresentano in questo caso l’80% del totale dei trattenuti)”. Alla luce dei dati del 2011, spiega Medu, è “necessario l’abbandono dell’attuale sistema di detenzione amministrativa nell’ambito di una sostanziale revisione del Testo Unico sull’immigrazione improntata a una prospettiva di apertura e reale integrazione. Una riforma che, a partire da una diversa disciplina degli ingressi, renda dunque possibili strategie di gestione dell’immigrazione irregolare più razionali e rispettose dei diritti fondamentali della persona. Dei Cie si può e si deve fare a meno”. (ga)

 

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