Fiat, scontro con i sindacati in Serbia

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TORINO — La protesta delle 2.500 tute blu che producono la 500L ha ottenuto un primo, parziale, risultato sul salario ma per ora non ha avuto effetti sul tema cruciale dell’orario di lavoro. La Fiat ha riconosciuto ieri un aumento salariale del 13 per cento. Non una gran cifra se si considera che, a seconda dell’inquadramento, gli operai di Kragujevac — lo stabilimento serbo che realizza l’utilitaria — guadagnano tra i 260 e i 300 euro al mese. L’aumento salariale concesso ieri sarebbe dunque inferiore ai 40 euro mensili, una somma comunque significativa rispetto al livello medio dei salari serbi che è intorno ai 350 euro netti. L’accordo sulla parte salariale prevede anche il pagamento della tredicesima mensilità  e di una una tantum di 350 euro che verrà  pagata in due tranches.
Continua invece il braccio di ferro sugli orari di lavoro, proprio su uno dei punti che avevano diviso Fiat e sindacati in occasione del referendum di Mirafiori. Nel luglio scorso, all’avvio della produzione della 500L, i sindacati serbi avevano accettato in via sperimentale per sei mesi un sistema di orario che prevede quattro giorni di lavoro a 10 ore e tre giorni di pausa. In questo modo l’azienda può fermare gli impianti ed effettuare le manutenzioni nel corso della settimana e non durante il week-end quando i salari sono più alti. Ma la turnazione che prevede 10 ore di lavoro è contestata dai sindacati di Belgrado: «E’ un ritmo massacrante anche perché, al termine dei quattro giorni di lavoro ordinario può accadere che l’azienda pretenda anche lo straordinario». Le tute blu serbe chiedono semplicemente che la sperimentazione sia considerata fallita e che si torni all’orario di lavoro di 8 ore al giorno per cinque giorni alla settimana.
L’orario con i turni di dieci ore era stato chiesto dalla Fiat anche nel contestato accordo di Mirafiori, quello che divise i sindacati e che venne approvato da un referendum con il decisivo «sì» degli impiegati. Già  allora non erano mancate le obiezioni proprio perché si temeva quel che si sta verificando in Serbia, l’aggiunta di ulteriori giornate di lavoro straordinario ai quattro giorni di lavoro per dieci ore. Da tempo comunque il problema a Mirafiori non si pone: in attesa dell’arrivo dei nuovi modelli da produrre, nello stabilimento torinese oggi si lavora otto ore al giorno per tre giorni al mese. L’orario di 10 ore per quattro giorni è invece adottato negli stabilimenti americani come Toledo, in Ohio, dove si produce la Jeep Wrangler. Qui viene considerato vantaggioso dai dipendenti perché l’assenza di una efficiente rete di trasporto pubblico e la distanza spesso considerevole tra le abitazioni e la fabbrica, rende convieniente risparmiare sulle spese di viaggio concentrando il lavoro in quattro giorni. La protesta serba e le stesse polemiche in Italia dimostrano che non è possibile uniformare l’intero sistema produttivo di Fiat Chrysler sui parametri che funzionano in Usa. Per questa ragione è probabile che entro gennaio, quando scadrà  la sperimentazione, anche a Kragujievac la Fiat accetterà  di tornare alle tradizionali 8 ore lavorative per cinque giorni.
Ore di tensione invece a Pomigliano, tornato epicentro della protesta italiane contro il Lingotto per la decisione della Fiat di licenziare 19 dipendenti. Ieri mattina un corteo organizzato da Cobas e centro sociali ha lanciato uova di vernice contro le sedi della Uil e del Banco di Napoli. Gli organizzatori
hanno anche tentato di bloccare la vicina autostrada ma sono stati dissuasi dalla polizia. E il crescere della tensione ha indotto Pierluigi Bersani a chiedere che il premier Monti convochi Sergio Marchionne.


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