Cina, il nuovo Timoniere viaggia sulle orme di Deng

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PECHINO — Occorre un po’ di tempo per plasmare mitologie. Un canovaccio già  pronto però funziona benissimo, e Xi Jinping è andato a colpo sicuro. Se all’inizio del 1992 Deng Xiaoping compì un «viaggio a Sud» per rilanciare «le riforme e l’apertura» che lui stesso aveva varato nel dicembre 1978 e che il massacro della Tienanmen nel 1989 aveva inceppato, anche il neosegretario del Partito comunista ha scelto il Guangdong per il suo primo viaggio fuori da Pechino. È la regione che nel 1980 vide la nascita della prima «Zona economica speciale» e infatti Xi si è recato a Shenzhen, il villaggio vicino a Hong Kong ora metropoli simbolo del boom cinese. L’epicentro di quella «fabbrica del mondo» che tuttavia comincia a battere in testa.
La missione era stata annunciata venerdì soltanto da giornali cinesi pubblicati all’estero e dalla stampa di Hong Kong. Una prudenza praticata fino a oggi, quando anche i media ufficiali hanno riferito del nuovo «viaggio a Sud». Di Xi sono state riportate alcune battute: «Bene ha fatto il Comitato centrale del Partito a condurre riforme e apertura, continueremo su questa strada che rende il Paese più forte e il suo popolo più ricco, e faremo progressi ulteriori» (sul Quotidiano di Nanchino); e: «Il governo vuole seriamente studiare le questioni che s’impongono e vuole perfezionare l’economia di mercato», questo «rafforzando lo stato di diritto» (Xinhua).
Non tutto è filato liscio. La polizia è intervenuta venerdì contro una protesta organizzata da circa 3 mila operai dell’Huacai Printing and Packaging Plant, senza effetti sulla visita di Xi ma con arresti e manganellate riferiti da testimoni oculari al South China Morning Post. Tuttavia l’operazione-Shenzhen è servita a oliare i meccanismi della comunicazione. Il segretario, accompagnato dalla moglie e dalla figlia, ha raggiunto la statua di Deng sulla collina di Lianhua, dove si è inchinato tre volte, ha deposto un mazzo di fiori e ha piantato un albero. Nel programma del leader, che ha toccato tra l’altro Zhuhai, erano incluse una sosta dalla madre Qi Xin e una al quartier generale del colosso web Tencent che avrebbe fornito alla famiglia un account sul microblog QQ. Le immagini restituiscono un Xi Jinping in giacca e gilet scuri ma senza cravatta. Casual pure i funzionari al seguito.
Oscurati i leader uscenti Hu Jintao e Wen Jiabao, comunque presidente e premier fino a marzo, l’offensiva di pubbliche relazioni è vasta. Un giornale ha ripubblicato un editoriale di vent’anni fa, il Quotidiano del Popolo ha piazzato in prima pagina le istruzioni di Xi sulla scrittura dei burocrati, altrove sono stati ripercorsi gli eccessi patiti da Chongqing a causa del «neomaoista» Bo Xilai (espulso dal Partito e in attesa di processo), mentre proprio in Guangdong affiorano progetti pilota per obbligare i funzionari a rivelare i loro patrimoni. Analisti e accademici hanno tracciato paralleli espliciti tra il 1992 e il 2012, tra Deng e Xi. I certosini della propaganda, che su Internet hanno riammesso le ricerche relative ai nomi dei nuovi leader, dovranno comunque lavorare parecchio: l’inflazione è risalita in novembre al 2,1% (era 1,7% in ottobre), un istituto affiliato alla banca centrale ha stimato la disoccupazione urbana nel luglio scorso all’8,05% (quasi il doppio delle stime ufficiali) mentre il coefficiente Gini del 2010 sarebbe allo 0,61, dato che indica un allargarsi della disuguaglianza fra ricchi e poveri. Il viaggio a Sud, da solo, non basta.
Marco Del Corona


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